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VIAGGI
D5 AMERIGO VESPUGCI
CON LA VITA, L'ELOGIO E LA DISSERTAZIONE GIUSTIFICATIVA DI QUESTO CELEBRE NAVIGATORE
DEL PADRE
STANISLAO CANOVAI
DELLE SCUOLE PIE
PUBBLICO PROFESSORE DI MATEMATICA OPERA POSTUMA
FIRENZE 1817.
PRESSO CIOVACCHINO PACCHI
Con Approvazione.
AVVISO
DELL' EDITORE
E.
Isce finalmente alla luce quest'Ope- ra da sì gran tempo desiderata; ultimo par- to dell'erudita ed eloquentissima penna del tanto celebre Padre Canovai delle Scuole Pie. Il dotto ed instancabile autore vi consacrò i periodi estremi della sua vita, con l'idea di riunire e collegare in un sol corpo quanto di nuovo, di recondito e di convincente aveva in molti e molti anni industriosamente raccolto intorno ad' un temasi per lui favorito, enei quale per tante sì strepitose e sempre rinascenti con- troversie si era di oran lunoa reso esercita-' to ed esperto. E^ià aveva Egli condotto al pieno suo termine questo suo importante lavoro, già ne aveva fatta in private adu- nanze la lettura agli amici, «.nà si dispo- neva a pubblicarlo , quando fatalmente e a gran perdita delle lettere non meno clic delle scienze venne da immatura e lacri- mevol morte rapito. Consapevoli i di lui Colleghi del le sue estreme determinazioni, e desiderosi di tosto assicurare al di lui chiaro nome quel nuovo lustro che ridon-
dar gli poteva da tanto insigne fatica, ben volentieri annuirono alle mie istanze di affidarmi la cura di quest'Edizione. E que- sta per verità sarebbe ormai da gran tem- po ultimata, se non si fossero opposti osta- coli in «ran numero e di urgente rilievo: nati specialmente dalla frequente neces- sità di dovere dare la più giusta e più con- veniente interpeti azione ai passi oscuri del manoscritto, e d alla diligente premura che lio voluto prendermi di collazionar fe- delmente le citazioni .quelle almeno die più supponevo interessare il principale scopo dell'Opera. Tutto essendo adunque o«;«;i compiuto , l'opera comparisce ; e sic- come è doviziosamente provvista di reali intrinsechi e veramente sommi pregi > 00SI nutrir posso la più fondata speranza che il colto pubblico non mancherà di aggra- dirla ; e per quanto accidentalmente ri- tardata , mai però giungerà inopportuna .
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Al CORTESI LETTORI
STANISLAO CANOVAI D E L L B SCUOLE PIE.
Unno
ormai presso a 70 anni da che venne alla luce un Libro intitolato „ Vita e Lettere d' A- m erigo Vespacci 9 Gentiluomo Fiorentino, raccol- te ed illustrate dall' Abate Angelo Maria Banili- ?ii . 4°- Firenze 174^ 99 : Opera iodevolissima , per la «rari ragione almeno s che ai prevenne in tal Spai- la V infortunio pur troppo ordinario di sentire un gior- no irreparabilmente perdute le Memorie del famo- so Navigator Fiorentino, consegnate attora a Mano- scritti vecchissimi, ed a rarissime e quasi lacere Stam- pi'. Così fosse stato il Bandini più regolare nel dise- gno di quella Vita , e più diligente nella Riprodu- zione di quelle Lettere !
Comincia la Vita alle pagine XXIV, essendo impiegate 1' antecedenti a rilevar 1' origine e gli Uomini insigni della Famiglia Vespucci . Narrala, quindi la nascita e 1' educazion d'Amerigo, si par- la dei suoi Viaggi , del Personaggio a cui ne in- dirizzò la notizia, dell'incombenze che l'occuparo- no dopo le sue corse all'una ed all' altra America,
3
del tempo della sua morte ; e eon una brevissimi» apologia «Ielle Scoperte che <jli si contrastati tuttora , e col ragguaglio dei suoi Ritraiti e degli Autori che lo rammentano, si mette fine al Eacconto . Questi argomenti s spesso anche interrotti da vari e poco im- portanti episodi mancano per lo più d'ogni ragion sufficiente che renda sicure o alrnen probabili le as- serzioni avanzate ; poiché riguardo ai fatti che po- trebbero interessar chi le<rge , o non si apporta au- torità di Scrittoi' conosciuto, o lo Scrittore si nomi- na solamente senza additarne l'Opera e i Luoghi . Son presi i Viaggi in parte da un Codice della celebre Biblioteca Riccardiana , ove trovasi la prima Lettera a Lorenzo dei Medici ; in parte da un anti- co Libretto di 16 Carte > ove senza anno e senza luo-, go di stampa. , riportasi in quattro Viaggi la Lede- rà a Piero Soderini j ed in parte dal Ramusio, che. nel Tomo 1 della sua Raccolta , oltre i due Viaggi del Vespucci in servigio del Portogallo (1 ) , ripror
(l) Gli Avversar] in un luogo scrivon così: le Rela- zioni del Vespucci pubblicate, dal Ramusio . . . sono rico- nosciute come tutt-^ alterate e corrotte, anche dal Bandirli Pat. del Col. p. 157, perchè, secondo il Bandini medesi- mo volle il Ramusio ridurle nella pura Toscana favella\ ragione, che non corrompendole sicuramente, fu peral- tro con franchezza soppressa dagli Avversar] , cui non fa- ceva ella buon giuoco, e rinunziarono anche a taluno dei disinvolti eccetera che poi rinfacciano ad un Amico Os- servatore .
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dure anche la sua seconda Lettela al Merlici . Tut- to lu scrupolosa mente copialo quasi Testo infallibi- le, fino agli errori più manifesti; ed altri sbagli vi seminò 1' Amanuense , specialmente nei nomi , nei numeri , e dovunque il Manoscritto o la Stampa era- no in cattivo stato 0 difficili a rilevarsi .
La prima Lettera al Medici è scritta in vecchio carattere , e fu creduta originale , benché per diver- ge ragioni a che qui non servono, possa almen dubi- tarsene. Si trova la Lettera stessa in altro Codice d«'lla medesima Riccardiana \ in carattere assai peg- giore -, e fi jrse di questo secondo monumento non eb- be cognizione il Bandini .
Jl Libretto di 16 Carte , ove sotto il Frontespi- zio è scritto a mano ., Baccii Valorii xtjjjulqi „ ( ond io lo chiamo 1' Edizion del Valori ) appartiene in oggi al 9ig. M. Gino Capponi } grande Amatore studio- sissimo di buoni Libri; e questa Edizione di stam- pa assai chiara 3 offre in varj luoghi delie scorrezio-
In altro luogo ci dicono per 1' opposto : concordan- do tutte queste date degli ultimi Viaggi del Vespucci con quelle del Bandini , «0/2 si può dire che il Rai7iusio li abbia ricavati da originali corrotti e guasti. Rag. p. 42. Lascian- do da parte la palese contradizione a quanto or ora ho notato qui sopra , osservo che per loro gli originali non 9on dunque corrotti e guasti quando a Baja si sostituisce Badia , Besechicce a Besenaghe , Occidente ad Oriente 5 Antartico ad Artico , 6j a 9;, 33 gradi a 3 gradi ec. : basta che le date concordino. Quali assiomi di Critica!
ni eviranti : il tempo ? , se pur non mi incanno , il fuoco le lia fatti dei notabili danni al margine di molte pagine .
Finalmente il Testo del Ramusio 9 rome più re- cente , conserva , benché spogliata dei soliti Spagno- lismi, bastantemente, esatta la seconda Lettera a-1 siedici , e non ebbe il Copiata ad affaticarsi se non per trascriverla . L'Illustrazioni che a queste Lette- re Vespueriane fece allora il Bandini , contendono delle autorità parallele e talvolta anche contrarie , d'altri Viaggiatori; qualche interpetrazione di po- che Voci Spaglinole, benché tutte quasi ne abbisognas- sero; qualche perifrasi del Ramusio in Luoghi alquan- to oscuri; e qualche spiegazione sua propria , che non ha sempre tutto il merito della giustezza . Ciò non ostante, se 1' eseeuzion dell'Opera esige indulgenza o compatimento, l'averla ideata non anderà tra le cortesi Parsone senza il dovuto applauso: Bandini il primo, e p^r quanto io sappia, l'unico trai Toscani, apri la strada a chi volesse con miglior fortuna se- guirlo ; e non pare che Robertson abbia fatto uso del consueto suo stile , quando giunse a denigrarne il can- dore e a chiamarne cieco lo zelo ; tratto oltraggioso, che non mancò di fjualche imitatore.
Ma venuti meno trli esemplari di questo Libro, le ragioni finora addotte mi persuasero piuttosto a ri- fonderlo che a ristamparlo . Senza rinunziare ai fat- ti che il Bandini ci somministra ( dei quali però la-
5 scio pressi di lui tutta la fede ) ho creduto che le Lettere del Vespucci , le note all' Elogio che irli fu decretato, e la Dissertazione che lo giustifica, po- tessero offerirmene molti altri meglio stabiliti e più convenevoli a 11* argomento . Ho dunque compilata una breve Istoria del Navigator Fiorentino , la qua- le, se pure abbia il solo merito di qualche ordine e di qualche istruzione, avrà due cose che posson for- se desiderarsi in quella del Bandirli .
Delle Lettere al Medici e al Soderini ho fatto un nuovo riscontro sulCodice Ricca rd inno, suli' Edi- zion del Valori, nel Eamusio e nel Giuntini . Da tutti insieme ho ricavate le correzioni , di cui pare- vami sì bisognoso ciò che ci dette il Bandirli: vi ho riportate in diverso carattere alcune poche partico- larità che il solo Giuntini , o l'Autor di quella tra- duzione , si compiacque di conservarci: ho raccolte in un piccol catalogo e notate nel Testo col segno * tutte le Voci Spagnuole che frammischiò Vespucci nei suoi racconti: e quando da questi varj soccorsi nou mi riuscì di trar lume bastante alla mia particolare occorrenza, mi sono appigliato ad una sobria con- fettura } sempre accompagnata da qualche verisimi- glianza opportuna .
Del resto le cifre numeriche , qu"lle almeno die po=son credersi le più decisive per lo scioglimento del- le insorte queslioni , andarono esenti da qualunque ritocco ; e poche altre di minor conseguenza son ri-
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toccate per le giuste ragioni eh* Altrove ne ho rese, o che ristringo al pie della pagina in brevissime Note. Per masTffior comodo dei Len-nitori , ho dato a queste Lettere un ordine alquanto diverso da quello che una volta scelse il Bandini . Ho divisa nei suoi Quattro Viaggi la Lettera al Sederini , ed ho comin- ciato dal primo del l497s cne manf>a d'ogni altro Scritto corrispondente: segue la Lettera I al Medici col secondo Viaggio analogo del l499: e finiscono gli Scrini superstiti del Vespucci con la TI Lettera al Medici stesso nel i5oi , e col terzo e quarto Viag- gio al Sederini .
Mi sembra poi superfluo il ricercare se al Sede- rini medesimo o al Re di Sicilia inviasse Amerigo la Relazione dei suoi quattro Viaggi: ne trottò savia- mente il Bandini , e soggiunse : io per me direi die
Amerigo . dopo averla indirizzata al Soderini
V avesse mandata a varj Personaggi ed Amici di qualità; laonde dopo qualche anno trovata appresso il Re di Sicilia chi la stampò , senza conside- rare a chi primieramente fosse diretta, V imprimes- se colf indirizzo non al Soderini, ma al Rt
presso del quale V avea ritrovata ( 1 ) .
Nemmen ripugnerebbe il pensare che il Soderi- ni stesso ne inviasse copia a quel Principe, e che gli
f I ) Band. Vita d' Amerigo Vespucci p. LX.
7 Editori, avutala da esgn e trovatavi frequente l'nb-
breviatura Ar. Hf. ( Vostra MajrninYenza ) la inten- dessero per Vostra Maestà , e trascurato oirni ulte- riore esame , giudicassero indirizzata al Re medesi- mo la Relazione*, infatti il Giuntini , che non tra- dusse i Viaggi d3 Amerigo, come pensa il Bandini(i ), ma ne copiò qualche anterior traduzione , scrive sem- pre Vestra Majestas , e riguarda rome diretta al Re di Sicilia la Relazione intera al Sederini : ma ripeto che è vano il trattenersi in tali ricerche.
E meglio indagar piuttosto i motivi per cui Pac- curato Ramusio , dandoci i due Viaggi, che aveva intrapresi il Vespucci a nome del Portogallo , trala- sciò poi quei primi che l'occuparono per la Spagna. Un Critico poco felice in ipotesi e in confetture non dubitò di affermare che lo aver Ramusio tralasciati ed omessi i due primi Viaggi delle Quattro+Naviga- zioni del Vespucci , che per necessità dovette aver sotto gli occhi , dimostra , che egli uomo espertissimo nella Storia delle Navigazioni , li giudicò o di poco riti evo o corrotti e con date inesatte ed incerte (2) .
Stupisco primieramente assai che un disprezzo sì dichiarato per Americo sia caduto nel!" animo di quel Kamusio , che chiama il Vespucci ora un eccel-
( I ) Vedi V Ind. del Band, alla V. Glutini {'2) liag p. 42
8 lente Fiorentino et dì. bellissimo ingegno ( l) \ ora quel singolare intelletto d' Amerigo V espinoci (-2); una volta Amerigo JTespucci $ uomo singolare (3), un' altra. Amerigo Vespucci huomo dottissimo (4); e nel!' Indice stesso del Tomo lo di^linìrue e*>n quel breve elogio, Amerigo Vespucci Fiorenti no , dott'-^- simo Astronomo et Cosmographo (.5) . Giù lieo per- tanto 3 se il mio giudizio non è temerario, che il Critico abbia prestati al Ramusio i proprj suoi sen- timenti .
Ma poi stupisco assai più, che il poco rilievo, le corruzioni , e le date inesatte ed incerte dei fine Viaggi , si tacciano affatto da quel Ramusio , uo- mo espertissimo nella Storia delle Navigazioni , che dopo aver protestato in generale di aver avuti tra mano esemplari estremamente guasti e scorretti ( 6) , avverte in particolare parlando delle due Lettere del Corsali, clic se vi saran degli errori 9 né causa il tristo esemplar che noi abbiamo avuto (~); tro- Ta in altri fogli trascurato e pubblicato con tanta confusione il Viaggio d? Alvarez .... che gli bisognò
(1) T. /. P. 114 B
(2) Ib. p. 119 C
(3) ìb- V- lZ° E
(4) Ih. p. 13'2 lì
(5) ìb. l'id. p. 2 V. Amerigo.
(6) ìb. Dedica al Fraca,toro {%) Ib. p. IH B
9
di due mutilati ed imperfetti farne tino intero (1);
Don vuol tralasciare il Viatorio di Neareo , e per soddisfar com piutamente al dovuto ufficio . . . .fu, costretto dall' amore della verità a deviare da quel- lo che ci hanno detto molti antichi Scrittori (2); riconosce anche molto scorretta e fragmentata la navigazione d* Amano per la lunghezza del tem- po e la negligenza di coloro che V hanno trascrit- ta (3); manda, sulla fiducia dei Portoghesi e del Copista , a far trascrivere insino a Lisbona il Som- iel Libro di Barbosa , ed appena potè haver- - Inopia , e quella anche imperfetta ; e bene bhe voluto .... che più felice fortuna t* ka- m dotta alle sue mani più intero e più cor- (4^' s'imbatto dopo vari** fatiche nel Viag- gi ^lonti grandemente guas'o e scorretto .... era quasi a* opinione di lasciarlo da parte . . . , . DalC altro canto stimando che anchora che ei sia -os/ guasto , porgerla nondimeno non poco piace- ri . . . V ha voluto lassar venh fuori qual egli si fòsse ( 5 ) ; gli capita alle mani il Piaggio di Pi- gafetta , stampato in Francese , molto scorretto,
{ i ) ih. P. 180 B (•_>) fb P. 263 A
(3) Ih. p 2^1 B
(4) l\ P. 282 E
(5) ft- i>- 33S B
IO
e .... lo ha voluto aggiungere in questo Voìu- n.e ( 1 ) -, ricordando poi nuovamente nell'Indice il Libro cV Amerigo Trespucci Fiorent. della navi- gazione fatta da Lui verso Ponente pel Set: Re di Castiglia (2), non parla punto del suo poco rilievo, delle sue corruzioni, delle sue date ine- satte ed incerte, come non ne aveva punto parla- ti» quando nel corpo dell' Opera dette avvito ai leggitori che in quel Volume non si faceva men- zione dei due primi Viaggi .
Dopo questi fatti dimostrativi che cosa avreb- be dovuto concludere un Critico illuminato? che Kamusio non rese pubblici i due primi Viaggi del Vespucci perchè non gli riuscì d'acquistarli: aven- doli avuti, potea forse notarne i difètti e trattarli come il Viaggio d'Alvarez, o di Nearco; ma non gli avrebbe mai tralasciati, mentre, a dispetto di esserne tentato, non tralasciò quel Viaggio del Con- ti, che non era certamente o più considerabile o nien depravato di questi. Conseguenza sì naturale non piacque al Critico di cui parliamo : pretesa anzi di appoggiar l'aerea congettura ad un soste- gno che non ha base: per necessità , dice egli , do- vette il Kamusio aver sotto gli occhi i quattroVtag-
fi) ri. p. 3+» E
(2) lb. p. ly V Libro
gì et Anerigo . Sarà per me 1 Apollo Virgiliana chiunque indovina V asserita necessità . Come3 rrnn dunque obbligati i Copisti a trascrivere un Libro intero? o non copiavan piuttosto per altrui servigio quanto lor si ingiungeva? Eppure il Ramusio me- desimo comincia a raccontare i fatti del Cortese dalla sua Seconda Relazione, perchè la Prima , di- ce , benché da noi diligentemente ricercata , non habbiarno potuto infino a hoggi ritrovare ( 1 ) : ep- pur Teodoro de Bry pubblicò soltanto i due primi Via 21:1 del Vespucci sebben di poco rilievo , perche non trovò gli altri due ohe pur di necessità dove- va over sotto gli occlù , e la mancanza fu poi sup- plita dal Piglio (2): eppur son perdute in gran parie molte Opere degli Antichi, molti Libri di Diodoro, molti di Livio, molti di Polibio, molti di Tacito ec, che volentieri si lesserebbero , se ffli amici della Posterità ce ne avessero tramandata u- na Copia, benché corrotta.
Ma si accordi che possedesse il Ramusio, co- me è credibile, i due tralasciati Viaggi: non «ara poi sempre vero che non so quali occulte ragioni del Critico irli hanno fatti dimenticare non solo tutti i punti di Storia Bibliografica che ho rile-
(1 ) Barn. T HI. P. 1S7 D (2) Band. Va* p. LVIII
Tati finora, ma bpn anrlie e l'ordine clic volle riar- si a quelle Compilazioni e la grave sciagura <W diligente Artefice che le imprimeva? L'Affrica e l'India Orientale son l'argomento del Tomo 1 ; ed ecco perchè ne furono esclusi i due Viaggi del Ve- spucci in Occidente-, ecco perchè scrisse il Compi- latore: in questo volume non si fa menzione delle navigazioni di Amerigo Vespucci air Indie Occi- dentali ; e quando si scrive in questo volume, un Italiano dovea capir benissimo che a quei Viaggi si serbava un luojro nei Volumi seguenti. Potevano averlo infatti nel Tomo ITI che tratta appunto del nuovo Mondo, se il veder portati al IT Tomo, che uscì dopo il IN, i Viaggi del Polo, del Caboto, « degli Zeni al Settentrione Asiatico, nnn ci faces- se pensare che a questi volesse aggiungere il Col- lettore quelli ancor d' Amerigo 3 il quale avvisa il Medici di essere andato ai Confini de IV Asia, e di averne scoperta infinitissima terra . Non vi si l^g- gon però; poiché mancato di vita il B amasio, ed attaccatosi il fuoco alla Stamperia del Giunti, a questa perdita , racconta egli medesimo . è stato congiunto anche il danno degli Studiosi della (reo- grafia , essendosi arsi alcuni Esemplari , che il Ra- rnusio , poco avanti che egli passasse di questa vita, aveva apparecchiati e daticigli per istampare (l).
( I ) Pref. del Giunti al T. II. del Rum.
i3 Nulla dunque di men ponderato 9 nulla di più lontano dal verisimile, quanto la congettura del Critieo : basti però «li avere replicato abbondan- temente una volta. Scoperto ormai ria questa stra- nissima decisione il carattere di coloro che abbiami tra mano , se si permettono essi le lunghe lor di- cerìe , potrò ben permettermi anch' io per T avve- nire la mia brevità consueta .
Finirò con un'altra osservazione molto più ne- cessaria . A chi mi domandasse per qual motivo non si trovi qui la Relazione del Viaggio di G a- ma , francamente attribuita dal Bandini ad Ame- rio, e stampata con indirizzo al Medici tra le al- tre Lettere ( l ) risponderò senza esitare , che io non saprei crederla un'Opera del Vespucci . E sa- rà dimostrato infatti esser ella pseadonima, se sus- sista 1' asserzion del Bamusio, che la Relazione fu scritta da un Gentiluomo Fiorentino che sì tro- vò al tornare della detta Armata in Lisbona ( '2 ) ; poiché nel Settembre del 1499 si ricondusse 6-ama a Lisbona , mentre Amerigo era nell' India Occi- dentale , ne, per quanto sappiamo, pórtOsSÌ e«;li in Portogallo prima del ijoi . Ma lasciato , come controverso, l'aneddoto del Bamusio, airórinnse il Bandini che nel Codice Biccardiano la dettatura
fi) Band. V'ita </' Am. Vtay. p. L 3?.
{ 2 ) T. I. p. 119 D
i4
td il carattere ion del Vespucci Ti), asserzione tant<» erronea , riguardo alla dettatura, quanta è certo che basta il più leggero confronto (iella Let- tera al Medici con la Relazione del Viaggio di Gama (pezzi consecutivi in quel Collier ) per con- vincersi a colpo ds occhio , che i due Scritti , ben- ché forse d'uno stesso carattere, non possono esser parto del medesimo Autore . La Lettera parla di Latitudini, di Longitudini, di Metodi Astronomi- ci j di Linguaggi Americani ec. , e ne parla con giro di stile , con Voci e con frasi sì prettamente Spagnuole , che ben si vede essere stato quello il consueto genio di chi la seriose, ed il misto idio- ma particolare di cui faceva uso scrivendo . Or nulla di ciò nella Relazione : in semplicissima Lingua Toscana vi si raccontano 1' usanze popolari di Ga- licut , i suoi generi Mercantili , il prezzo dei piii stimati , le monete correnti in mercatura, il traffi- co da potervisi fare coi prodotti d' Europa , il tempo necessario per trasportatisi da Lisbona ; e frattan- to in mezzo ai varj ragguagli di gemme , di spe- zierìe, di verzino, vi si trascura fin la latitudine del Paese. Possibile che di tali materie abbia mai trattato cosi grossolanamente Americo?
Ma la ragione più decisiva contro il Bandi ai* è quel titolo da lui non osservato, che col carat-
{ l ) Band. Vita p. L
1.5 tere stesso della Relaziona , si W<re in fronte di essa „ Copia di Lettera del Re di Portogallo „ La Relazione Birrari liana è dunque una Copia, e non è del Vespucci . Infatti, per quanto rilevasi da pochi suoi renni sul finir della I Lettera al Medi- ri , non era egli poi sì fattamente innamorato del Viaggio di G-ama , da scriverne la Relazione; poi- ché nuli' altro insomma avea fatto queir Ammiraglio che andar per una strada colà, dove da gran tem- po andavasi per un'altra. E questo intanto un nuo- vo argomento per sostener, se occorra, che la pre- redente Lettera a Lorenzo dei Medici non ha ma- nifeste prove di originale; mentre, supjiosti i due Scritti d'una stessa mano, se il serondo non è del Vespuccij nemmen potrà dirsi rhe il primo lo sia: e quando pur debba ammettersene l'originalità, diremo piuttosto, ma con molto dubbio, che il Ile di Portogallo ad incorafr«:imento dei suoi Mercan- ti pubblicò la Relazione di Gama; che un Genti- luomo Fiorentino ad istruzione dei suoi Paesani pensò di farne la traduzione ; e che Amerigo ne trasmise a Lorenzo di proprio suo pu^no una Copia. Rigettai pertanto ciò che sicuramente non ap- parteneva al Vespucci, e mi contentai di quei pochi scritti interessanti che il tempo e la sorte ci han- no serbati di Lui .
Firenze lo. Ottobre lSlL,
*7 CATALOGO
DI VOCI SPAGNUOLE
Di cui fece uso il Vespucci nelle sue Lettere .
Vcspucci
Spagriitolo
Toscano
|
A circa di |
A cerca de |
Circa a |
|
A minuto |
A me nudo |
Spesso |
|
Abrigo |
Difesa , ricovero |
|
|
Accertar» |
Acertar |
Dar nel segno |
|
Accerto |
Aderto |
Cosa ben fatta |
|
Accordare |
Acordar |
Risolvere , stabilire metter d' accordo |
|
Accordarsi |
Acordarse |
Ricordarsi |
|
Acconsigliato |
Aconsejado |
Consigliato |
|
A do nde |
Dove |
|
|
Aguazzeri |
Aguazero |
Rovesci d' acqua |
|
Alano |
— « |
Cane corso |
|
Alcun tanto |
Algun tanto |
Qualche poco |
|
Algothon |
Algodon |
Cotone , bambagia, |
|
Alleggiare Allargare |
Alisar Alargar |
Alleggerire Allontanare, allen- tare, allungare |
|
Allegare |
Llegar |
Accostarsi, a tri va re |
|
Al pie |
===== |
Intorno , incirca |
|
Alsì |
Ami |
Parimente, pure |
|
Ancorare Annegato |
Anelar Anegado |
Gettar 1' ancora Allagato |
18
Vespucci Apparecchi
Appartare
Avere
Avere alla mano
B arto-iento di Basso del Bravo
Hrpare Bomba
Calefatare
Camera
Cancer
Canoa
Cin«arO
al Capo di
Cargo
Cattivare
Cavezzuto
Cavo
Cercarsi
Codizia
Coltrone
Commaicano
Commettere
Fpapmiolo Torcano
Aparejos Ordigni , strumenti
necessarj alla navigazione Apartar Allontanare, disto-
gliere ======= Essere
Traher entre nianos Aver in mano, trat- tare , impadronirsi ===== Sopravvento
De baxo de Sorto
===== Selvaggio , scoper-
to , non difeso Brear Impeciare
===== Tromba da cavar
acqua Calafatear Impeciar le fessure
già turate Camara Ospizio . ricetto
===== Cancro coste.llat.io.
ne «===== Navicello d'un 90I0
albero scavato Cansar Straccare
a Cabo de ni Termine di
===== Carico
Cativar Fare schiavo
Cabezudo Ostinato, capone
Cabo de mar Capo, promontorio
Acercar se Appressarsi
Codicia Cupidigia
Colchon Materassa
Comarcano Cu on vicino
Acumeter Assalire
'e&pucci
Spagnuol*
*9
Toscano
Conferire
Conto Conquerire Coperchi degli oc- chi Coricare Correggere Cosa Campi*
Danrwni Dito di grazia Deformiate
Dorata Difendere Di mostra Dipoi di
Discansare
Discanso
Dismamparare
Disnudo
Dispacciare Disparate
Di spedi re Dispopolato Disposizione Ditenetiìi
Conferir
Curnto Querer Cobros de los ojos
Col gai- Cor re i< ir
Danarse
Dii'lo dex'alde Dt'formidad
forma
De fender Maestra De spile s d* Descansar D'esca uso Desamparar
Desnudo
Despachar
Desparar
Despedir Detpohlado Diz.posicion Detenerse
Trattare una cosa
con alcuno Numero
Volere, acquistare Palpebre, ove si as- sicurano gli occhi Attaccare Racconciare Quantità Conviene , torna
conto Guastarsi Gratuito
Cosa che non ha la ordiniaria e comune Cammino dellanave Impedire , vietare Indizio , saggio Dopo n i posa re Sollievo , riposo Abbandonar senza
difesa Ignudo Sbrigare Sparare armi da
fuoco Licenziare Dis b rato Congiuntura Trattenersi
Doblave un cavo
D- lenza
D,,nde
Due Quartane
Elio
F.-rare
Famoso
Far lo sforzo
Follare
Formoso
Giunto con
Grana
Grana colorata Grossario Guasto Incuoprire
In.ìi
Indirizzare
In -enata Interrare Lrar parato Ltrago latrano
Largo
Leggiero
Levare
Spaomioìo Toscano
Doblar un Cobo Passare un Pro- montorio Do! e n zia Infermità
====== Dove
Quartana doble Quartana doppia ===== Ciò
Estar Stare , essere
===== Maraviglioso
Esforzarse Far 1' animoso
Hoìgar Riposare, spassarli
Hermoso Dello
lunto a Vicino, allato
====i= Colore da panno o
seta Grana colorada Cremisi Glosserò Rozzo, Grossolano
Gas/o Spesa
Encubrir R icuopi ire,nascon.
dere E nde Qui
Adcre%ar Acconciare , acco"
, modare Ensenada Seno di mare
Enterrar Seppellire
Estar parado Star Fermo
Estrado Strage
Estrano Da non ammettersi
a confidenza ===== Lungo, lontano
I.igcro Agile , legto
Llcvar Menare , consegui-
re , soffrire , portare
21
Vespticci
Levar vantaggio
Levatare
Liberar male
Libero
Ligare
Mandare
Manomettere
Mantenimento
Mar basso
Maringare
Martanza
Mediana
Merzedei
Migliore
Minerò
Mirabolano
Monstro
Mozza
Opera di
Ordinare
Origlia
Palo
Parato
Pareggiane
Patrngna
Pes^ior
Peregrini
Per onde
Spagnttolo
Llevar ventaja Levantar Mal librar Libra L legar
Mandar
Acometer
Mantcnimiento
BaXa mar
Marear
Matanza
Merced Mejor
MiraboLanos
Monstrtio
Mota Obra de Qrdenar Orilla de mar
Parado
Estar a un pare jo
Patrona
Peor
Peregrino
Por linde
Tose fino
Poter più d'un altro Levare, alz*re
Aver la peggio
Ardito
Arrivare, raggiun- gere , adunare
Comandare
Offendere
Provvisione , e si-
tuazion d'un paese
Mare con poca acqua
Navigare
Strage
Mediocre
Favore, grazia
Meglio
Miniera
Specie di ghianda
d'India ed'America
Mostruosità, ma- raviglia
Giovanetta
Incirca , intorno
Allestire
Spiagga , riva
Legno , baione
Fermo
Essere al pari
Frivolezza
Peggio
\ oro di peregrinare
Perciò
sa
Ve spacci
Spegnitoio
T'arano
|
Perstare |
Permanecer |
Durar , mantenersi |
|
Pesare |
Pesar |
Rincrescere |
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Pobiazione |
Poblumion |
Popolazione |
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Pnnere per opera |
Poner por obra |
E-itguire |
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Posto il Sole |
P ne sto el Sol |
Tramontato il Sole |
|
Profitto |
Provcchn |
Utilità |
|
Reggimento |
Reoimicnt» o |
Regolamento , or- dine |
|
Relato |
Rt'latado |
Raccontato |
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Ricontare |
Recontar |
Raccontare |
|
Rimediare |
Remtdiar |
Risarcire, riparare, soccorrere |
|
Rio |
=r===z— |
Fiume |
|
Riparare |
Reparar |
Prender rimedio |
|
Riscattare |
Rescatar |
Pagar la roba al- trui , comprare |
|
Roco |
Ronco |
Fioco , fesso |
|
Rogare |
Rogar |
Pi egare |
|
Rostro |
Faccia , viso |
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Ruogo |
Rilego |
Pieghiera |
|
Salire |
Salir |
Escire , venir fuori |
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Savidoria |
Sabuluria |
Saviezza , sapienza |
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Sbarattare |
Desbaratar |
Scompigliare, sba- ragliare |
|
Scusare |
Eìcusar |
Ricusa re, sfuggire |
|
Servitù |
. |
Gradimento |
|
Seco |
»==== |
Seco , nudo |
|
Sforzo |
Animo , bravura |
|
|
Sg trare |
Gotear |
Sgocciolare |
|
Sorgere |
Sur&ir o |
Approdare , pren- der terra |
2,3
VeSptlCCl
Sozobrar
Stare
Star buono
Sriparo
Snduest
in Suon
Sur gi devo
Surto
Ta n
Tenere
Tenere i«t conto Tenere in molto Tenerci
Spagntiol*
Sozobrar
Esfar
F.star biieno Estibado
«n Son
Surgido
Tener
Tener cuenta Tener en mucho Dftenei se
Sconvolgere, in- quietare
Fs«ere
Star bene
Pieno , calcato
Libeccio
In forma , in modo
Porto
Che ha presa terra
Tanto
Avere, vedere, fer- mare
Fare srima
Stimare asuai
Fermarsi , tratte- nersi
|
Tenere in |
qua |
che |
Tener cuenta |
Avere in conto |
|
cosa |
||||
|
Tenere in |
posses- |
Tener enpnssession Tenere in concetto |
||
|
6Ìone |
||||
|
Tormenta |
3 = r== |
Tempesta di mare |
||
|
Tornare |
Tornar re, |
Riavere , ricupera- tivolgere , ricondurre |
||
|
Tortuga |
Tfstusgine |
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Traere |
Traer |
Portare , condurre |
||
|
Trattare |
Trutar |
Negoziare , traffi- care |
||
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Turbinata |
Turbonada |
Scossa furiosa d'acqua |
||
|
Tnttor |
Todavìa |
Ancora |
||
|
Valere |
===== |
Prezzo |
||
|
Vaiate |
Varar |
Tirar la nave da terra in acqua |
H
Vespuccl
Spagnuolo
Vaziare Volgere Volta Usare
Vaziar Solver Buelta Osar
Votare Girare
Ritorno , girata Avere ardire
£.5
LETTERA DI AMERIGO VESPUCCI
Delle Isole nuovamente trovate in quattro suoi Viaggi A PIERO SODERINI
Gonfaloniere della Repubblica di Firenze ( I )
ITJLagnifice Domine . Dipoi * della umile re- verenza e debite rerom mondazioni oc. (2) Potrà, essere , che vostra Magnificenza e usarla vostra sa- Vidoria * si maraviglierà della mia temerità ^ che tanto assurda inente, io mi muova a scrivere a vo- stra Magnificenza la presente lettera tanto prolis- sa; sappiendo, die di continuo vostra Mas;, sta oc- cupata ridirli alti consigli e negozi sopra il buon re «riri mento di cotesta eccelsa Repubblica . E mi terrà non solo per presuntuoso, sed etiam per ozio- so in pormi a scrivere cose non convenienti a vo- stro stato ne dilettevoli, e con barbaro stilo e fno- ra d' op:ni ordine di umanità . scritte nominata- mente altre volte a Fernando Re di Gastiglia (3): ma la confidenza mia che tenero nelle vostre vir- tù et nella verità del mio scrivere ( cli^ son co- se non si truovano scritte ne per li antichi ne per
3
( f ) Su II' indirizzo della Lettera o Relazion del Ve- spucci piuttosto a Piero S'oderini , Gonfaloniere della Re» pubblica Fiorentina , che a Renato di Lorena , Re di Ge- rusalemme e di Sicilia, vedasi la Prefazione.
(a ) Formula che soleva usarsi nel principio delle Lett tere ai Personaggi di riguardo .
(3 ) Queste paiole si leggono nel Giuntini.
t6 i moderni scrittori , rome nel processo conoscerà V. M ) mi fa esser * usalo (4). La causa principa- le, che mosse a scrivervi , fu per ruogo * del pre- sente apportatore , che si dice Benvenuto Benvenuti nostro fiorentino, molto servitore, secondo che si dimostra . di vostra Man. e molto amico mio : il quale trovandosi qui in questa Città di Lisbona , mi pre«;ò che io facessi parte a Vostra Mag. delle cose per me viste in diverse plaghe del mondo per virtù di quattro viaggi , che ho fatti in disco- prire nuove terre ( e dua per mando * del Re di Cartiglia Don Ferrando VI , per il uran golfo del mare Oceano verso l 'occidente ; e V altre due per mandato del poderoso Don IVI a nove Ilo , Re di Por- togallo, verso 1' austro ): dicendomi, che vostra Ma»;, ne piallerebbe piacere 9 e che in questo spe- rava servitù ( ó): il perchè mi disposi a farlo; perchè mi rendo certo che vostra Mag. mi tiene nel numero de suoi servidori, ricordandomi come, nel tempo della nostra gioventù] vi ero amico, ora servidore, andando a udire 1 principi di gram- matica sotto la buona vita e dottrina del venera- bile religioso frate di S. Marco, fra Giorgio -An- tonio Vespucci, mio Zio-, i consigli e dottrina del quale piacesse a Dio che io avessi seguitato, che, come dice il Petrarca: To sarei altro uomo da quel
^4) QU1 Sl chiama ardito; sopra si chiamò presun- tuoso , temeràrie , ozioso , e assurdamente 7ìiosso a scri- vere . Tinto ba-ta per dichiarar poco pratico di Lettere Ufficiali, chi pubblicò, senza rifletter p'ù oltre, che A- merigo aveva scritta al Soderini questa Lettera per com- missione o quasi d1 ufizio pubblico. La principal cagione, *:he mos'-eil Ve-pucci , fu per ruogo del presente apporta- tore . Eccn andate in fumo le congetture degli Indovini.
( 5) Spagnolismo, che significa sperava gradimento» parlando di Dio o di Personaggio rispettabile , lo Spa- gnolo dice : Dìos ha sido servido •' sea servido ; e vuol dire? Dio ha graduo o voluto: si compiaccia , gradisca.
olie io .«ono . Ouomodoeunquo sit , non mi clolno ; perchè sempre mi sono dilettato in pose virtuose; e ancora che queste mie pa tra 2 ne * non siano con- venienti alle virtù vostre, vi din», come disse Pli- nio a Mecenate ( 6 ) : Voi solevate in alcun tempo pigliare pine re delle mie cinncie. Ancora cLe v o- Stra Majr. stia del continuo occupata ne' pubblici negozi, alcuna ora piglierete di discanso* per con- sumare un poco di tempo nelle cose ridicole o di- lettevoli ( 7 -, e come il finocchio si costuma dare in cima delle dilettevoli vivande per dis porle a mi- glior digestione, così potrete per discanso di tan- te vostre occupazioni mandare a lecere (8) queste mie lettere perchè vi appartino * aleuntanto * dalla continua cura e assiduo pensamento delle cose pub- bliche; e se sarò proli-so , venia m peto, Mag- Si- gnor mio. Vostra Mag. saprà, come il motivo della venuta mia in questo Regno di Spagna fu per imi- tare * mercatante, e come seguissi in questo propo- sito circa di quattro Anni (9): ne'quali viddi e conobbi i disvariati movimenti della fortuna, e ro- me promutava questi beni caduci e transitori , e come un tempo tiene 1' uomo nella sommità della ruota, e in altro tempo lo ributta da se e lo pri- va de' beni che si possono dire imprestati; di mo- to j Voleva dir Catullo a Cornelio Nipote, (l) Nuova dimostrazione delle Lettere non officia- li del Vespucci ; come le patragne e le ciancie non con- vengono a chi scrive lettere quasi d'ufficio pubblico; né gli converrei be il dirlo quando pur 1' avesse fatto : ersi nqn conviene a chi le riceve , o leggerle o farle leggere per discanto ; le lettere d'ufficio pubblico escludono raii idee. (8) Spagnolismo che significa: comandare che vi aia' no lette .
(o) Questi quattro anni incirca posson contarsi o dal I400 al 14'y.^. anno in cui Amerigo navigò col Colombo V la Diss. Girst Quest. /, o dal I493 al 1497, quando egli cominciò le sue proprie navigazioni V. Ivi Qucst VII.
rio che conosciuto il continuo travaglio clic Y uo- mo pone in conquerirgli * con sottomettersi a tan- ti disagi e pericoli, rlclibcrai lasciarmi della mer- canzìa (io) e porre il mio fine in cosa più lauda- bile e ferma; che fu, che mi disposi di andare a vedere parte del mondo e le sue maraviglie. E a questo mi si offerse tempo e luogo molt<» opportu- no; che fu, che il Re Don Ferrando di Ca stiglia, avendo a mandare quattro navi a discoprire nuo- ve terre verso l'occidente, fui eletto per Sua Al- tezza che io fussi in essa flotta per aiutare a di- scoprire. Partimmo dal porto di Calis a dì io (l l) di Maii"2Ìo 1497 e pigliammo nostro cammino per il Errai] jrolfo del mare oceano; nel qual viaggio stemmo 18 (12) mesi e discoprimmo molta terra ferma (l3) e infinite isole ( e gran parte di esse abitate ), che dalli antichi scrittori non se ne parla di esse, credo perchè non ne ebbono notizia ; e!, e se ben mi ricordo , in alcuno ho letto che teneva, che questo ma re ocea- no era maro senza £ente; e di questa opinione fu Dan- te, nostro poeta, nel XXVI capitolo dello Inferno dove finire la morie di Ulisse: nel qua] viaggio \ idi cose di molta maraviglia, come intenderà vostra Mag.
(io) Spagnolismo che significa: ritirarmi dal mer» conteggiare .
< 1 1 ; Il Giuntini scrive 20 : ma l'antica lezione è buo- na egualmente .
(12) Il Giuntini scrive I", come esige la parten- za ai IO. Magg o ì^JI e il ritorno ai 15 Ottobre 1498. Or poiché il Giuntimi lesse 20 Maggio e 25 Ottobre, spnibra poter»i inferite che il primo J induttore d questo Viagoio prese dal suo MS. la cifra 2 per la cifra I.
(13) Parole non vedute dagli A v versar j . Pnghi di quell'altre la giudicammo esser terraferma, e non cu- ranti de' cenni chiarissimi di terra ferma dati nel segui- to dal Vespucci , eli preferisco!! Colombo , che creden- do Sempre eh* quelli terra di Paria non fosse terra fer- ma , la chiamò peifino Isola di Grazia. Feid. Col.p. 161.
DESCRIZIONE
Dì varie terre ed isole , di cui non parlarono gli anti- chi Autori, trovato dall'anno 1497 in poi , con quat- tro navigazioni, ave due nel mure n:cidentale a no- me dei Serenissimo Fernando Re di Castiglia , e V al- tre due nel m ire australe a nome del Serenissimo E- manuale, Re di Portogallo: inviandone il seguente racconto al predetto Fernando , Re di Castiglia , Ame- rico Vespucci , zi/20 dei principali Piloti e Capitani di mare ( 14) .
VIAGGIO PRIMO
L
J Anno del Signore l/|97 ai lo di Maggio come di sopra dissi, partimmo dal Porto rii Calis quattro navi di conserva, e cominciammo nostra navi sazio ne diritii alle isole fortunate che ogoi si dicono la gran Canaria, che sono situato nel ma- re oceano, noi fine dello occidente abitato, poste, noi terzo clima, sopra lo quali alza il polo del settentrione fuora del loro orizonte 27 irradi e mez- zo 3 e distanno * da questa Città di Lisbona ( do- ve fu, scritto il presente Opuscolo ( 1.5 ) 280 Le- ghe por il vento infra mezzodì e libeccio ; dove ci tenemmo * otto dì, provvedendoci d'acqua e le- ene e di altre cose necessarie. E di qui, fatte no- stre orazioni, ci levammo e demmo le vele al ven- to , cominciando nostre navigazioni pel ponente, pigliando una quarta di Libeccio; è tanto navicam- mo 3 che al capo di Zf (16) giorni fummo a tene-
(14) Questo si Iegn;e nel Giantini . (I5Ì Q'ie<?te parole sì leggono nel Giuntini (16) Il Giuntini lesse 27 ; così s'emnrr* meglio si avvera ciò che scrìsse Seneca, il Eilodofi» , intorno a
te* una terra che la giudicammo essere terni far- ina, la «piale «lista * dalle isole di Canaria più all'occidente, a circa di* mille leghe faora. «Mio abitato ^ drcnto della torrida zsona: perchè trovam- mo il polo del settentrione al/are fuora del suo orizonte 6 gradi (17)5 e più occidentale che le isole di Canaria ( secondo che mostravano e' nostri in- strumenti ) 74 irradi (18). nella «piale ancoram- mo * con nostre navi a«l una lega e mezzodì terra. Buttammo fuora nostri battelli, e stipati * di fran- te e d9 arme, fummo alla volta della t"rn -, e pri- ma che g-iugnessimo ad essa, avemmo vista «li mol- te irente che andavano alunno della spiaggia, di che ci rallegrammo molto, e la trovammo essere gente disnuda *. Mostrarono aver paura di noi, credo perchè ci viddouo Vestiti e d'altra statura: tutti si rilrasseno ad un monte e con quanti segnali facemmo loro di pace e di amistà , non vollon ve* nire a ragionamento con esso noi; di modo che già venendo la notte, e pprchè le nave stavano surte* in luoiro pericoloso per stare in costa brava* e s«mza abrigo *, accordammo * l'altro giorno levarci di r|uì , e andare a cercare d'alcun porto 0 insenala % dove assicurassimo nostre navi. E navigammo per il maestrale che così si correva la costa (19) sein»
questi Viaggi dalla Spagna all' Indie : quantum enim est qund ab ultimis Hispaniae littmibus ad Indos interjacet? jiaucissimorum dieram spallimi , si navem suus ventus impleverit
(\"l) H^ fatto vedere altrove con evidenti ragioni che in luogo di 16 dee scrivers' 6. V. D/ss Giust. Qucsr IX.
(18) Neil' Edizion del Valori e nel Giuntini si lc^- ge 75, giacché il Bandini les'-e quasi sempre 4 in luo- go di 5: la vera longitudine o distanza di questa terra dalle Canarie sarebbe di 540 o 55*: ma gli strumenti dei Navigatori d' allora erano fallacissimi
(19) Maniera di dire a««ai fequenrc in questa Re- lazione, e più Spagnuola che Italiana: noi diciamo cor'
3i pre a vista di terra, di continuo viaggiò veggen* do gente per la Spiaggia; tanto chef, dipoi navi- gaio due giorni, trovammo assai sicuro luogo per le navi e purgeni me* a mezza lega di terra, do- ve vedemmo moltissima genie; e questo giorno medesimo fummo a terra co9 battelli , e saltammo in essa ben 4° nomini bene a ordine: e le genti di terra tuttavia si mostravano schifi, di nostra conversazione, e non Dolevamo tanto assicurarli che venissino a parlar con noi; e questo giorno tanto travagliammo con dar loro delle cose nostre, come furono sonagli, specchi, cento palline (20) e altre frasche, che alcuni di lor» si assicurarono e veli- none a trattare con noi ; e fatto con loro buona amistà, venendo la notte, ci dispedimmo * di loro è tornammoci alle navi: e l'altro giorno, -, come salì * 1' alba , vedemmo che alla Spiaggia stavano infinite rrenti e avevano con loro le loro donne e figliuoli. Fummo a terra e trovammo che tutte ve- nivano caricate di loro mantenimenti, che son ta- li quali in suo luogo si dirà: e prima che giun- goessimo in terra, molti di loro si giutorono a nuo- to e ci vennono a ricevere un tiro di balestro nel mare ( che sono grandissimi notatori ) con tanta sicurtà come se avessino con esso noi trattato lun- go tempo; e di questa loro sicurtà pigliammo pia- H 1 r — — - -*-
rer la fortuna , correre il rischio ec. , ma forse non si direbbe con Amerigo correr la costa . prolungar V Iso- la , prolungar la terra ec. che vuol dire andar lungo la costa , V Isola , la terra ec.
(20) Il Giuntini scrive ciathos crystallinos in vecr di cente e spalline: credo che debba leggersi cento palli' ne; ma l'emendazione e 1' interpetrazione non è qui di moka importanza: Ramusio raccontando un regalo fat- to da Grigialva agli Indiani, nota 25 pater nostri di vetro dipinti .... e una collana di pater nostri mimiti mzzurri T. Ili p. 156. F.
32 •ere . Quanto di lor vita e costumi conoscemmo . fu , che rlcl tutto vanno disnudi * sì gli uomini come le donne, senza coprire vergogna nessuna 9 non altrimenti che come saliron * del ventre di lor madri . Sono ili mediana * statura, molto ben pro- porzionati. Le lor carni sono di colore che pende in rosso , come pelo di lione ; e credo che se gli a ndassino vestiti, sarebbon bianchi come noi . Non tengono * pel corpo pelo alcuno, salvo che sono di lunghi capelli e neri , e massime le donne, che le rendon formose * . Non sono di volto molto belli , perchè tengono * il viso largo, che voglioo parere al tartaro (21 ). Non si lasciano crescere pelo nes- suno nelle ciglia né ne' coperchi * degli occhi ne in altra parte . salvo che quelli del capo ; che ten- gono i peli per bruita cosa . Sono molto leggieri delle loro persone nello andare e nel correre sì li uomini come le donne ; che non tiene in conto * una donna correre una lega 0 due , che molte vol- te le vedemmo, e in questo levon * vantaggio gran- dissimo da noi cristiani . Nuotano fuora d' ogni cre- dere , e miglior * le donne che gli uomini; per- chè li abbiamo trovati e visti molte volte due le» glie drento in mare , senza appoggio aleuno , an- dare notando . Le loro armi sono archi e saette molto ben fabricati , salvo che non tengon * ferro ne altro genere di metallo fòrte; e in luogo del ferro pongono denti di animali o di pesci, o un fuscello di leom» forte, arsieciato nella punta. So- no tiratori certi che dove vogliono, danno; e in al- cuna parte usano questi arehi le donne: altre ar- me tengono*, come lance tostate, e altri bastoni
(2l) Espressione Toscana quasi antiquata, che si- gnifica : quasi pajono Tartari . Ved. Vocab. della Crusca V. Valere §. Ili -, e ciò può dar lume a chi studia sul- la piiau erigine degli Americani .
33 con capocchie , benissimo lavorati. Usano di guerra infra loro con petite ohe non sono di lor lingua s molto crudelmente senza perdonare la vita a nes- suno se non per maggior pena. (Quando vanno al- la guerra levan * con loro le donne loro , non per- chè guerreggino nia perchè levan * lor drieto il mantenimento; che lieva * una donna addosso una carica, che non la leverà * un uomo, trenta o qua- ranta leghe , che molte volte le vedemmo. Non costumano Capitano alcuno riè vanno con ordine 3 che ognuno è signore di se ; e la causa delle lor guerre non è per cupidità di regnare , ne di al- largare i termini loro, né per codizia * disordinata, salvo che per una antica inimistà che per i tempi passali è surta infra loro: e domandati perchè guer- reggiavano, non ci sap^vono dare altra ragione se non che lo facevo n per vendicare la morte de' loro antepassati o de9 loro padri-C Questi non tengono * ne Re né Signore ne ubbidiscono ad alcuno, che vi- vono in lor propria libertà; e come si muovono per ire alla guerra, è, che quando i nemici hanno morto loro o preso alcuni di loro, si leva * il suo parente più vecchio e va predicando per le strade che vadin con lui a vendicare la morte di quel tal parente suo. e così si muovono per compassione. Non usano iustizia né castigano il malfattore; né il padre né la madre non castigano i figliuoli; e pt-r maraviglia o non mai vedemmo far questione infraloro. Mostrassi semplici nel parlare, e sono molto maliziosi e acuti in quello che loro cumple*. Parlano poco e con bassa voce. Usano i medesimi accenti come noi, perchè formano le parole o nel palato o ne' denti o nelle labbra, salvo che usano altri nomi alle cose . Molte sono le diversità delle lingue; che di cento in cento ledile trovammo mu- tamento di lingua, che non s' intendano l'uria con l'altra. 11 modo del lor vivere é molto barbaro;
31
perche non mangiano a ore certe e tante volte quan- te vogliono, e non si dà loro molto, che la voglia venga loro più a mezza notte che <\i giorno, clic a tutte ore mangiano ; è il lor mangiare e nel suo- lo senza tovaglia o altro panno alcuno, perche ten- gono le lor vivande o in bacini di terra che lor fanno, o in mezze zucche. Dormono in certe rete fatte di bambaeia , molto grande, sospese nell'aria; e ancora che questo lor dormire paia male, dico eh' è dolce dormire in esse, e miglior * dormiva- mo in esse che ne' coltroni * . Son gente pulita e netta' de' lor corpi, per tanto continolo lavar-i come fanno: quando vaziauo * , con riverenza, il ventre, fanno ogni cosa per non essere veduti, e tanto quanto in questo , sono netti e schifi . Nel fare acqua sono altrettanto pporci e senza vergo- gna ; perchè stando parlando con noi, senza vol- gersi o vergognarsi , lasciano ire tal bruttezza , che in questo non tengono * vergogna alcuna. Non usa- no infra loro matrimoni ; ciascuno piglia quante donne vuole ; e quando le vuole repudiare, le re- pudia, senza che gli sia tenuto ad ingiuria « o al- la donna vergogna; clic in qnesto tanta libertà tiene la donna quanto 1' uomo . Non sono molto selosi e fuora di misura lussuriosi ; e molto più le donne clic gli uomini, che si lascia per onestà dir- vi l'artificio che le fanno per contentar lor disor- dinata lussuria. Sono donne mollo generative, e. nelle loro pregnezze non scusano * travaglio alcu- no ; i loro parti son tanto leggieri, che partorito d' un dì , vanno fuora per tutto e massime a la- varsi a fiumi, e stanno sane come pesci . Sono tanto disamorate e crude , che se si adirano co' loro ma- riti, subito fanno un artifìcio con che s'ammazza- no la creatura nel ventre e si sconciano, e a questa cagione ammazzano infinite crea Iure . Sun donne di gentil corpo, molto ben proporzionate «he no*
35
ti vede ne5 loro corpi cosa o membro mal fallo; e ancora che del tulio vadino disnude * , sono don- ne in carne e della vergogna loro non si vede quel- la parte che può ima ulna re ehi non 1' ha vedute; die tutto incuoprono con le eotre, salvo quella parte a clic rial nra non providde , che è , onestamente parlando , il pettignone . Jn conclusione non trn- gon * vergogna delle lor vergogne, non altrimenti che noi tensrhiamo * moslrare il naso e la bocca . Per maraviglia vedrete le poppe cadute ad una donna , o per molto partorire il ventre caduto o altre grinze; che tutte paion che mai partorissimo Mostra va nsi molto desiderose di concili irn ersi con noi Cristiani . Tn queste gente non conoscemmo che tenessino * legge alcuna, ne si posson dire Mori ne Giudei, e peggior* che Gentili, perchè non ve- démmo clie fa cessi no sacrificio alcuno, nec etiam non tenevano * casa di orazione, onde la loro vi- ta giudico essere Epicurea. Le loro abitazioni so- no in comunità , e le loro case fatte ad uso di ca- panne (22) ma fortemente fatte, e fabbricate con ara lidissimi arbori e coperte di foglie di palme, sicure delle tempeste e de' venti , e in alcuni luo- ghi, di tanta larghezza e lunghezza, che in una sola casa trovammo che stavano secento anime ; e popolazione vedemmo solo di tredici case , dove stavano quattromila anime. Di otto in dicci anni mutano le popolazioni; e domandato perchè lo fa- cevano, dissono per causa del suolo che di già per sudiee/za stava * infetto e corrotto e che causava dolèn za * ne? corpi loro; che ci parve buona ragio- ne . Le loro ricchezze sono penne di uccelli di più colori o pater nostrini che fanno d'ossi di po-
(22) Giuntiti! ed altri lessero compane: sembra che abbia letto ramprinn anche Errerà , che copia il Viig» | o . Hist Cèti, des Voy. T. XLV. p. 248.
36 «ci, o in pietre bianche o verdi , le quali si met- tono per le gote e per le labbra e orecchie, e d'al- tre molte cose che noi in cosa alcuna non Je sti- miamo. Non usano commercio ne comperano nò vendono; in conclusione vivono e si contentano con quello che dà loro natura. Le ricchezze, che in questa nostra Europa e in altre parti usiamo, co- me oro , gioie, perle e altr»j divizie, non le ten- gono in cosa nessuna * , e ancora che nelle loro terre l'abbino, non travagliano per averle ne le stimano. Sono liberali nel dare, che p r maravi- glia vi negano cosa alcuna, - per contrario libe- ri nel domandare', yuan» lo si mostrano vostri ami- ci, per il maggior segno di amistà che vi dimo- strano, è, che vi danno le donne loro e le loro figliuole , e si tiene per grandemente ouorato quan- do un padre o una madre traendovi* una sua figliola, ancora che sia mozza * vergine, dormiate conici; e in questo usono ogni termine di amistà . Quan- do mu dono , usano vari modi di esequie; e alcuni gì9 interrano * con acqua e lor vivande al capo 9 pensando die abbino a mangiare ; non tengono * uè usano cerimonie di lumi nò di piangere . hi alcuni altri luoghi usano il più barbaro e inuma- no interramento *, che è, che quando uno dolente o infermo sta quasi che nello ultimo passo della morte , i suoi parenti lo levano * in uno grande bosco . e coricano * una di quelle loro reti dove dormono, a due arbori, e dipoi lo mettono in es- sa e gli danzano intorno tutto un giorno, e venen- do la notte, gli pongono al capezzale aequa con altre vivande che si possa mantenere quattro o sei giorni, e dipoi lo lasciano solo e tornatisi alla po- polazione ; e se lo infermo si aiuta per se medesi- mo e mangia e bee , e viva e si torni alla popo- lazione, lo ricevono i suoi con cirimonia; ma po- chi sono quelli che scampano 3 senza che più visi-
tati , si muoiono e quella è la loro sepoltura : e altri molti «•••sfuiiii tengono * che per prolissità non m dicono. Usano nelle loro infermitadi vari modi di medicine tanto differenti dalle nostre, che ci maravigliavamo , rome aleuno scampava; che mol- le volt»1 viddi che ad uno infermo di febbre , quando la teneva * in augumento , lo bagnavano con m<»lta acqua fredda dal capo al pie; dipoi gli facevano un gran fuoco attorno, facendolo volo-ere e rivolgere altre due ore } tanto che lo causava- no * e lo lasciavano dormire, e molti sanavano; con questo usano molto la dieta, che stanno tre dì senza mangiare; e così il cavarsi sangue, ma non del braccio , salvo delle cosce e de' lombi e delle polpe d^lle gambe. Alsi * provocano il vomi- to con loro erbe che si mettono nella bocca -, e altri molti rimedii usano che sarebbe lungo a contargli. Peccano molto nella flemma e nel sangue a causa delle loro vivande } che il f>rte sono radici di erbe e frutte e pesci : non tengono * semente di grano ne d' altre biade , e al loro comune uso e mangiare usano una radice di un arbore, della quale fanno farina, ed è assai buona e la chiamano Kuca, e altre che le chiamano Cazabì e altre Ignamì(23).
(23) Les Ca stilla m, y troui'erent de très - gros Per- rnquets , du miei , de la ciré , et quantità de cés pian- te* , dont Ics Insulaires faisoient du pain , et qu d noni- mnient Cazabi, ti' où les Francois ont fait Cassave . Hìsr. Gén. des Voy. T. XLV. p 163. Gli portarono molto Ca- zabi, che è il nome del loro pane. Ferd. Col. p. 1 1 7 t. Alvafefi o Cabrai parlando dell' Igname dei Brasiliani , dice : una radice chiamata Igname e il pane loro che mangiano. Ram. T. I p. 121. F. Linneo chiama que- sta pianta ( Igname ) Dioscorea oppositi folia , la cui radice si mangia o tagliata a pezzi e arrostita sotto la b ace , ovvero, qtiatido e di mediocre grossezza , si fa b [/ire intera , e serve qualche volta anche a jarne del pane. Cook. T. I p. <?2.
sa
Mangimi pora carne , salvo che carne eli uomo ; clic saprà Vostra Magnificenza che in questo so- no tanto inumani, che trapassano ogni bestiai co- stume; perchè si mangiano tutti i loro nimici che ammazzano o pigliano, sì femmine come maschi 9 con tanta efferita , clie a dirlo pare cosa brutta, quanto più a vederlo? come mi nccadde infinitis- sime volte e in molte parti vederlo; e si mara- vigliarono udendo dire a noi, che non ci mandia- mo i nostri nimici ; e questo credalo per certo Vo- stra Magri if. : gon tanti gli altri loro barbari co- stumi , che il fatto al dire vien meno. E perchè in questi quattro Viaggi ho viste tante cose varie a' nostri costumi, mi disposi a scrivere uno zibal- done che lo chiamo Quattro Giornate ( nel quale ho relato * la maggior parte delle cose che io viddi, assai distintamente secondo mi ha por- to il mio debole ingegno ) il quale ancora non ho publicato , perchè sono di tanto mal gusto delle mie cose medesime, che non tengo * sapore in esse che ho scritto, ancora che molti mi confortino a publicarlo . In esso si vedrà ogni cosa per minu- to, alsi * che non mi allargherò * più in questo Capitolo; perchè nel processo della lettera verre- mo a molte altre cose che sono particolari; que- sto basti quanto allo universale. In questo princi- pio non vedemmo cosa di molto profitto * nella terra, salvo alcuna dimostra * d'oro; credo che lo causava perchè non sapevamo la lingua, che in quanto al sito e disposizione della terra non si può migliorare. Accordammo * di partirci e an- dare più innanzi , costeggiando di continuo la ter- ra , nella quale facemmo molte scale e avemmo ragionamenti con molta gente; e al fine di certi giorni, fummo a tenere uuo Porto dove levam- mo * grandissimo pericolo, e piacque allo Spirito Santo salvarci, e fu in questo modo. Fummo a
39 terra in un Porto dove trovammo una popolazio- ne fondala sopra 1' acqua come Venezia ; erano circa quarantaquattro case grande ad uso di ca- panne , fondate sopra pali arrossissi mi , e teneva- no* le loro porte q entrate di case n<ì uso di pon- ti levatoi, e d'una casa si poteva correre per ttrt- te . a causa de' ponti levatoi che pittavano di ca- sa in cosa ; e come le gente di esse ci v ed essi no 9 mostrarono avere paura di noi e di subito alzaro- no tutti i ponti. E stando a vedere quésta mara- viglia, vedemmo venire per il maro circa 22 ca- noe (24) ( che sono maniera di loro navali 111 lori- cati d' un solo arbore ) i quali vennono alla voi'- ta de' nostri battelli. s come si maravigliassi no di nostre effigie e abiti, e si tennon larghi * da noi. E stando così, facemmo loro segnali che venissi- no a noi , assicurandoli con ogni segno di amistà; e visto che non venivano, fummo a loro, e non ci aspettarono , ma sì furono a terra e con cenni ci dissono che aspettassimo e che subito tornereb- bono ; e furono drieto a un monte, e non tarda- rono molto: quando tornarono, menarono seco se- dici fanciulle delle loro, e intrarono con esse nel- le loro canoe e si vennono a.' battelli e in ciasche- dun battello ne missono quattro, che tanto ci ma- ravigliammo di questo atto, quanto può pensare V. M. ; e loro si missono con le loro canoe infra nostri battelli, venendo con noi parlando , dimo- doché lo giudicammo segno di amistà*, E andan- do in questo, vedemmo venire molta gente per il mare notando che venivano dalle case , e come si venissino appressando a noi senza sospetto alcuno. In questo si mostrarono alle porte delle case certe
(24) Il Giuntini scrive 12, cangiando al solito la ci- fra a nella cifra i, come sopra: canoe è Voce Spagnola, ed in origine Indiana.
donne vecchie dando grandissimi gridi e tirando- si i capelli mostrando tristizia, per il che ci fe- ciono sospettare e ricorremmo ciascheduno all'ar- me , e in un subito le fanciulle che tenevamo * ne' battelli, si dittarono al mare, e quelli delie canoe s'allargarono * da noi e cominciarono con loro ardii a saettarci, e quelli che veniano a nuo- to ciascuno traeva una lancia di basso nell'acqua, più coperta che potevano: di modo che, conosciu- to il tradimento, cominciammo non solo con loro a difenderci, ma aspramente a offendergli, e so- zobramo * con li battelli molte delle loro alma- die o canoe, che così le chiamano; facemmo istra- go * , e tutti si pittarono a nuoto lasciando di- smanparate * le loro canoe con assai lor danno, e si furono notando a terra. Morirono di lr.ro fic- ca ì5 o 20 e molti restarono feriti, e de' rj istri furono feriti cinque e tutti scamparono, grazia1 di Dio. Pigliammo due delle fanciulle e tre ao- mini , e fummo alle lor case ed entrammo in es- se , e in tutte non trovammo altro che due vec- chie e uno infermo. Togliemmo loro molte cose di poca valuta e non volemmo ardere loro le ca- se , perchè ci pareva carico di coscienza, e tor- nammo alli nostri battelli con cinque prigioni e fuminoci alle navi, e mettemmo a ciascuno de' pre- si un pajo di ferri in pie, salvo che alle rnoze*, é la notte vegnente si fuggirono le due fanciulle e uno degli uomini più sottilmente del mondo. E l'altro giorno accordammo * di salire* di que- sto porto e andare più innanzi. Andando di con- tinui» a tango della costa, avemmo vista d'un'al- tra gente che poteva star discosto da questa 80 leghe, e la trovammo molto differente di lingua e di costumi. Accordammo * di sorgere * e an- dammo con li battelli a terra e vedemmo stare alla spiaggia grandissima gente, che potevano es- sere
sere al pie * di 4000 anime; e come fummo giun- ti con terra *, non ci aspettarono ma si migsono a fug- gire peri boschi dismamparando * lor cose. Saltam- mo in terra e fummo per un cammino che andava al bosco e in spazio d'un tiro di balestro, trovam- mo le lor trabacche , dove avevano fatto granelli- noli fuochi e due stavano cocendo lor vivande e ar- rostendo dimolti Animali e pesci di molte sorte , dove vedemmo che arrostivano un certo animale che pareva un serpente , salvo che non teneva alia , e nella apparenza tanto brutto, che molto ci mara- vigliammo della sua fierezza . Andammo così per le lor case ovvero trabacche , e trovammo molti di que- sti Serpenti vivi , ed eron legati pe5 piedi e teneva- no * una corda all'intorno del muso , che non po- tevano aprire la bocca, come si fa a' cani alani* perchè non mordino: erano di tanto fiero aspetto, die nessuno di noi non ardiva di tome uno , pen- sando che eran venenosi . Sono di grandezza di un cavretto e di lunghezza braccio uno e mezzo; ten- gono* i piedi lunghi e grossi e armati con grosse un- ghie ; tengono * la pelle dura e sono di vari colori; il muso e faccia tengono * di Serpente , e dal naso si muove loro una cresta , come una sega , che pas=a loro per il mezzo delle schiene infino alla sommità- delia coda; in conclusione gli giudicammo serpi e ve- nenosi ; e se gli mangiavano (26). Trovammo che fa- cevano pane di pesci piccoli che pigliavan dal ma- re , con dar loro prima un bollore , ammassarli e farne pasta di essi o pane, e gli arrostivano in sul- la bfcicie ; così gli mangiavano: provammolo e tro- vammo che era buono (26). Tenevano* tante al-
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(2^) Questo è il Serpente Tuana di cui si parla nel Ramus. T III. p. 130. F. e p. 131. A. B.
{•lo) Anche gli antichi Iczinfagi seccavano il pesce , ne facevan farina , e lo riducevano in pane : gli fu ap-
ir<- sorte di mangiari e massime di frutte e radice, che sarebbe co9a targa * raccontarle per minuto. E visto chela i> « ■ 1 1 1 * ■; non riveniva, accordammo* non toccare uè torre loro cosa alcuna par migliore * as- sicurargli, e lasciammo loro nelle trabacche limi- te delle coso nostre in luogo cbe le potessino vede- re. •■ torna minori ]vr la notte alle navi. E l'altro giorno, come venisse il ài . vedemmo alla spiaggia infinita gente e fummo a terra ; e aurora che di imi si mostrassi no paurosi, tutta volta ti assicurarono a trattare c<>n noi dandoci quanto loro domandava- mo. E mostrandosi molto amici nostri, ci dissono
queste ciano le loro abitazioni e che eran ve- nuti quivi per fare pescheria, e ci pregarono clic fossimo alle loro abitazioni e popolazioni, pere è ri volevano ricevere come amici , e«i missono a tan- ti amistà a causa di due uomini che tenevamo * con esso noi presi , perchè erano loro nitnici ; di modo che vista tanta loro import enay.ione . fatto nostro consiglio, accordammo-*; 28 di noi Crisciani andare con loro, bene a ordine e n-n l'ermo pro- posito, se necessario fu.-se , morire. E dipoi eoe fummo stati qui (piasi tre giorni, fummo con loro per terra dentro; e, a tre leghe delia spiaggia fum- ino con una popolazione di assai genti •• di poche
. perchè non eran più clic nove; dove fummo ricevuti con tante e tante barilaie cerimonie, che non basta la penna a scriverle, che furono con ii balli e canti e pianti mescolati di allegrezza* e
presentata f a Nearco j una gian quantità di farina di ■ pesci secchi .... usano quelle geriti il mangiar di pe- sci per cibo vulvare. Ram. T. I. p. 2"I. B Ai ' nostri continua in quelle Contrade lo stesso costume : in questo paeie , scrive il Barbosa , . . . attendono molto al pescare, et pigliano di grandissimi pesci . li quali insa- lano . . . mangiano li pesci secchi , et anche li danno a mangiare alli cavalli. Il), p. '2JS'
con mollo vivande. Equi stemmo la notte dove ni oflèpjono le loro donne, eli'- non ci potevamo difen- dere da i< »r« » ; e >li"«>i d* * efeere Btàti qui la notte3 e mezzo l'altro gkrtno, furono tanti i popoli ohe j)'*r m;ira\ iglia ci venivano a vedere , che < ratto sen- za conto*; e li pia vecchi ci prosavano che f'us- -i nO con loro ad altre popolazioni elio stavano* più dentro in terra, mostrando «li farci grandissimo onore; per on<lo accordarrfmo * di' andare, e non vi si può dire quanto onore ci feciono;e funimò a mol- te popolazioni . tanto che stemmo nove giorni nel viaggio; tanto che di già i nostri Cristiani che èra- no r -stati alle navi, stavano con sospetto di noi. E stando circa ìS leghe dentro infra terrà, deli- berammo tornarcene alle navi; e al ritorno era tan- ta la petite sì uomini come donne , rivo vennon'eon noi infine al mare, che fu cosa mirabile ; e sé al- cuno de' nostri si causava* 'del camminò, ci leva- vano *. in loro reti molto disqansatamente * , e al passare de' fiumi, che sono molti e molto èjrandi; con loro artificìi ci passavano tanto sicuri, che non levavamo * pericolo alcuno; e molti di loro veniva- no carichi delie cose checi avevan date, che éran nelle loro reti y>t dormire, e piumaggi molto ric- chi j molti arcui e frecce^ infiniti pappagalli di vari colori; e altri traevano * con loro Carichi t\i loro mantenimenti e di animali: che maggior ma- raviglia vi din» , che per bene avventurato si te- neva quello ', che avendo a passare un' acqua • ci poteva portare addosso, lì «riunii che fummo a ma- re . venuto nostri battelli, entrammo in essi, ed era tanta la calca r\nj loro facevano per entrare nelli ha! t<lli e venire a vedere le nostre navi, che ci maravigliavamo e con Li "battelli levammo *di es- si < pia uti potemmo e fummo alle navi; e tanti vennooo a nuoto, c\\t' ci tenemmo \\ry impacciati per vederci tanta gente nelle navi, che erano più
eli mille anime tutti nudi e senza arme; maravi- gliavonsi delli nostri apparecchi * e artifìci e gran- dezza delle navi: e con costoro ci accadde cosa ben da ridere , che fu , che accordammo * di spa- rare alcune delle nostre artiglierie ; e quando sa- lì * il tuono, la maggior parte di loro per paura ti astrarono a nuoto, non altrimenti che si fanno li ranocchi che stanno alle prode , che vedendo cosa paurosa , si pittano nel pantano : tal fece quella gente ; e quelli che restarono nelle navi , stavano tanto timorosi che ce ne pentimmo di tal fatto-, pure gli assicurammo con dire loro die con quelle armi ammazzavamo i nostri nimici . E a- vendo folgato * tutto il giorno nelle navi, dicem- mo loro che se ne andassino , perchè volevamo partire la notte; e così si partirono da noi, e con molla amistà e amore se ne furono a terra. In questa gente e in loro terra conobbi e viddi tariti de' loro costumi e lor modi di vivere , che non curo di allargarmi * in essi ; perchè saprà V. M. come in ciascuno dclli miei viaggi ho nptate le cose più maravigliose , e tutto ho ridotto in un volume in stilo di geografia , e le intitolo le Quattro Giornate ; nella, quale opera, si contiene le cose per minuto; e per ancora non so n' è da- ta fuora copia, perchè me necessario conferirla. Questa terra è popolatissima e di gente piena e d'infiniti fiumi e animali (27) e pochi sono simi- li a' nostri , salvo lioni , lonze, cervi, porci , ca- prioli e daini , e questi ancora tengono * alcuna
(21) Scrivono gli Avversai) che narra Amerigo di esser giunto ad una terra , che, dice coli, giudicammo essere Terraferma senza affaticarsi di addume le pro- ve Par. del Col. p. 159. 160 , come se gli infiniti fiumi e animali , 1 leoni . le lonze ec. che non si trovano in isole , dice altrove Amerigo , stando in terra ferma p. 17 > non fossero una prova bastante della «uà asserzione.
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difformità . Non tengono * cavalli né muli nò, con reverenza, asini, uè cani ne di sorte alcuna bestiame peculioso (28) ne vaccino; ma sono tanti gli al- tri animali, che tengono * ( e tutti sono salva tichi e di nessuno si servono per loro servizio ) che non si posson contare. Che diremo d' altri uccelli, che son lauti e di tante sorte e colori di penne, che è maraviglia vedergli? La terra e molto ame- na e fruttuosa 3 piena di grandissime selve e bo- schi, e sempre sia verde che mai non perde foglia. Le frutte son tante che sono fuor a di numero , e difforme al tutto dalle nostre . Questa terra sta dentro della torrida zona giuntamente o di bas- so * del parallelo, che descrive il tropico di Gì li- cer * , dove alza il polo dall' orizonte 23 gradi , nel fine del secondo clima . Vennonci a vedere molti popoli e si m ara vi glia vano delle nostre effi- gie e di nostra bianchezza , e ci domandarono don- de venivamo, e davamo loro ad intendere che ve- nivamo dal Cielo e che andavamo a vedere il mondo , e lo credevano . In questa terra ponem- mo Fonte di battesimo e infinita gente si battez- zò j e ci chiamavano in lor Lingua Carabi , che vuol dire Uomini di gran Savidoria *. Partimmo di questo Porto, e la provincia si dice Lariab (29)
(28) Questa voce non è Italiana, Spagnuola o La- tina; viene però da quest'ultima lingua, in cui pecu* lium significa gregge di animali domestici , e special" mente di pecore .
(29) Così si legge neh' Edizion del Valori: ne fe- cero gran festa , per non so quali insulse ragioni , alcu- ni Critici poco esperti , e riprovarono francamente il Mun- stero , il Ginntini ed altri, che a Lariab sostituitoli Pa- ria, quasi che in queiia stessa Edizione, ove si legge Combatti per Cannibali, Bcsechicce per Bcseneghe , Me- lacca per Malacca, Badia di tutti i Santi per Baja di tutti i Santi ec , fosse stato impossibile o molto strano il trovar Lariab per Pariab o Panasi
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e navigammo a lungo della rosta- sempre a v della terra (noto, elie corremmo d'essa 870 leghe tuttavia verso il maestrale , facendo per essa multe scale, e trattando con multa gente; e in molti luo- ghi riscattammo * uro, ma non molta quantità , assai facemmo in discoprire la terra e 'li sapere die tenevano»* oro. Eravamo «ria stati fr.-iliei mesi nel viaggio, e di già i rinvili e irli apparecchi * erano multo consumati e sii nomini causati -*; accordam- mo * di comune consiglio porre le nostre navia mon- te , e rivolgerle per stopparle ( che facevano molta acqua )e ealefatarle * e ornarle * di nuovo, e tor- narcene por la volta di Spagna; e quando questo deliberammo, stavamo * giunti * con un l'urto, il migliore del mondo, noi quale entrammo run le nostre navi; dove trovammo infinita gente la fila- le con molla amistà ci ricevè^ e in terra facem- mo un l»a.sl iune run li nustri battelli e con tonfi- li e botte e nostre artiglierie, che giocavano prr tutto,; e discaricate e alleggiate nostre navi, le. tirammo in terra e le correggemmo* «li tutto <|ue[- lu , che era necessario ; e la nenie di terra ci det- te grandissimo aiuto, e (li continuo ci provvede- vano ch'Ile loro vivande ( che in questo l'urto po- dio gustammo delle nostre ) che ci feciono buon giuoco, perchè tenevamo* il mantenimento perla volta * poco e tristo: dove stemmo 3j (3o) giorni, e andammo molte volte alle loro popolazioni, do- ve ci feciono grandissimo onore; e volendoci par- tire per nostro viaggio, ci feciono richiamo «li rumo, eerti tempi dell'anno, venivano per la via di mare in questa lor terra una gente molto eru- dele e loro nimiei , e con tradimenti <» e<»n forza ammazzavano molti «li l««ro e se'gli mangiavano e alenui cattivavano * e irli levavan * presi alle lor
(30J Errerà lesse 27.' Hiat. Gerì, des Vny. [> l^Ò.
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CAM o terra, e che appena si polivano difende- re <la lori» ; facendoci segnati . che erano gente d'isole, e potevano stare «lenirò in mare 100 Je- ghe;econ tanta affezione ci dicevano questo, rlie lo credemmo Loro e promettemmo loro * L i vendi- cargli li tanta ingiuria, e loro restarono inolio allegri di questo e molti di loro si offersono di venire con esso noi 5 ma non gli volemmo levare * per limile cagioni, salvo che ne Levammo * sette , con condizione che si venissino poi in canne , per- chè non ci volevamo obbligare a tornarli * a Lo- ro terra; e furono contenti, e così ci partimmo da queste genti lasciandoli molli» amici nostri, ft rimediate * nostre navi e navigando sette giorni al- la Volta del mare per il vento intra irreco e le- vante, al capo delli sette giorni, ci riscontrammo indi-1 ìsole, che ejran molte e alcune popolate e altre deserte ; e eurgemmo *■ con una di esse (dove vedemmo molla gente) che la chiamavano Iti; e stipali * i nostri battelli di buòna gente e in cia- scuno tre tiri di bombarde, fummo alla volta di terra, dove trovammo stare al pie * di 4^0 uomi- ni e molte donne e tutti disnudi * come i passati. Erano di buon corpo e ben parevano uomini bel- licosi , perchè erano armali di loro armi che souo archi, saette e lancie ; e la maggior parte di lo- ro tenevano * tavolaccine quadrate, e di modo se le ponevano, die non irl impedivano il trarre dell'arco; e coni' fummo a circa di terra con li battelli ad un tiro d' arco ,• tutti saltarono nelF ac>- qua a tirarci saette e difenderci * che poti saltas- simo in terra ; e tutti eran dipioti i corpi loro di diversi colori e impiumati con penne; e ci dice- vano h' Lingue (>i ) che con noi erano, che quari-
(31 ) Altra voce, che in questo significato escono, saura ah' Italiaiio e allo Soagnuolo ; semina che cui vo.
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do rosi si mostravano dipinti e impiumati , davafl
segnale di voler combattere ; e tanto perseveraro- no in difenderci * la terra , che fummo forzati a giocare con nostre artiglierie; e come sentirono il tuono e viddono de5 loro cader morti alcuni , tut- ti si trassono alla terra ; onde fatto nostro consi- glio, accordammo * saltare in terra quarantadue di noi , e se ci aspattassino , combatter con loro . Così saltati in terra con nostre armi, loro si ven- nono a noi e combattemmo a circa d' un' ora , che poco vantao-orio levammo * loro , salvo che i nostri balestrieri e spingardieri ne ammazzavano alcuno, e loro ferirono certi nostri : e questo era perchè non ci aspettavano ne al tiro di lanciane di spa- da ; e tanta forza ponemmo al fine, che venimmo al tiro delle spade ; e come gustassino le nostre armi, si missono in fusra per i monti e boschi, e ci lasciarono vincitori del campo con molti di lo- ro morti e assai feriti ; e per questo giorno non travagliammo altrimenti di dare loro drieto , per- chè stavamo * molto affaticati, e ce ne tornammo alle navi con tanta allegrezza de' sette uomini , che con noi eran venuti, che non capivano in lo- ro . E venendo P altro giorno , vedemmo venire per la terra gran numero di gente , tuttavia con segnali di battaglia , sonando corni e altri vari strumenti che loro usano nelle guerre , e tutti di- pinti e impiumati, che era cosa bene strana a ve- derli; il perchè tutte le navi fecion consiglio, e fu deliberato , poiché questa gente voleva con noi nimieizia , che fussimo a vederci con loro e di fa- re oirni cosa per farceli amici ; in caso che non
glia dire interpetri , turcimanni . Infatti ne dà la spiega- zione il Ramusio. T. Ili p. 152. B, ehe dice: il Capi- tan generale ordinò ad un Indiano . . . iluamato Giù» liano t che era buona lingua o interpetrz .
49 volessino nostra amistà, che gli trattassimo come ni- ni ici , e che quanti ne potessimo pigliare di loro, tutti lussino nostri schiavi. E armatici, come mi- glior * potevamo , fummo alla volta di terra e non ci difesono * il saltare in terra , credo per paura delle bombarde • e saltammo in terra 5j uomini in quattro squadre , ciascun Capitano con la sua gente, e fummo alle mani con loro; e dipoi d' * una lunga battaglia, morti molto di loro, irli mettemmo in fuga e seguimmo lor dietro fino a una popolazione , avendo preso circa 25o di lo- ro (32), e ardemmo la popolazione e ce ne tor- nammo con vittoria e con i5o prigioni alle navi, lasciando di loro molti morti e feriti , e de' nostri non morì più che uno e 22 feriti, che tutti scam- parono 9 Dio sia ringraziato . Ordinammo nostra partita; e li sette uomini, che cinque ne eran fe- riti, presono una canoe dell'isola, e con sette pri- gioni che demmo loro , quattro donne e tre uomi- ni, se ne tornarono a lor terra molto allegri, ma- ravigliandosi delle nostre forze; e noi ahi * facem- mo vela per Spaglia con 222 prigioni schiavi , e giugnemmo nel Porto di Calis adì i5 di Ottobre 149^ (33) , dove fummo ben ricevuti, e vendem- mo nostri schiavi . Questo è quello che mi accad- de in questo mio primo Viaggio di più notabile .
(32) Errerà scrisse 25, forse per errore del Mano- scritto o della stampa, di cui fece u«o ; non sembrando verisimile il piccol numero dei prigionieri . Hist. Gén. Jes Voy. T. XLV. p. 259.
(33) Grineo, Munsrcro , Giuntini ec. scrissero 1499, dimenticando che il Vespucci partì nel Maggio del 1497 e viaggiò per 17 mesi. Chi fondasse su questa variante una stolta objez.ionc contro la partenza nel 1497 , eade- rebbe nel vergognoso assurdo che rilevai nella Diss. Giust. N. 55-
Òo LETTERA I. DI AMERIGO VESPUCCI
A
LORENZO DI PIER FRANCESCO DE' MEDICI
Che contiene un esatta descrizione J^l suo secondo Viaggio fatto per. i Re di Spagna.
-iYIagnifìco Signor mio Signore. È gran tem- po che non ho scritto a Vostra Magnificenza; e non lo ha causato altra cosa né nessuna, salvo non mi essere occorso cosa degna di memoria . E la presente serve per darvi nuova, come ri rea <li un mese fo venni dalle parti della India per la via del mare Oceano, con la grazia di Dio, a salvamento a questa Città di Sibilia , e perchè cre- do che Vostra Magnificenza avrà piacere d'inten- dere tutto il successo del Viaggio e delle cose che più maravigliose mi si sono offerte. E se io som» alcun tanto prolisso, pongasi a leggerla quando più di ozio estarà *3 o come frutta di poi Levata la mensa . V. M. saprà come per commissione dell' Altezza di <|u«-;ri Re di Spagna mi partii con due caravelle a'xvm di Maggio del 1 499 per andare ad iscoprir aila parte del Sudueste * p-r la via del mar oceano (34) e presi mio cammino a luno-o della costa d'Africa, tanto che navigai al- le Isole Fortunate che oggi si chiamano le Isole di Canaria: e dipoi d9 * avermi * provvisto di tutte
(34) In uno dei Codici Riccardiani , quello di cui fece uso il Bandini , leggesi per la Via delia Mari-ita- na, voce die non ha senso.
f)i
lo cose necessarie , fatta nostra orazione e preghie- re a Gécemo vela di un9 Isola ohe si chiama la Go- mera , e mettemmo la prua per il libeccio e na- vigammo wmi dì con fresco vento senza vedere ferra nessun,! e ;i ! capo di wim dì avemmo vi- sta <li terra e trovammo avere, navicato al pie * di i3oo leghe discosto dalla Città di Galis per la v Li di Libeccio. Vista la terra, demmo grazie a Dio e buttammo fuora le barche e con xvi uomini fummo a (erta e la trovammo tanto piena d'albe- ri , die era cosa maravigliosa noo solamente la grandezza di essi , ma la verdurai ( che mai per- dono foglie ). e l'odor suave elie di essi saliva* ( che sono tutti aromatici j e dava tanto conforto all'odorato, che gran recreazione pigliavamo d'es- so. E andammo con le barche a Lungo della ter- ra \mt vedere se trovassimo disposizione per saltare in terra; e come era terra bassa., travagliammo tutto il dì fino alla notte, e mai trovammo cam- mino uè disposizione per entrar dentro dentro in terra ; che non solo ee Jo difendeva *la ferra bas- sa . ma la spessii odine degli arbori ; di maniera che accordammo * di tornare a' navili e d'andare a tentar la terra in altra parte: e una cosa mara- vigliosa vedemmo in questo maro, che fu, elie pri- ma che allegassimo * a terra a i5 leghe, trovam- mo l'acqua dolce come di fiume, e levammo * di essa ed empiemmo lui 'e le botte vote che teneva- mo*. Orinati che fummo a9 navili-, levammo l'an- core e facemmo vela , e mettemmo la prua per mez- zo; perchè mia intenzione eradi vedere se poti VO volgerò urio cavo di terra, che Ptolomeo nomina il (lavo * di Gattegara ( che è giunto * con il Si- no magno) che per mia opinione, non stava mol- to discosto da esso (35) secondo i gradi della lon-
^35 J H^ ^piegato queòto luu»o nella Dt>a. GiUàt. N. A7. 85.86.
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gitudiue e latitudine •> come qui a basso si darà conto . Navigando per il mezzo dì a lun^o di co- sta, vedemmo salir * dalla terra due grandissimi rii o fiumi , che I' uno veniva dai ponente e cor- reva a levante , e teneva * di larghezza quattro le- ghe che sono sedici miglia ; e 1' altro correva dal mezzodì al settentrione , ed era largo tre leght- : e questi due fiumi credo che causavano essere il mare dolce a causa della loro grandezza. E visto, che tuttavia la costa della terra si trovava essere terra bassa, accordammo * d'entrare in uno di questi fiumi con le barche e andar tanto per es- so, che trovassimo o disposizione di saltare in terra o popolazione di gente; e ordinate nostre barche e posto mantenimento in esse per quattro dì , con 20 uomini bene armati ci mettemmo per il rio * e per forza di remi navigammo per esso al pie * di due dì , opera * di diciotto leghe tentando la ter- ra in molte parti; e di continuo la trovammo es- sere continuata terra bassa e tanto spessa d'alberi , che appena un uccello poteva volare per essa ; e così navigando per il fiume , vedemmo segnali cer- tissimi che la terra a dentro eia abitata: e per- che le caravelle restavano in luogo pericoloso quan- do il vento lussi saltato alla traversia, accordam- mo*al fine de' due dì tornarci alle caravelle e lo ponemmo per opera*. Quello, che qui viddi , fu, che vedemmo una infinitissima (36) cosa * d' uc- celli di diverse forme e colori , e tanti pappagal- li e di tante diverse sorte, che era maraviglia; alcuni colorati come «;rana*altri verdi e colorati e limonati, e altri tutti verdi e altri neri e in- carnati ; e il canto degli altri uccelli che istava-
(36) Nel Codice Kiccard. seguito dal Bandini , si legge bruttissima cosa d'uccelli, il che può convenire all' Arpie, non agli uccelli che descrive il Vespucci .
53 no negli alberi , era cosa fcam suave e di tanta melodia, che ci accadde molte volte istar para- ti * per la dolcezza loro. Gli alberi loro sono di tanta bellezza e di tanta soavità, che pensammo essere nel Paradiso terrestre ; e nessuno di quelli alberi né le frutte di essi tenevano * conformità co' medesimi di questa parte; e per il fiume ve- demmo dimolte gente pescare e di varie deformi- tate * . E giunti che fummo a' navili . ci levammo * facendo vela . tenendo la prua di continuo a mez- zodì ; e navigando a questa via, e stando larghi* in mare al piò * di quaranta leghe, riscontrammo una corrente di mare che correva di scirocco al maestrale , che era tan * grande e con tanta furia correva, che ci mise gran paura e corremmo per essa grandissimo pericolo. La corrente era tale, che quella dello stretto di Gibilterra e quella del Faro di Messina sono uno stagno a comparaziou di essa: di modo che, come ella ci veniva per prua, non acquistavamo cammino nessuno ancora che avessimo il vento fresco ; di modo che visto il poco cammino che facevamo e il pericolo in che stavamo * , accordammo *di volger la prua al mae- strale e navicare alla parte di settentrione. E per- chè , se ben mi ricordo , Vostra Magnificenza so che intende alcuntanto * di cosmografia, intendo descrivervi quanto fummo con nostra navigazione per via di longitudine e di latitudine. Dico , che navicammo tanto alla parte di mezzodì, che en- trammo nella torrida zona e dentro del circolo di Cancer * : e avete di tener per certo, che in- fra pochi dj , navicando per la torrida zona, a- vruimo viste di quattro ombre del Sole, in quanto il Sole ci stava per zenit a mezzo dì: dico , stan- do il Sole nel nostro meridione, non tenevamo* ombra nessuna, che tutto questo mi accadde mol- te volte mostrarlo a tutta la compagnia e pigliarla
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per testimonio a causa rifila nenie grossa ri a *5 che non sanno come la spera dèi Sotè va per il suo circolo nVI zodiaco j che n nn vétta vedevo I li- bra al meridione e altra ai seti reninone e altra, all'occidente e altra all'oriente e alcuna volt, un'ora o due del dì non lenivamo * ombra nes- suna (07). E tanto navigammo per la torrida sto- na alle parte d-'- -austro , che ri trovammo retai di basso * d'Ila linea equinoziale, e tener * 1' un polo «• I altro al fine del nostro ofizonte s e la passammo ài sei gradi e del tutto perdemmo* la stella tramontana; che appena ci si mostravano ]e .«-telle dell'Orba minore, o per me' dire le guar- die che volgono * intorno al Firmamento: e come desideroso d' essere autore che se'gnuséi la Staila del Firmamento dell' altro polo . rtérdéi molte Nol- te il sonno di notte in contemplare il movimento delle stelle dell altro polo, per segnar quale di esse tenessi *> minor movimento j e che fussi più presso al Firmamento; e non potetti con quante male nòtti ebbi e con quanti strumenti u.-ai. clic fu il quadrante e l'astrolabio. Non segnai stella c\\p tenessi * men che dirci irradi di movimento all'intorno del Firmamento; dimodoché non rio- stai satisfatto in me medesimo di nominar nessu- na per il polo del meridiono , a causa del gran circolo che facevano intorno ai Firmamento: e men- tre che in questo andavo*, mi ricordai di un det- to del nostro Poeta Dante, del quale fa meu&io- ne nel primo Capitolo dei Purgatòrio quando frn-
( 32 ) ^°pra questi cangiamenti dell' ambre solari può veder.ii la Sfera del Sacrobosco Cap. III. e il Comento del Giuntmi a questo luogo. Vedasi anche il Rara usto T. I. p. 268 C, e si deduca che il Vespucci non era tra quei moderni, i quali, come dice lo stesso Rai sin, non hanno mai haviiti in considerazione questi • accidenti deli' ombre .
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<rc di salire* di questo cmisperio e trovarsi noli al- tro, che volendo descriver il polo Antartico dice:
Io mi volsi a man destra e posi mente AiC altro polo , e vidi, quattro stelle JSon viste mai. fuor che alla prima gente:
Goder pareva il Ciel di lor Jiammelle ; O set/ e ut 'ri onal vedovo sito, Poiché privato sei di mirar quelle .
Che secondo me , mi pare che il Poeta in questi versi voglia d(j;<"rivere , per le quattro stelle, il polo dell'altro Firmamento, e non mi diffido fino a qui ciie quello che dice , non sia la verità {2t6) ,
( 38 > Vedasi l'Elogio del Vespucci . Io mi contente- rò di riportare ciò che del Polo Meridionale notarono il Pigafeua, un Portoghese, il Corsali ed il Giuntini. Ecco le parole del primo : nel polo antartico si veggono molte nelle concretiate irniente , che sono come due ne- Lule , separate V una dalC altra , ed un poco oscure nel mezzo. Tra queste ne sono due non molto grandi né mol- to lucenti che poco si muovono , e quelle due sono il po- lo antauico. Ramusio T. I. p 356 C. Ecco le parole del Portoghese: come giungemmo al rio dell' oro , comin- ciammo a veder quattro sttlle di mirubil grandezza e lucidità , poste in fai ina d' una croce , quali sono 3° lontane dal polo antartico , e le chiamiamo il Cinsero ( la Crociera ) , e drizziamo un istrumenio ad una delle dette quattro stelle , che è il piede del Crucerò , e come la si trova al mezzodì , sapemo esser per mezzo del po- lo antartico , Ib. p. II^. 0- Meglio ancora il Corsali in conferma dell' osservazione ed applicazione d' Amerigo : in che luogo sia il polo antartico . . . evidentemente lo munì fatano due nugole di ragionevol grandezza s che intorno ad esso continuamente , hora abbassandosi et bo- ra alzandosi , in movimento circolare camminano con u- na stella sempre nel mezzo, la quale con esse si volge lontana dal polo circa 11* ; sopra di queste apparisce li- na croce maravighosa nel mezzo di cinque stelle che la
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perchè io notai quattro stelle figurate come una mandarla, che tenevano * poco movimento; e sa Dio mi dà vita e salute, spero presto tornare in quello emisperio e non tornar senza notare il po- lo . In conclusione diro 5 che nostra navigazione fu tanto alla parte del meridiono , che ci allar- gammo * pel cammino della latitudine dalla Città di Gnlis 60 gradi e mezz.; perchè sopra la Città di Calis alza il polo Zo gradi e mezz. , e noi ci trovammo passati dalla linea equinoziale 6 gra- di (39): questo basti quanto alla latitudine. A- vete da notare che questa navigazione fu del mese di Luglio, A°;o«to e Settembre , che come sapete , il Sol rt^gna più di continuo in quest" nostro emisperio e fa l'arco maggior del dì e minor quello della notte: e mentre che stavamo nella linea equino- ziale
circondano . . . con altre stelle che con essa vanno in- foino al polo, girandole lontano circa 3°°> e fa *"° cor* so in 24 hore , et è di tanta bellezza, che non mi pa- re ad alcuno stgno celeste doverla comparare . . . cre- do che sia questo il Crusero , di che Dante parlò . . . con spirito profetico : Io mi volsi a man destra ecc. Ib. p. 177. E. Finalmente il Giuntini nei Comenti alla Sfe- ra del Sacro Bosco scrisse : Portugallenses nautae dum petunt nobilissimum Indiae Emporium , quod hodie Cale cutum dicitur , ambientes totum Atlanticum Oceanum , vident alterum polum interdum supra 500. exaltatum , demerito interim nostro polo . In C. I. Sph Io. de Sacr. Bosc.
(39) Ecco questo brevissimo calcolo:
Dal Polo all' Equatore 90*
Dall' Equatore in la 6
Somma 90
Tolgo la latit. che eguaglia 1' altez. del Polo 3 jè
Resta 00 h
Il rimanente di questo Metodo è bastantemente di»
chiarato nella D.ss. Giust. N. 90. e segg.
siale o circa" di PflBa a 4 o 6 grani . che fu dea mesci «li Luglio e d'Agosto, la differenza dei <1j «opra la notte non si sentiva e quasi il dì colla notte era. eguale , o molto pora era la differenza . Quanto alla longitudine . dico che in saperla trovai tanta difficoltà , che ebbi grandissimo tra*- vaglio in conoscer certo il cammino che avevo fat- to per la via della Longitudine ; e tanto travagliai che al fine non trovai miglior cosa, che era a guardare e veder di notte le opposizioni dell' un pianeta coli' altrove massime della Luna con gli altri pianeti; perchè il pianeta della Luna è più lcatrier * di corso che nessuno altro ; e riscontra- talo con F Almanacco di Giovanni da Monterà- ciò , che fu composto al meridione della Città di Ferrara , accordandolo con le calcolazioni delle Tavole del Ee Don Alfonso: e di poi di * molte note , che ebbi fatto sperienza, una notte in fra l'altre, essendo ai ventitré di Agosto del l499 (che fu in consunzione della Luna con Marte , la quale , secondo F Almanacco , aveva a essere a mezza notte o mezza ora prima ) trovai , che quan- do la Luna salì * all' orizzonte nostro } che fu un' ora e tnezz. dipoi di * posto il Sole, aveva pas- sato il pianeta alla parte dell'Oriente; dico, che la Luna stava più orientale che Marte circa d'un grado e alcun minuto più , e a mezza notte stava più all'Oriente 5 gradi e inezz. , poco pùj o me- no (4©); di modo che fatta la proporzione: se 2^
5
(40) Il Bandirli lesse 15 gradi e mezzo, errore in- tollerabile; vedasi la citnra D>ss. Giust. N. 9?, ove è corretto anche 1' altro numero stranissimo 15466. Si noti ancora che il numero 1366", dovrebbe essere 1375 :,
ma Vespucci ha qui trascurato un mezzo grado , e mol' implicati i soli 82° per 16^.
58 ore mi Taglione 36o gradi 3 che mi varranno 5 ore e mezzo?, trovo che mi varranno 82 gradi e mezz. ; e tanto mi trovavo di Longitudine del meridione della Città di Calis: che dando a o- gni grado 16 Leghe P f]ue terzi, mi trovavo più all' occidente che la Città di Calis l366 Leghe • due terzi, clic sono 54^6 miglia e du«> t«*rzi . La ragione perchè io do 16 Legke e due terzi per ogni grado è , perchè , secondo Tolomeo e Alfa- grano , la terra volge * 24COO miglia , ( 41 )che \a- gliono 6000 Leghe, che ripartendole per 36o gra- di , avvene a ciascun <rrado ìG leghe e due ter- zi ; e questa ragione la certificai molte volte col punto tìV piloti e la trovai vera e buona. Panni 5 Magnìfico Lorenzo, che la maggior parie de' fi- losofi in questo mio viaggio sia reprobata 9 che dicono che dentro della torrida zona non si può abitare a causa del gran calore; e io ho trovato in questo mio viaggio essere il contrario; che l'a- ria è più fresca e temperata in quella regione che fuori di essa ; e che è tanta la gente che dentro e^sa abita che di numero sono molti più che quel- li che di fuora d'essa abitano , por la ragione che di basso si dirà ; che è certo che più vale la pra- tica che la teorica .
Fino a qui ho dichiarato quanto navigai al- la parte del mezzodì e alla parte dell' occiden- te : ora mi resta di dirvi della disposizione del- la terra che trovammo e della natura dolli abi- tatori e di lor tratto, e delli animali che vedem-
(41; Sacro - Bosco fa giungere il circuito della Ter- ra a 3I5°° miglia : il Venator Balani a 30000 e gli A- srronomi moderni a 21600 prendendolo all' Equatore 9 e a 21532 prendendolo ai Poli. Amerigo si è dunqu» approssimato più d' ogni altro alla stima moderna .
»io , e di inolia altre cose che mi si òflfersóno de- gne di memoria. Dico3 che dipoi che noi vol- gemmo nostra navigazione alla parlo del Setten- trione, la prima terra che noi trovammo essere
abitata . fu un Isola olio distava * dalla linea e- quinoziale io gradir; e quando fummo gioliti* con essa, vedemmo gran gente alla origlia * dei mare, che ci stavano guardando coinè cosa di ma- raviglia, e sorgemmo * giùnti * con terra, opera * d'un miglio e armammo le barche e fummo a ter- ra 22 uomini bene armati; e la gente, come ci ridde saltare in terra e conobbe che eramo gente difforme di sua natura (perchè non tengono * bar- ba nessuna, ne vestono vestimento nessuno così ili Uomini come le donne , che come maliron * del ventre di lor madre, cosi vanno, che non si coo- prono vergogna nessuna; e così per la difformità del colore , che lor sono di color come bigio o lio- nato, e noi bianchi ) di modo ohe avendo paura di noi , tutti si missònó nel bosco e con gran fa- tica per via di segnali gli assicurammo e prati- cammo con loro; e trovammo che erano di una generazione che si dicono Cannibali che ( quasi la maggior parte di questa generazione o tutti ) vi- vono di carne umana, e questo lo tenga per crr- to vostra Magnificenza . Non si mangiano in fra loro , ma navigano in certi navili che tengono * che si dicono canoe*, e vanno a traer * preda delle Isole o terre commarcane * d' una generazio- ne inimici loro e d'altra generazione che non sod loro . Non mangiano femmina nessuna , salvo che (42) le tengono * come per istrane *; e di que- sto fummo certi in molte parti dove trovavamo •hi gente; sì perchè e' ci accadde mòlte>volte ve-
(42) Le tengono per ischiave . Ferd. Col. p. 95. t.
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rW l'fìSM e rapi d'alcuni Hip fi avevano man- giali, e loro non lo negano; quanto più che ce ]o dicevano i lor nemici che ai continuo stanno in timor di essi. Sono gente di gentil disposizio- ne e di bella statura; vanno disnudi del tutto; le loro armi sono arine con saette e queste trag- gono, e rotelle; e son gente di buono sforzo e di grande animo. Sono grandissimi balestrieri: in conclusione avemmo pratica con loro e ci levaro- no * a una lor popolazione che i stava dentro in terra, opera * di due leghe, e ci dettono da far colazione; e qualsivoglia cosa die lor si doman- dava, allora la davano, credo più per paura che per amore: e dipoi d'* essere stato con loro tut- to un dì, ci tornammo a' navili, restando con lo*- ro amici. Navigammo lun^o la costa di quest'I- sola e vedemmo alla origlia * del mare altra gran poblazione *: fummo con il battello in terra e tro- vammo che ci stavano attendendo e tutti carichi di mantenimento, e ci dettano da far colazione molto bene secondo le loro vivande: e visto tan- to buona gente e trattarci tanto bene, non osam- mo tor nulla del loro e facemmo vela e fummo a metterci in un golfo che si chiamò il golfo di Paria s; e fummo a surgere * in fronte d'un gran- dissimo rio * che causa esser l'acqua dolce di que- sto golfo ; e vedemmo una gran popolazione che istava giunta * con lo mare ; adonde * avea * tan- ta gran gente, che era maraviglia , e tutti sta- vano senza armi e in suon * di pace; fummo con le barche a terra e ci ricevei tono eoo grande amo- re e ci levarono * alle lor case , adonde * teneva- no * molto bene apparecchiato da far colazione. Qui ci dettono a bere di tre sorte di vino, non di vite ma fatto di frutte come la cervogia , ed era molto buono ; qui mangiammo molti mirabo-
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lani (43) freschi che è una molto real frutta , e ci detrono molte altre frutte, tutte difforme dal- le nostre e di molto buon savor , e tutte di savor e odor aromatico . Dettonci alcune perle minute e undici grosse , e con segnali ci dissono che se volevamo aspettare alcun dì , anderebbono a pe- scarle e die ci trarrebbono* molte di esse ; non cu- rammo di tenerci dietro a molti pappagalli e di vari colori , e con buona amistà ci partimmo da loro . Da questa gente sapemmo come quelli dell* Isola sopradetta erano Cannibali , e come man*- piavano carne umana. Salimmo * di questo golfo e fummo a lungo della terra , e sempre vedeva- mo grandissima gente j e quando tenevamo * di- sposÌKÌOfie, trattavamo con loro e ci davano d'el- io * che tenevano *, e tutto lo che gli domanda- vamo. Tutti vanno ignudi come nacquono \ sen- za tener * vergogna nessuna ; che se tutto si aves- si di conlare , di quanto poca vergogna tengono *, starebbe entrare in cosa disonesta, e migliore * è tacerla . Dipoi d'J * aver navicato al pie * di 4^0 leghe di continuo per in costa, concludemmo che questa era terra ferma, che la dico e5 confini dell9 Asia per la parte ci' oriente e il principio per la parte d' occidente ; perchè molte volte ci ac- cadde vedere diversi animali, come lioni , cer- vi, cavrioli, porci salvatici, conigli, e altri ani- mali terrestri che non si trovano in Isole, stan- do in terra ferma . Andando un di in terra den- tro con venti Uomini, vedemmo una serpe 0 ser- pente, che. era lunga opera * di otto braccia ed era grossa come io nella cintura : avemmo gran,
(43) Voce Greca corrotta dai Portoghesi e Spagnuo- li , che di mvrobalanos fecero mirabolano , specie di ghianda o frutto molto trustoso che pi assomiglia, a,Ua susina. Ved. Ramus. T. I. in più luoghi.
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paura di essa e a causa di sua vista ., tornammo al mare. Molte volte mi accadi le vedére animali fe- rocissimi e serpi grandi. E navicando per la co- sta j oiini dì discoprivamo infinita gente e varie lingue, tanto che quando avemmo navicato 4°° leghe per la costa, cominciammo a trovar pente che non volevano nostra amistà, ma stavanci a- spettando con le loro armi, che sono archi e saet- ti . e con altre arme clic tengono *: e quando an- davamo a terra con le barche , difendevanci * il saltare in terra; di modo che eravamo forzati combatter con loro , e al (ine della battaglia li- Juravan mal * con noi, che sempre, come sono disnudi * facevamo di loro grandissima mattan- za *; che ci accadde molte volte ]6 di noi com- batter con 2000 di loro e al fine disbarattagli * e ammazzar molti di essi e rubar loro le case . E un di in fra gli altri, vedemmo una grandis- sima gente e tutta posta in arme per difenderci * die non fuggirne a terra : armammoci 26 uomini bf,ne armati, e coprimmo le barelle a causa del- le saette che ci tiravano; che sempre, prima eh» ia [tassi mo in terra , ferivano alcuno di noi . E poi- ché ci ebbono difeso * la terra quanto potettono, aiiìn saltammo in terra e combattemmo con loro grandissimo travaglio ; e la causa perchè teneva- no * più animo e maggiore inforzo contro noi, era, ♦•he non sape\ano che arme era la spada ne co- me tagliava : e così combattendo, fu tanta la mol- titudine della gente che caricò sopra noi e tanta moltitudine di saette, che non ci potevamo rime- diare; e «piasi abbandonati della speranza di vi- vere, voltammo le spalle per saltar nelle barche. E così andandoci ritraendo e fuggendo , un ma- rinaro de' nostri, che era Portoghese, uomo d'età di j'à anni, che era restato a guardia del bat- tello, visto il pericolo in che stavamo, saltò del
battello in tetra e con gran voce ci disse: figliuo- li volgete il viso ni vostri inimici , che Iddio vi darà vittoria ; e gittossi ginocchioni e fece ora- zione , e dipoi fece una gran rimessa eon gi'Tndi, e tutti noi con lui «puntamente * così feriti come istavamo; di modo che ei volsono le spalle e eo- minciarono a fuggire , e al fine gli disbarattam- mo * e ammazzammo di essi l5o e ardemmo lo- ro 180 case : e perchè stavamo * mal feriti e strac- chi, ci tornammo a'navili, e fummo a riparar * in un Porlo , adonde * istemmo venti dì , solo per- chè il medico pi curassi; e tutti scampammo, sal- vo uno che stava ferito nella poppa manca . E di? poi dì * sanati tornammo a nostra navigazione , e per questa medesima cosa ci accadde molte volte combattere con infinita gente e sempre con loro avemmo vittoria . E così navicando , fummo sopra un Isola che istava discosto della terra ferma i5 leghe; e come alla giunta non vedemmo gente f. l'Isola parendoci di buona disposizione, accor- dammo* d'ire a tentarla , e fummo a terra 11 nomini e trovammo un cammino e ponemmoci an- dar presso due leghe e mezz. dentro in terra ; e trovammo una popolazione d'opera* di 12 ca- ge, adonde * non trovammo salvo sette femmine, e di tanta grande istatura, che non aveva* nes- suna che non fusse più alta che io , una spanna e mezzo-, e come ci viddono, ebbono gran paura. di noi , e la prin^ipal di esse che cerio era don- na discreta , con seìraali ci levò * ad una ca«a e ci fece dar da rinfrescare , e noi , come vedem- mo tan * grande donne , accordammo * di rubar due di loro che erano giovane di quindici anni, per far presente di esse a questi Re. che senza dubbio eran creature fuor della statura degli uo- mini comuni: e mentre che stavamo in questa pra- tica, vennono 36 uomini uà entra rouo nella ca^a
64 dove istavano bevendo, etl erano di fant alta «ta- tura , che ciascuno di loro era più alto stando gi- OocchioDÌj che io ritto. In conclusiune erano di statura di giganti, secondo la grandezza, e pro- porzion del corpo che rispondeva con la gran- dezza ; che ciascuna delle donne pareva una Pan* tasilea . , e cri i uomini Antei; e come entrarono, furono alcuni de' nostri medesimi che ebbono tan- ta paura , che Oggi indi non si tendono sicuri . Tenevano * archi e saette e pali * grandissimi, fat- ti come spade; e come ci viddono di statura pic- cola, cominciarono a parlar con noi per saper chi e ramo e di che parte venivamo; e noi dando del buono per la pace , gli rispondevamo per segnali, che eramo «rente di pace e che andavamo a veder il mondo ; in conclusione tenemmo per bene par- tirci da loro senza questione , e fummo pel mede- simo cammino che venimmo, e ci accompagnaro- no fino al mare e fummo a'navili . Quasi la mag- gior parte degli alberi di questa Isola son di ver- zino e tanto buono come quel di levante . Di que- sta Isola fummo ad altra Isola commarcana * di essa a dieci le<rhe, e trovammo una grandissima popolazione , che tenevano * le loc case fondate nel mare come Venezia, con molto artificio; e maravigliati di tal cosa, accordammo * di anda- re a vederli ; e come fummo alle lor case , vol- lon difenderci * che non entrassimo in esse . Pro- varono come le spade tagliavano ed ebbono per bene lasciarci entrare, e trovammo che teneva- no * piene le case di bambagia finissima; e tutte le trave di lor case erano di verzino, e togliem- mo molto alghoton * e verzino, e tornammo a'na- vili . Avete da sapere, che in tutte le parte che saltammo in terra, trovammo sempre grandissi- ma cosa * di bambagia , e per il campo , pieno d' al- beri di essa } che si potrebbe caricare in quelle par*
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te quante caravelle e navili son nel mondo, di cotone e «li versino, In fine navigammo altre 3oo Italie per la rosta trovando di continuo gente; brave * , e infinitissime volte combattemmo tori loro, e pigliammo di essi opera * di venti, fra i quali atea * sette lingue, che non s'intendevano 1' una coli' altra . Dicesi che nel mondo non so- no più che 77 Lingue, e io dico che sono più di looo ; che solo quelle che io ho udite, sono pili di 4© • Dipoi d.' * aver navicato per questa terra. 700 le crii e o più , senza infinite Isole che avem- mo visto * , tenendo * i navili molto guastati e che facevano infinita acqua ( che appena poteva- mo supplire con due bombe * sgottando ) , e la gen- te molto affaticata e travagliata, e il manteni- mento mancando-, come ci trovammo, secondo il punto de' piloti , appresso di un isola che si di- ce la Spagnuola , che è quella che discoperse P Am- miraglio Colombo sei anni fa, a 120 lc<«-he , ci accordammo di andare a essa, e qui perchè abi- tata da' Cristiani , racconciare nostri navili e ri- posar la gente e provvederci di mantenimenti; per- chè da quest'Isola a Casti^lia sono '3oo leghe di golfo senza terra nessuna; e in sette dì fummo a essa, a dove stemmo opera * di due mesi5 e in- dirizzammo * i navili, e facemmo nostro mante- nimento , e accordammo * di andare alia parte del Norte ; adonde * trovammo infinitissima gente e discoprimmo più di 1000 Isole (44) e la ma£<rior parte abitate; e tuttavia gente disnuda *, e tutta
(44) Forse eran queste alcune di quelle miglia ja a" Isole che coprono la Costa di Labrador : des tniU liers d1 iles vouvrent cétUe mrme cote, scrive Pinkerton Geogr. Mod. T. VI. p. 85 , e quella g< nte paurosa e di poco animo , erano probabilmente i pacifici Eskime- si , che pur talvolta si lasciavano in braccio alla col- lera e alla vendetta. In p. 84.
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era gente paurosa e di poco animo, e facevamo di loro quello che volevamo. Questa ultima par- te che discoprimmo fu molto pericolosa per la na- vigazione nostra a causa delle secche e mar bas- so * che in essa trovammo, cht molte volte por- tammo pericolo di perderci . Navicammo per que- sto mare 200 leghe diritto al settentrione ; e co- me già andava la gente cansada * e affaticata, per aver * già stato nel majre circa di uno anno, mangiando sei once di pane il dì e tre misure piccole d'acqua bevendo e i navili pericolosi per tenersi nel mare, reclamò la, gente dicendo, che essi volevauo tornare a Gattiglia alle lor case ■ che non volevano più tentare il mare e la for- tuna ; per onde * accordammo * di far presa di schiavi e caricare i navili di essi e tornare al- la volta di Spagna^ e fummo a certe Isole e pi- gliammo per forza 2Z2 anime e caricammole; e pigliammo la volta di Castiglia e in 6~ dì at- traversammo il golfo e fummo all'Isole degli az- zori , che sono del Re di Portogallo, e distan- no da Calis 3oo Leghe; e qui preso nostro rin- fresco , navigammo per la Castiglia e il venti» ci fu contrario e per forza avemmo andare alle I- sole di Canaria e di Canaria all'Isola della Ma- dera e della Madera a Calis; e stemmo in que- sto viaggio tredici mesi , correndo grandissimi pe- ricoli e discoprendo infinitissima terra dell'Asia e gran copia d'Isole, la maggior parte abitate; che molte volte ho fatto conto con il compasso che siamo navicati al pie di 5ooo leghe. In con- clusione passammo della linea equinoziale 6 gra- di e mezz. ; e dipoi tornammo alla parte del set- tentrione, tanto che la stella tramontana si al- zava sopra il nostro orizonte 35 gradi e mezz. ; e alla parte dell'occidente navigammo 84 gradi discosto del meridiano della Città e Porto di Ca-
iis. Discoprimmo infìnga terra, vedemmo infi- nitissima gente* e varie linerie e tutti disnudi *« J\ella terra vedemmo molti animali salvatichi, « varie sorte d'uccelii e d'alberi infinitissima ca- sa * , e tutti aromatici : traemmo * perle e oro di nascimento in grano; traemmo * due pietre, l'una di color di smeraldo e l'altra d'amatiste duris- sime., lunghe una mezza spanna e grosse tre di- ta . Questi Re hanno latto gran conto di esse © l'hanno guardate in fra le lor gioie . Traemmo * un gran pezzo di cristallo, che alcuno gioielle- rò dicono che è berillo; e secondo che gl'Indi ci dicevano, tenevano * di esso grandissima co- pia. Traemmo * 14 perle incarnate che molto con- tentarono la Reina , e molte altre cose di petre- rie che ci parvono belle j e di tutte queste cose non traemmo * quantità, perchè non paravamo * in luogo nessuno , ma di continuo navicando . Giunti che fummo aCalis, vendemmo molti schia- vi, che ce ne trovavamo 200 di essi, e il resto fino a 2.32 *'«ran morti nel golfo ; e tratto tutto il guaito * che s' avea fatto ne' navili , avanzò opera * di 5oo ducati , i quali s' ebbono a ripar- tire in 55 parte , che poco fu quel che toccò a ciascuno; pur con la vita ci contentammo e ren- demmo srrazie a Dio, che in tutto il viario di ■5j uomini Cristiani che eramo , non morirono salvo due, che ammazzarono gl'Indi. Io dipoi che venni , tengo due quartane *, e spero in Dio presto sanare, perchè mi durano poco e senza freddo. Trapasso molte cose degne di memoria per non esser più prolisso che non sono , che si serbano nella penna e nella memoria . (^uì m'ar- mano tre navili perchè nuovamente vadia a di- scoprire, e cr^do che istaurando presti a mezzo Settembre . Piaccia a nostro Signore riarmi salu- ta e buon viaggio, che altra volta spero trai* *
68 nuove grandissime e discoprir l' Isola Trapobana , che e' infra il mar Indico e il mar Gangetico , e dipoi intendo venire a ripatriarini e discansa- re * i dì della mia vecchiezza .
Per la presente non mi allargherò * in pia ragioni , che molte cose si lasciano di scriver per non si accordar * di tutto, e per non esser più pro- lisso di quel che sono stato .
Ho accordato *9 Magnifico Lorenzo , che co- sì come vi ho dato conto per Lettera d'elio * elio m'è occorso, mandarvi due figure tlella descri- zione del mondo, fatte e ordinate di mia pro- pria mano e savere. E sarà una carta in figura piana e un Apamundo in corpo sperico , il quale intendo di mandarvi per la via di mare per uu Francesco Lotti, nostro Fiorentino che si trova qua . Credo che vi contenteranno e massime il corpo sperico •, che poco tempo fa ne feci uno per l'Altezza di questi Re e lo stiman molto . L'animo mio era venir con essi personalmente, ma il nuovo partito d' andare altra volta a di- scoprir, non mi dà luogo ne tempo. Non man- ca in cotesta Città chi intenda la figura del niou- do, e che forse emendi alcuna casa in essa; tut- tavolta chi mi dee emendare, aspetti la venuta mia, che potrà essere che mi difenda.
Credo V. M. avrà inteso delle nuove che hanno tratto* l'Armata, che due anni fa man- dò il Re di Portogallo a discoprir per la par- te di Guinea. Tal viaggio come quello , non lo chiamo io discoprir i ma andare per il discoper- to ; perchè, come vedrete per la figura, la lor navigazione è di continuo a vista di terra, e vol- gono * tutta la terra d'Affrica per la parte d'au- stro , che è per una via della quale parlano tut- ti gli Autori della cosmografia. Vero è, che la navigazione e'stata con molto profitto, che e o£-
6$ gi quello che indi * si tiene in molto*, e mas- sime in questo Recfbo dove disordinatamente re- gna la codizia * disordinata . Intendo come egli liati passato del mar Rosso, e sono allegati * aL Sino Persico a una Città, che si diceCalicut, che istà infra il Sirio Persico e il fiume Indo; e ora nuovamente il Re di Portogallo tornò * dal ma- re 12 navi con grandissima ricchezza; e l'ha mandate in quelle parte , e certo che faranno gran cosa se vanno a salvamento .
Siamo adì 18 di Luglio del l5ooe d'altro non cèda far menzione . Nostro Signore la vi- ta e magnifico stato di vostra signoril Magnifi- cenza guardi e accresca come desia.
Di V. M.
Servitore Amerigo Vetpucei
7°
Seguito (iella Lettera
AL S O D E R I N I
Q
VIAGGIO SECONDO
^uanto al Secondo Viaggio e a quello elio in esso viddi più degno di memoria, è quello che qui segue . Partimmo del Porto di Gaiis tre na- vi di conserva adì 18 di Maggio l499 e comin- ciammo nostro cammino al diritto alle Isole del Cavo verde passando a vista della Isola di o-ran Canaria; e tanto navigammo, che fummo a te- nere * ad una Isola che si dice V Isola del fuo- co; e qui fatta nostra provvisione di acqua e di legne, pigliammo nostra navigazione per il li- beccio, e in 44 g'orr'i fummo a tenere * ad li- na nuova terra , e la giudicammo essere terra ferma e continua (45) con la di sopra si fa men- &ione j la quale è situata dentro della torrida zona e fuora della linea equinoziale alla parte dello austro ; sopra la quale alza il polo del meridione 5 (46) gradi fuora d'ogni clima g
(45) Il Giuntini scrive: conila illam de qua in su» per'ioribus i onde convien dire che il Traduttore trovò nel suo MS. non continua ma contraria , cioè dirim- petto alla terra trovata di sopra ; e poiché Vespucci ora è nel Brasile a 50 di latitudine Australe , è chia- ro che la terra a cui giunse nel primo Viaggio , era anche continua ovvero contigua a questa , come ho det- to altrove ; V. Diss. Giust. N. 67.
(46) Non intendo perchè il Bandini in tutto que- sto Viaggio cangi nella cifra 8 la cifra 5 che pur si regge assai chiara nell' Edizione del Valori, come la
dista * dalle dette Isole per il vento libeccio, 5oo leghe, e trovammo essere eguali i giorni con le notte, perchè fummo ad es-sa adì 27 di Giugno, quando il Sole gin circa del tropico di Cuocer; la qual terra trovammo essere tutta an- negata * e piena di grandissimi fiumi. In que- sto principio non vedemmo gente alcuna ; su*- gemmo * con nostre navi e buttammo fuora i nostri battelli ; fummo con essi a terra, e come dico . la trovammo pieua di grandissimi fiumi e annegata per i grandissimi fiumi che trovam- mo , e la commettemmo * in molte parti per ve- dere se potessimo entrare per essa ; e per le grandi acque che traevano * i fiumi, con quan- to travaglio potemmo, non trovammo luogo che non foggi annegato *. Vedemmo pe*r i fiumi mol- ti segnali di come la terra era popolata, e vi- sto che per questa parte non la potevamo en- trare, accordammo * tornarcene alle navi, e commetterla v per altra parte; e levatammo* no- stre ancore, e navicammo infra levante e sci- rocco, costesrsnando di continovo la terra, che cosi si correva, e in molte parti la commettem- mo * in spazio di 40 leghe, e tutto era tempo perduto . Trovammo in questa costa che le cor- rente del mare erano di tanta forza, che non ci lasciavano navigare e tutte correvano dallo sci- locco al maestrale; di modo che, visto tanti in- convenienti per nostra navigazione, fatto nostro consiglio, accordammo * tornare * la navicazio- ne alla parte del maestrale; e tanto navicammo a lungo della terra, che fummo a tenere un bel- lissimo Porto, il quale era causato da una gran- lesse anche il Giunrini ; qui legge 8 , poco sotto leg- ge 800 , in breve ti troverà 48 ec. , e debbono ej*cre 5-500,45 et.
de Isola . elie stava ali entrata, e dentri li fi*. r. \ -,-. una grandissima insenata *: e navicando per filtrare in esso, prolungando la Isola {i\~), avemmo vista molta gente, e allegratici, m di- rizzammo no?tre navi per surgere * dove vede- vamo la gente, che potevamo stare più al mare circa di quattro leghe . E navicando in quarto modo, avemmo vista di una canoe " che veniva con alto mare, nella quale veniva molla gente; e accordammo * di averla alla mano *, e facem- mo la volta * con nostre navi sopra essa con or- dine che noi non la perdessimo; e navicando al- la volta sua con fresco tempo, vedemmo che sta- vano fermi co' remi alzati , credo per maraviglia delle nostre navi. E come viddono che noi ci an- davamo appressando loro, messooo i remi nell' acqua e cominciarono a navicare alla volta di ter- ra ; e come in nostra compagnia venisse una ea- rovella di ^5 (48) tonelli , molto buona della vela . si puose a barlovento * della canoe . e quando le parve tempo d'arrivare sopra essa , allargò • irli apparecchi* e venne alla volta sua e noi alsì * e come la carovel Iettai pareggiasse con lei e non la volessi investire . la pas.-*> e poi rimase sotto vento; e come si vedessino a van- taggio, cominciarono a far forza co' remi per fuggire: e noi che trovammo i battelli per pop- pa già stipati * di buoria gente , pensammo che la piglierebbono , e travagliarono più di due o- re ; e infine se la carovelletta un altra volta non tornava sopra essa . la perdevamo . E come pi ridderò stretti dalla carovella e da' battelli .
tutti
( 4T ) V. pag. 24 Nota 27.
(48) Il Bandini al solito, lesse 48 , benché L'Aj dizione ó\l Valori chiaramente dica 4$.
?3 tutti si gittarono ni mare che potevano esser* 20
uomini (^9) , e distavano * da terra ciré.', due leghe; e seguendogli co' battelli, in tutto il gior- no non ne potemmo pigliare più «'lo* due , che fu
pi r acerto * ; gli ali ri tutti si furono a terra a salvamento, è nella canoe restarono 4 fahcinlli, i <|uali non eran di lor generazione 3 che li trae- vano * presi dall' altra terra e gli avevamo ca- strati . cke tutti eran senza membro virile e ron la piaga fresca, di che molto ci maravigliammo; e messi nelle navi s ci disino per segnali che gli aveva u castrati per mangiarseli , e sapemmo che costoro erano una gente 3 che si dicono Can- nibali, molto efferati che mangiano carne uma- na . lumino con le navi, levando * con noi la canoe per poppa, alla volta di terra , e sorgem- mo * a mezza lega ; e come a terra vedessimo molta gente alla spiaggia, fummo co' battelli a terra e levammo * con esso noi i due uomini che pigliammo-, e aiutiti in terra, tutta la gente, si fugai e si mìsero pe' boschi; e allargammo * u- no degli uomini dandogli molti sonagli e che vo- levamo essere loro a miei ; il quale fece molto bo- ne quello li mandammo * e trasse seco tutta la gente 3 che potevano essere 4°° uomini e molle donne , i quali vennero senz' arme alcuna adon-
6
(49) Col Giuntini che les«e vigènti, scrivo 20, benché 1' Edizion del Valori e il Ba.idini abbian 70 ; una canoe ordinaria era anche assai grande quando con- teneva 20 persone . Amerigo ne dà in seguito le di- mensioni : ma non sapendosi di qual pas->o e di qual braccio egli parli, non può farsene il calcelo con scu- rezz.:i Pi^.fetta notò che possono state in uni ih det* te barche ( canoe ) da 30 in 40 httoTtlini. RafflOS. T- '. P- 353, e Ferdinando ColomWo da 40 e 45 fino a !£• persone p. 52 t. e 63.
74 de* stavamo con li battelli; e fatto con loro 1> no- na a ttistà • rendemmo loro f altro preso e man- dammo alJ^ navi p»r la loro canne e la ivn lem- me loro. Questa canoe era lunga 36 passi e Ur- ea due braccia e tutfta di un solo arbore priva- to, molto bene lavorata; e quando la ebbero va- rala * in un rio *e mescala in hiogo sicuro , tut- ti si fuggironoe n<»n volimi più praticare con noi; che ri parve tutto barbaro alto, e gli "indicam- mo gente di poca fede e di mala condizione, A costoro vedemmo almn poro d'oro c\n> tenevano* negli orecchi . Partimmo di (|uì ed entrammo den- tro nell' insenata *, dove trovammo tanta iprite che fu maraviglia, con li (|uali facemmo in ter- ra amistà e fummo molti di noi con loro alle loro popolazioni mollo sicuramente e ben ricevuti . In questo luogo riscattammo * 1 >o p^rle ( ehe ce le dettero per un sonaglio ) e alcun poro d'oro che ce Io davano di grazia *; e in questa terra tro- vammo rhe bevevano vino fatto di lor frutte e semente ad uso di cervogia 3 e bianco e vermi- elio, e il migliore era fatto di mirabolani * ed era molto buono, e mangiammo infiniti di essi ebe era il tempo loro: è molto buona frutta , sa- porosa al pasto e salutifera al corpo. La terra è molto abbondosa de' loro mantenimenti, e la gèn- te di buona conversazione e la più pacifica che abbiamo trovala infino a <juì. Stemmo in questo Porto 17 giorni con molto piacere, e ogni gior- no ci venivano a vedere nuovi popoli d'dla t»r- ra dentro, maravigliandosi di nostre effigie e bian- chezza e de' nostri vestiti e arme ì e della forma e grandezza delle navi. Da onesta gente avemmo nuove ili rome stava una gente più al ponente che loro; rljH erano loro nimiri ; rhe tenevano * infini- ta copia di perle; r dir quelle che loro teneva- no * » eyanò , che le avevan lor tolte nelle loro
guerre. ; e ri disseto come le pescavano e in che. modo nascevano, e li trovammo essere con veri- t;ì j come udirà Voslrn Magnificenza. Partimmo di questo l'erto e navica mino per la costa per la «pia Ir* di con tino vjo Vedevamo fumate con gente alla Bpia<r<ria : e al capo di molti giorni Ioni no a tenere * in un Porto, a causa «li rimediare * ad una delie nostre navi clic faceva molta acqua, dove trovammo pssere mólta gente, con li quali non potemmo ne per forza ne per amore, aver conversazione alcuna; e quando andavamo. a ter- ra, ci difendevano * aspramente la lena . e quan- do più non potevano, si fuffjjivano per li Loschi e non ci aspettavano. Conosciutoli tanto barba- ri, ci partimmo di qui e navicando avemmo vi- sta di Un'Isola che distava * nel mare i.j (.5o) le- ghe da terra , e accordammo * di vedere se era popolata: trovammo in essa la più he.-tial sente e la piìi brutta che mai ^i vedesse, ed era di questa sorte. Erano di gesto e viso brm ti , e tut- ti tenevano * le «rote piene di dentro di un'erba verde (5l) che di continovo la rugumevaao come bestie, che appena potevano parlare; e ciascuno teneva al collo due zucche secche , che 1' una
($o) Il Bandirli coli' errar consueto lesse iS, ben- ché nell' Edi/ion del Valori viabilmente sia scrirro 15.
(51) Quest'erba o era il Betel o qualche foglia simile al Betel , tanro stimato e Ji tanto uso nell' In- die Orientali ; e la farina b-anca come gesso erano nic- chi d'ostriche calcinati. 1 Selvaggi 1' adopravano ap- punto per dissetarsi ( come poi se ne convinse il Ve- «pticci ) e 1' impiegavano anche ad altri usi «a'ubri . Si ve. la il Ramusio T. I. p. 208 F, 329 D, 358 A e Coi.k T. I. p. 112 e 434, 43Ó- I' Caciqtie e i principali non lasciavano di mettersi un* erba secca in boi ca e qualche volta si mettevano una certa polvere . Ferd. Col. p. 217.
7(>
era piena di quella erba ohe tenevano in borea, e ]' altra d'una farina bianca clic pareva jr^sso in polvere; e di quando in quando con un fuso che tenevano * . immollandolo con la bocca , lo mettevano nella farina, <lj|>oi se lo mettevano in bocca «la tutte a due le bande delle gote , in- farinandosi F erba che tenevano in bocca, e questo facevano molto a minuto *: e maraviglia- ti di tal cosa 3 non potevamo intendere questo secreto ne a che fine così facevano. Questa gente cono' ci viddono, vennero a noi tanto famigliar- mente come se avessimo tenuto*con loro amistà: andando con loro per la spiaggia parlando e de- siderosi di bere acqua fresca , ci feciono segnali che non La tenevano*, offeriva n di quella loro erba e farina; di modo che stimammo per di- screzione che questa Isola era povera d'acqua, e eh*1 per difendersi dalla sete, tenevano quell'erba in bocci , e la farina per questo medesimo . An- dammo per 1' Isola un die mezzo senza cìie mai trovassimo acqua viva, e vedemmo che l'acqua che bevevano era di rugiada che cadeva di not- te sopra, certe foglie che parevano orecchi d' a- sino ed empievansi d'acqua, e di questa beveva- no: era acqua ottima e di queste foglie non ne avevano in molti luoghi. Non tenevano * alcuna maniera di vivande ne radice come nella terra ferma, e la lor vita era con pesci che pigliava- no nel mare , e di questi tenevano * grande ab- bondanza ed erano grandissimi pescatori) e ci presentarono molle tortierhe e molli «ran pesci molto buoni; le lor donne non usavano tenere l'erba in bocca come <rli uomini, ma tutte trae- vano* una zucca con acqua e di quella beveva- no. Non tenevano * popolazione ni; di case né dì capanne, salvo che abitavano di basso in frasca- ti, che li difendevano dal Sole e non dall'acqua,
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che crcrlo poche volte vi pioveva in quell'Isola. Oliando stavano al maro pescando4, tutti teneva- no una foglia molto grande e di tal larghézza, che vi stavan «li basso dentro all'ombra T £2) e la ficcavano in terra; e come il Sole si volgeva,' così volgevano la foglia *• in questo modo si di- fendevano dal Side. 1/ Isola contiene molti ani- mali di varie sorte , e bevono acqua di pantani. E visto clie, non tenevano* profitto * alcuno , ci partimmo e fummo ad un'altra Isola e trovam- mo che in essa abitava gente molto grande; fum- mo indi in terrai per vedere se trovavamo acqua fresca e non pensando eh»j l'Isola fusse popolata per non veder gente: andando a lunjro della, spianta , vedemmo pedate di gente nella rena inolio grandi, e giudicammo se l'altre membra rispondessino alla, misura , die sarebbòno uomini grandissimi . E andando in questo, riscontrammo un cammino die andava per la, terra dentro , e accordammo * nove di noi e giudicammo che l'I- sola per esser piccola non poteva avere in se molta gente? e però andammo per essa per ve- dere che gente era questa ; e di poi che fumino iti circa di una le«u; vedemmo in una valle cin- que delle lor capanne che ci parévon dispopola- te * , e fummo ad esse e trovammo solo cinque donne, due vecchie e tre fanciulle, di tanto ai- ta statura che per maraviglia le guardavamo; e
(52) La pianta che produce in Calicut il frutto Melapolan%a , produce anche quattro o cinque foglie \ e ciascuna di queste copre un huómh dall' acqua e dal tolti Ramus. T. I p. tòt- D. Anche il Conti parla dele foglie d' un albero che sono di lunghezza sci brac- cia e quasi altrettanto di larghezza .... e nel ttinpo di pioggia si portano in capo per non òi bagnare, dove che tre o quattro . distendendole , possono nel cammino stiir sotto coperti . Ib. p. 339. C.
7»
come ri viddnno entrò lo io la ri fa paura , eh« non ebbono animo a niggirer; e le due vecchie ri cominciarono con parole a,, convitare, traendo- ci * molte rose da mangiare , e Qiessonpi in una capanna : ed erano di statura maggiori clic uno irrande huomo, clic ben sarebbon grande di cor- po come fu Francesco degli Albi/zi ma di mi- glior proporzione; dimodoché stavamo (uni in proposito di torqe le (re fanciulle per forza, e j>er cosa ra aravi odiosa trarle a Castiglia. E stan- do in questi ragionamenti cominciarono a entra- re per la porla della capanna ben 36 uomini molti» maggiori clic le donne •. uomini tanto ben fitti , clic era cosa famosa * a vedergli ; i quali ci missono in lauta turbazione, che più tosto sa- remmo voluti essere alle navi che trovarci con tal gente . Traevano * archi grandissimi e frecce con uran bastoni nm capocchie, e parlavano in fra lon» fi' un suono come volessino matiom tter- ci . Vintoci in tal pericolo , facemmo vari consi- gli infra noi; alcuni dicevano clic in casa -i co- minciasse a dare in loro, alhi clic al campo era migliore ; e altri dicevano che non con linciassi tuo la quistione in fi no a tanto che vedessimo quello che volessino lare; e accordammo * di salir * della capanna e andarcene dissimulatamente al cam- mino delle navi , e così lo facemmo . E preso nostro cammino, ce ne tornammo alle navi; loro ci vennono dietro tuttavia a un tiro di pietra parlando in fra loro, credo che non meri paura avevano di noi che noi di loro; perchè alcuna volla ci riposavamo e loro alsì*. senza appres- sarsi a noi , taiilo clic piagnemmo alla spi:t<fofia dove slavano i battelli aspettandoci, ed entram- mo in essi; e- come fummo larghi*, loro sala- rono e ci tirarono molte saette, ma poca paura tenevamo * £.ià di loro : spara mino loro due tiri
79 di bombarla più per spaventarli che per far lo- ri» male) e tulli al tuono fumirono al monte e così ri partimmo da loro, che ci parve scampa- re d'uria pericolosa {giornata, andavano del tut- ti» disnudi*co;ne <>li altri .Chiamo questa Isola F Isola de' Sfidanti a causa «li lor jfrandezzn ; e andammo piò innanzi prolungando la terra (53) , nella quale ri accadde riiolte volte combattere con loro p r non ri volere lasciare pigliare rosa alcuna di terra : e fiacche stavamo di volontà Hi tornarce- le- a Llaetiìrlia, perchè eravamo stati nei mare circa ili un anno e tenevamo"* poco mantenimento e il poco dannato * a causa <Wli trran caldi eh e passammo ( perchè ria che partimmo per 1 Isole t\>'\ Cavo verde in fi no a qui , di continovo ave- vamo navicato per la torrida zona e due volte attraversato per la linea equinoziale, che come di sopra dissi, fummo fuora di èssa 5 gradi alla parie dello austro, e qui stavamo * in 1.5 j\) o-ra- di verso settentrione ): stando * in questo consi- glio, piacque alio Spirito Santo dare alenilo di- scanso * a tanti nostri travasili, clic fu, c]ìc an- dando cercando un Porto per racconciare nostri navilj , fummo a dare con una irente la quale ci ricevette con molta amistà , e trovammo che tè-* Bevano * grandissima quantità di perle orientali e assai buone ; co' quali ci ritenemmo 47 «fiorili e riscattammo * da loro ìiq marchi di perle con inolia poca mercanzia, ch^ crede non ci costaro- no il valore di 40 ducati, perchè quello che dem- mo loro non furono se non sonagli e specchi e «tento dieci (55) palle e foglie di ottone ; che per
(53) v Pa? 3o Nera 19.
(54) Il B inclini col s'olito -b;irjìio scrisse 18. (5ó) Seguendo qui l'tjuion del Valuti , il Bar..
8o un sonaglio dava uno quante perle teneva * . Da Joro sapemmo come le pescavano e donde*, e ci det-tono molte ostriche nelle quali nascevano. Riscattammo * ostrica nella quale slavati * di nascimento l3o perle, e altre di meno; questa ielle i3o mi tolse la Regina , e l'altre mi guardai «<»n le vedesse. E ha da sapere V. 31. che se le perle non sono mature e da se non si spicca- no , non perstaimo * perchè si dannano * presto , e di questo ne ho visto esperienza . Quando so- no mature, stanno dentro nella ostrica spiccate e messe nella carne, e queste son buone; quan- to mal le tenevano, che la maggior parte erano roche (56) e mal forate! tuttavia valevano buon danari, perchè si vendeva il marce» (5f) ... e al capo di 47 giorni lasciammo la sente molto a- mica nostra. Partimmoci, e per la necessità del mantenimento fummo a tenere * all' Isola d' An- tiglia , che è questa che discoperse Cristofal Colombo più anni fa, dove facemmo molto mante- nimento, e stemmo due mesi e 17 giorni ; dove passammo molti pericoli e travagli con li mede- simi Cristiani che in questa Isola stavano col Colombo (credo per invidia) che per non essere prolisso sii lascio di raccontare. Partimmo dalla
dini medesimo lesse conte dieci palle: ma, cerne sopra nel primo Viaggio si lesse piuttosto cento palline che conte, spalline; così qui credo che bisogni leggere o cor- reggere cento dieci palle .
(56) Cerne trovasi in Dante il lame fioco per lume poco risplendente : covi le perle roche d' Amengo son foise quelle che mancano di lucentezza . o che son rotte et fesse come dire Oviedo. Bavms T. III./» I 70 A.
(57) Neil' lìdizirn del Valori il prezzo del marco è lasciato in bianco , forse perchè il numero non potè leggersi nel Manoscritto .
Si detta Isola adì 11 di Aprile , e navicammo uà mese e mezzo, ed entrammo nel Porto di Calia, che fu adì 8 di Giugno ( 5S) di dì. Il mio Se- condo Viaggio . Dio Laudato .
(58) Ho cangiato Luglio e Settembre in Aprile e Giugno, come avvisai nella Diss. Giust. N. 19 , non so- lo perchè il Viaggio corrisponda alla Lettera che il Ve- spucci aveva scritta al Medici , ma specialmente perchè facendolo terminare in Settembre, un Viaggio di 13 mesi ( Lett. al med. p. 66. ) diventerebbe di 17.
8« LETTERA IT. DI AMERIGO VESPUCCI
A
LORENZO DI PIER FRANCESCO DE' MEDId
Che contiene ini1 esatta descrizione del sr/" terzo Viaggio fatto per il Re di Portogallo al Brasile (59J •
A:
■ i giorni passati pienamente rliefli avviso alla S. V. del mio ritorno: e se ben mi ricordo, le raccontai di tutte <|ujste parti del mondo nuovo alie quali io era andato con le caravelle del Serenissimo Re di Portogallo ; e se diligen- temente saranno considerate , parrà veramente clic facciano un altro mondo . Sicché non senza cagione l'abbiamo chiamato Mondo nuovo; per- chè irli antichi tutti non n* ebbero monizione alcuna, e le co*e che sono state nuovamente da noi ritrovate, trapassano la loro openione . Pril- larono es.'-i , oltra la linea equinoziale verso mezzogiorno niente altro esservi die un mare larghissimo e alcune Isole arse, e sterili ; il ma- re lo chiamarono Atlantico : e .se talvolta con- fessarono c\\o vi fusse punto di terra , contende- vano quella essere sterile e non potervisi abita-
(59) Von si troveranno incinera lettera Voci Spa- jjnuole, come nell'altre li Rammio o colui dal quale il RarnustO Ih prese, ha ridotto ratto in volo hi- liniruac;- gio Toccano, forse senza meritarsi gran lode. Ho rra- werate le figure che si osservano nel Ramu^io, perhè considerata la 1 10 n ci importanza , ho creduto che Wa» itasse descriverle in due paiole.
83 re. La oppinone «le' quali la presente navigazio- ne la rifiuta e apertamente a ludi dimostra, es- ser falsa e lontana da ogni verità; perciocché olir.» l'equinoziale in h»> trovato paesi più fèrtili e ]>iii pieni di abitatori] che giammai altrove io abbia ritrovato , sebbene V. S. anche voglia intendere dell' Asia , dell' Affrica , e dell* Euro- pa . eoiue più ampiamente qui disotto seguitan- do, sarà manifesto; perciocché poste da parte le cose piccole , racconteremo solamente le grandi elie sieno degne di essere intese, e quelle che noi personalmente abbiamo vedute ovver abbia- mo udite per relazione di uomini degni di fede. Di queste parti adunque nuovamente ritrovate, ora ne diremo più cose diligentemente e senza alcuna bugia .
Con felice augurio adunque alli i3 di Mag- gio ]r>oi per comandamento del Re 5 ci partim- mo da Lisbona con tre caravelle armate , e an- dammo a cercare il mondo nuovo : e facendo il viaggio verso ostro, navigammo -io mesi, della <|ual navigazione narreremo primieramente l'or- dine clie navigando tenemmo , di questa manie- ra . Andammo all' Isole Fortunate che oggi sj chiamano le gran Canarie : elle sono nel terzo clima . nell* ultima parte del ponente abitato ; dipoi navigando per l'Oceano, scorremmo la co- sta d' Affrica e del paese de' Nejrri infìno al promontorio che da Tolomeo è chiamato .Etiopo , i nostri lo chiamano Capoverde, da i Negri « detto Biseneghe j gli abitatori lo nominano Ma- daaghan ; il qual paese è dentro la zona calda pir i | gradi verso tramontana, abitato dai Ne- ii ri . Quivi rinfrescati e riposati e fornitoci d'ogni aorte di vettovaglia , facemmo vela dirizzando il uostro viaggio verso il Pedo Antartico; non- dimeno tenevamo alquanto ver*o ponente, per-
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ciocché era vento di levante, ne mai vedemmo terra se non dopo che avessimo navigato tre me- si di continOvo e tre giorni . Nella qua] naviga- zione in quanti travagli e pericoli della vita ci ritrovassimo, rpanti affanni e quante perturbai fcioni e fortune patissimo, e quante volte ci ve- nisse a noia di esser vivi, lo lascerò giudicare a quei clic hanno esperienza di molle cose , e prin- cipalmente a coloro che conoscono chiaramente quanto sia difficile il cercar le cose incerte e l'an- dare in luoghi dove uomo più non sia stato: ma quei che di ciò non hanno esperienza, non vor- rei die di questo fussero giudici : e per ridur le molte parole in una, sappia V. S. che noi navi- gammo 97 giorni 9 ne i quali avemmo aspra e crudel fortuna; perciocché nei /(/j. giorni, facen- do il cielo grandissimo rumore e strepito, non avemmo mai altro che baleni , tuoni . saette e piogge grandissime j e una oscura nebbia aveva coperto il cielo; di maniera clic di dì e di notte, non vedevamo altramente che quando la luna ima luce, eia notte è di oscu rissime tenebre offuscata; e perciò il timor della morte ci sopravvenne di modo, che già ci pareva quasi aver perduta la vita. Dopo queste cose .sì gravi e sì crudeli, final- mente piacendo a Iddio per la sua clemenza di aver compassione della nostra vita , subito ci apparve la terra, la qual veduta, nii ani- mi e le forze che erano già cadute e diventa- te deboli, subitamente si rilevarono e si rieb- bero; siccome suole avvenire a coloro che han- no trapassate grandissime avversità 3 e massima- mente acquei che sono campati dalla rabbia della cattiva fortuna . Noi adunque alli 17 di Ago- sto (fio) del i5et sorgemmo nei lito di quel paese,
(60) Il Bandini sbagliò questo numero tanto qui,
85 « rendendo a Iddio massimo quelle mn«-'»-ior grazio che potevamo, facemmo, secondo iJ co- stume Cristiano, solennemente celebrar la Mes- sa. La terra ritrovata ci parve non Isola, ma terra ferma (6l), perciocché si estendeva lar- ghissima mente e non si vedeva termine alcuno, ed era molto fertile e molto piena di diversi abitatori: e quivi tutte le sorte dejrli animali sono salvatici! e 3 i quali rielle nostre parti sono del tutto incogniti*. Ritrovammo quivi anche al- cune altre cose, delle quali studiosamente non ne abbiamo voluto far menzione, acciocché l'o- pera non divenga grande oitra misura. Onesto solamente triadico che non si debba lasciare a dietro, che aiutati dalla benignità di Dio. a tempo e secondo il bisogno vedemmo terra: per- ciocché non potevamo più sostenerci mancandoci tutte le vettovaglie, cioè legne, acqua, biscotto, carne salata, cacio, vino, olio e quel che è più, il vigor dell' animo. Da Iddio adunque ricono- dove scrisse 2 Ago^t» , quanto nella Lettera al Sodeiini, ove troveremo i Agosto; mentre Munstero , Ramaio e Giuntini hanno concoidemente IJ Agosto, come ho corretto . Questa è infatti la vera lezione : parte il Ve- spucci ai 13 di foggio, e naviga tre mesi di contino- lo e tre giorni che danno giorni 94 ; or questo tem- po non si accorda né coli' epoca dell' I né con qutlla del 7 d' Agosto , e nemmeno vi si accorderebbe scri- vendo io Maggio invece di 13 5 come è nella ' lettera al ^o ermi
(6l) Non dee far maraviglia che il Vespucci mo- stri di non riconoscere una Terra , ove era stato nel -uo secondo Viaggio. Oltre all' esservi dimorato assai poco, e senza disegno d'informarsene appieno, vi giunge ora due mesi più rardi d' allora , e vi approda t^o leghe più lontano di prima . Ella non era dunque così bassa ed allagata come 1' altra , la sragione correa diversa , e diverso era il carattere degli abitanti.
86 •remino che abbiamola vita, a cui dovemo ren- der grazie , onore e gloria.
Fummo adunque tra noi di concorde pare- re di navicar presso di questa costa e di non lasciarla mai di vista. Navigammo adunque tan- to, che giungemmo a un certo capo di questa terra il «piale, è volto verso mezzogiorno; que- sto capì, dal luogo dove prima vedemmo tet- ra, è lontano forse 3oo leghe. In questo viag- gio spesse fiate smontammo in terra e tenemmo pratica con jrli abitatori , siccome di sotto più largamente sarà manifesto. Ho pretermesso clie- Capoverde da questi» terra ritrovata è lontano quasi 700 leghe, benché io mi aveva creduto a\erne navigate più di 800, e ciò avvenne per la crude! tempesta , per le spesse fortune e per la ignoranza del nocchiero; le quali tutte cose allungano il viario: ed eravamo venuti in un luogo 5 che se io non avessi avuto notizia della. cosmografia, per negligenza del nocchiero <r\à, avevamo finito il corso della nostra vita: per- ciocché non ci era piloto alcuno che sapesse in- flno a 3o leghe dove noi fossimo ; e andavamo errando e vagabondi senza sapere dove ci an- dassimo , se io non avessi a punto provveduto alla salute mia e de' compagni con l'astrolabio e col quadrante, instrumenti astrologici; e per questa cagione mi acquistai non piccola gloria; di modo che dall'ora innanzi appresso di loro fui tenuto in quel luogo, che i dotti sono avu- ti appresso gli uomini da bene; perciocché in- segnai loro la carta da navigare, e feci sì che confessassero che i nocchieri ordinarj, ignoranti della cosmografia, a mia comparazione non a- ressero saputo niente. Il capo di questa terra ferma ritrovata che volge verso mezzogi >ruo , •i misse in ma^S'or desiderio di cercarla e e»ou-
sìdernrla diligentemente. Sicché di comune con- sentimento fu deliberato di cercar questo paese,
e intender i costumi e irli ordini «li quella «•trite.
in Navigammo adunque presso tirila costa quasi
600 leghe - molte f i ; j te smontando in terra , e spesse volte venendo a parla mento con gli abi- tatori , i «piali ne ricévevano con onore e amo- revolmente; e noi mossi dalla lor bontà f in- nocentissinia natura, alle volte appresso Hi lo- ro, non senza onore, dimorammo quìndici e venti giorni ; perciocché essi sono molto cortesi in al- ber «fa rè i forestieri, come di sotto più chiara- inente sarà manifesto. Questa terra ferma co- mincia di là dalla linea equinoziale otto gradi vèrso il polo Antartico; e tanto navigammo pres- so di detta eosta, che trapassammo il tropico iemale verso il polo Antartico per \J gradi e mezz. 3 «love avemmo 1 orizzonte levato ÒO 2; ca- di . Le cose che quivi io viddi non son note a- gli uomini del nostro tempo, cioè la gente, i costumi, l'umanità, la fertilità del terreno, la bontà dell'aere, il cielo salutifero, i corpi cele- sti, e massimamente le stelle fìsse dell'ottava sfera., delle quali nella nostra non vi e menzio- ne , ne infìn ora sono state conosciute riè anche dai più d>tti degli antichi, e io di esse uè di- re poi diligentemente .
Questo paese è, più abitato di niuuo dir, per alcun tempo in abbia veduto, e le genti sono molto dimestiche e mansuete ; non offendo- no alcuno, vanno del tutto nude come la natu- ra le ha partorite , nude nascono e nude poi muoiono: hanno i corpi molto ben formati, e di modo fatti a proporzione, ebe possono meri- tamente esser detti proporzionati. Il colore in- clina alla rossezza, e ciò avviene perchè essea-
88 do nudi , facilmente sono riarsi rial caldo del. Sole. Hanno i capelli m'gri , ma Lunghi e di- stesi; nel camminare e ne' giuochi sono quanto altri che siano, sommamente destri. Hannn la faccia di bello e gentile aspetto, ma la fanno divenir brutta con un modo incredibile; perciocr chè la portano tutta forata, cioè le gote, le mascelle > il naso, le labbra e gli orecchi; né di un solo e picciol foro , ma di molti e gran- di ; clip talvolta ho veduto alcuno aver nella faccia sette fori , ciascuno de' quali era capac» di un susino damasceno . Cavatane via la car- ne j riempiono i fori di certe pietruzze eilistre, marmoree e cristalline , o di bellissimo alabastro o di avorio o di ossi bianchissimi , secondo la loro usanza fatti e lavorati assai acconciamen- te. La qual coesa è tanto inusitata, noiosa e brut- ta, che nella prima vista pare un mostro, cioè che uomo alcuno porti la faccia riempiuta di pietre, forata di molti fori . E se è cosa da cre- dere che si trovi chi abbia sette ph-tr* nella faccia, ciascuna delle (piali trapassi la grande»* za di mezzo palmo, niuno e veramente, non ne prenda maraviglia, se pur attentamente consi- dera seco medesimo queste cose tanto mostruo- se; e nondimeno sono vere; perciocché alle volte ho osservato le dette sette pietre esser di peso quasi sedici oucie . Agli orecchi portano orna- menti più preziosi ; cioè anella appiccate e per- le pendenti all' usanza dogli Egizi e degl' In- diani . Questo costume 1' osservano gli uòmini soli ; le donne portano solamente ornamenti a- gli orecchi. Non hanno lana rie lino, e perciò del tutto mancano di panni ; ne anche asanò vesti bambagine, perciocché andando tutti nu- di , non hanno bisogno di vestimenti .
AppresiQ
,8»
Appresso di loro non vi ha patrimonio al- cuno, ma ogni posa è comune; non hanno 1\q ne Imperio; ciascun > è Re a se stesso: pigliano tante mogli e re quante lor piace. Usano il coito indifferentemente senza aver riguardo alcuno di parentado. Il figliolo usa con la madre e il fra- tello con la sorella; e ciò fanno pubblicamente come gli animali bruti: perciocché ili ogni luo- go, con ciascuna duina, ancora che a sorte in lei s'incontrino, vengano a' congiugnimene ve- nerei . Similmente rompono i matrimoni secondo che lor piace; perciocché sono seti, a leggi e privi di ragione . Non hanno ne tempj ne n li- gione ne meno adorano Idoli : che più ? hanno una scellerata libertà di vivere la quale piut- tosto si conviene agli Epicurei che agli Stoici. Non fanno mercatanzia alcuna, non conoscano moneta ; nondimeno sono in discordia tra loro e combattono crudelmente, ma senza ordine al- cuno . I vecchi ne parlamenti muovano i giova- ni e gli tirano nella loro openione ovunque lor piace , e gì' infiammano alla guerra, nella qua- le uccidano gli nimici ; e se gli vincono e rompa- no , gli mangiano e reputano che sia cibo gret- tissimo . Si cibano di carne umana ; di maniera che il padre mangia il figliuolo e all' incontro il figliuolo il padre, secondo che a caso e per sorte avviene. Io viddi un certo uomo scellera- tissimo che si vantava e si teneva a non picco- la gloria di aver mangiato più di trecento uo- mini . Viddi anche una certa Città nella quale io dimorai forse ventisette giorni, dove le car- ni umane avendole salate, erano appiccate alle travi, siccome noi alle travi di cucina appic- chiamo le carni di cinghiale , secche al sole o al fumo, e massimamente salcicce e altre simil cose; anzi gì maravigliavano grandemente/ che
9° noi non mangiassimo delle carne de' nimici , le
quali dicono muovere appetito ed essere di me- raviglioso sapore, e le lodano come cibi soavi e delicati . Non hanno arme alcuna se non ar- chi e saette } co' quali ferendosi , combattono crudelissimamente come quei che nudi si affron- tano e feriscano , non altrimenti che animali bruti. Noi ci sforzammo assai volte di volergli tirar nella nostra openione e gli ammonivamo spesso, che pur finalmente si volessero rimuo- ver da così vituperosi costumi come da cosa a- bominevole; i quali molte fiate ci promissero di rimanersi da simil crudeltà. Le femmine, co- me ho predetto 5 benché vadano nude e vaga- bonde e siano lussu- ionissime , nondimeno non sono brutte. Hanno i corpi molto ben formati rè sono arsi dal Sole , come alcuni per avven- tura si potriano dare a credere: e ancora che siano fortemente grasse , per questo non sono disparute ne disformate, e quel che è degno di maraviglia 5 io non ne viddi alcuna, benché el- la avesse partorito, la quale avesse ìe mammelT le distese, e pendenti: che avvegnaché abbiano partorito, nondimeno nella sembianza del corpo non sono dissimili dalle vergini, ne hanno la pelle del ventre vizza e raggrinzata : e le par- ti , che onestamente non si possono nominare , non sono punto dissimili da quelle delle vergi- ni; e mentre potevano aver copia de' Cristiani, è cosa maravifliosa da dire quanto disonesta- mente porgessero i lor corpi ; e invero che sono lussuriose oltre il creder di ognuno. Vivono cen- to cinquanta armi (62), p^r quanto si puote
(6'2) Bwi cnsì perfettissimo et singtdarissmio ocre in qu< .%•< -i parse f nell' Arabia Felice) che [>arlui con motte pe- S">ie Iti 'juali passavano cento «t venticinque
9! intendere , e rare volte s' infermano ; e se per
sorte cadono in qualche infermità . subitamene si medicano con sugo d'erbe. Queste sono Le cose che ho ritrovate appresso di loro , elio è da farne qualche stima, cioè l'aere temperato, la bontà del cielo, il terreno fertile e l'età, lunga : e ciò forse avviene per il vento di le- vante che quivi di continovo spira, il quale ap- presso di loro è come appresso di noi borea . Hanno gran piacere della pescagione e per lo più vivono di quella, in questo aiutandogli la natura : perciocché quivi il mare è abbondante di ogni" sorte di pesci . Della caccia poco si di- lettano, il che avviene per la gran moltitudine degli animali salvatiehi, per paura de'quali es- si non praticano nelle selve . Si vede quivi ogni sorte di Leoni, di Orsi e d'altri animali. Gli arbori quivi crescono in tanta altezza, che ap- pena si può credere . Si astengano adunque di andar nelle selve . perciocché essendo nudi « disarmati , non potrebbono sicuramente affron- tarsi con le bestie .
Il paese è molto temperato e fertile e som- mamente dilettevole ; e benché abbia molte col- line, è nondimeno irrigato da infiniti fonti e fiumi: e ha i boselri tinto serrati, che non vi si può passare per l'impedimento degli spessi arbo- ri ; in questi vanno errando animali ferocissimi e dL varie sorte . Gli arbori e i frutti senza opera di la- voratori crescono di propria natura , e hanno otti- mi frutti e in grandissima abbondanza, ne alle persone sono notevoli e sono anche molto dissi- mili dai nostri; similmente la terra produce in- finite erbe e radici, delle quali ne fan pane e
anni et ancora erano molto prosperose . li. a ni. T, I* p- 155. Vedansi 1* note alla vita d" Amerigo.
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altre vivande: dei semi ve ne sono di molte sorte, ma non sono punto simili a' nostri. Il paese non produce metallo alcuno, salvo che oro del qua- le ve n' è grandissima copia; benché noi in que- sto primo Viaggio non abbiamo portato niente; ma di questa cosa noi ne avemmo certezza da tutti i paesani , i quali affermavano questa parte abbondar di oro ; e spesse fiate dicevano , che appresso di loro è di poca stima e quasi di niun pregio . Hanno molte perle e pietre prezio- se , come abbiamo ricordato di sopra, le. quali tutte cose quando io volessi raccontar partita- mente per la gran moltitudine di esse e per la lor diversa natura , questa istoria diventerebbe troppo grande opera ; perciocché Plinio 5 uomo perfettamente dotto , il quale compose istorie di tante cose , non giunse alla millesima parte di queste ; e se di ciascuna di loro egli avesse trattato, averia in quanto alla grandezza fatto opera molto maggiore , ma del vero perfettis- sima ; e sopra tutto porgono maraviglia non pic- ciola le molte sorte di pappagalli di vari e di- versi colori . Gli arbori tutti rendono odore tanto soave che noti si puote immaginare , e per tutto mandano fuori gomme e liquori e su- ghi ; e se noi conoscessimo la lor virtù, penso che niuna cosa ci fusse per mancare non pur in quanto ai piaceri, ma in quanto al mantenerci sani e a ricuperar la perduta sanità: e se nel mondo è alcun Paradiso terrestre, senza dubbio dee essere non molto lontano da questi luoghi. Sicché, come ho detto, il paese è volto a mez- zogiorno, col cielo talmente temperato, che di verno non han freddo ne di state sono molesta- ti dal caldo .
Quivi il cielo e 1* aere è rare volte adom- brato dalle nuvole e quasi sempre i giorni sono
9*
sereni; talvolta cade la rugiada ma leg-giermen»
te; quasi non vi è vapore alcuno, e la rugiada non cade più che per ispazin di tre o quattro ore , e a guisa di nebbia si dilegua . Il cielo è vaghisei inamente adorno di alcune stelle che non sono da noi conosciute (63), delle quali io ag» segnai a niente ne ho tenuto memoria; e annove- raine forse 20 di tanta chiarezza, di quanta so- no appresso di noi le stelle di Venere e di (rio» ve ; considerai anche il lor circuito e i vari movimenti , e misurai la lor cireonferenza e dia- metro assai facilmente , avendo io notizia della Geometrìa; e perciò io tengo per certo che sia» no di maggior grandezza, che gli uomini si pensi- no ; e fra le altre viddi tre Canopi (64)5 i due erano molto chiari, il terz<» fra fosco e dissi- mile drilli altri . Il polo Antartico non ha I* Orsa ih a «fino re ne mitrare s siccome si può vedere nel nostro polo Artico, ne lo toccano alcune stelle che risplendano, ma quelle che lo circondano
Ile gusto
(03) Questo ragionamento del Vespucci sulle Srel Australi , su! 1' Indi e sulle Stelle cadenti * è nel gus... e nelle frasi elèi suo secolo , e perciò poco conforme al genti metitò dei Fisici e dei Matematici d'oggigiorno. Quindi a ciò che ne dissi nella Lettera I «il Medici , agolu igeiò soltanto nelle quattro Note seguenti I' illu- sti. zione qualunque dei Navigatori contemporanei o vi- cini al Vespucci
(61) Lo splendore e la bellezza di queste Stelle in- duce vensimilmente il Vespucci a dar loro il nome del- la Stella Canopo , la più. rilucente di quante ne abbia la Nave d'Argo. Le varie figure delle Stelle Antartiche tra loro, di cui qui parla Ameiigo , son quasi tutte riunite in quella del Corsali riportata dal Ramusio T I, p. Ili & ■> ove (luel Navigator Fiorentino così lasciò scrit- to : qui vedemmo un mirabil oi'di'ie di Stelle che nella parte del Ci' lo. apposita alia nostra tramontana, in» finite vanno girando .
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sono quattro che hanno forma di quadrandolo ,
E mentre queste nascono, si vede dalla parte sinistra un Canopo risplendente di notabile gran- dezza , il quale essendo venuto nel mezzo del cielo , rappresenta la figura d' un triangolo . A queste succedono tre altre lucenti stelle, delle quali quella che è posta nel mezzo, ha di mi- sura dodici irradi e mezzo di circonferenza, e nei mezzo di loro si vede un altro Canopo ri- splendente. Dopo questo seguono sei altre lucen- ti stelle, le quali di splendore avanzano tutte l'altre che sono nell'ottava sfera; delle quali quella che è nel mezzo nella superficie della, «letta sfera > ha misura di circonferenza gradi trentadue. Dopo queste figure seguita un gran Canopo ma fosco, le quali tutte si veggono nel- la via lattea, e giunte alla linea meridiana, mostrano la figura pur d'un triangolo, ma di- versamente situato e di lati più lunghi dell'altro. Quivi adunque io viddi molte altre stelle; i vari movimenti delle quali diligentemente os- servando (65), ne composi assegnatamente un li- bro: nel quale ho raccontato quasi tutte quelle
(65) Farla d' osservazioni fatte su queste Stelle an- che Ca da Morso , che riportandone una figura o situa- zione , la tramontana , dice , ne pareva molto bassa so- pra il mare . ... e ne pareva sopra il mare V altezza d.' una lancia : anchora havemmo vista di sei Stelle b-2s~ se sopra il mare , chiare , lucide e grandi, e tolte Quel* le a segno per il bossolo , ne stavano dritte per ostro .... le qt; di giudicammo essere il carro dell' ostro ; ma la stello principale non vedemmo . Ramus. T I p. !©2 B. E il Giuntini aggiunge: qui hoc seculo Oceanum ex Hi spania meridiem versus lustrarunt , narrant multai praeclaras Stfllas circa cardmem istum spectari , qua$ Americus Vespuccius naster Florentinus . se numeravi*» se alt viginti . In C. E. Sph. Io. de Sacr. Bosco.
0
co?e notabili , che in questa mia navigazione ho
potuto conoscere: e rotai libro ancora e appres- so questo Serenissimo Re, e spero che tosto ri- tornerà nelle mie mani . In quello emi-perio a- dunque con sideriti eoo diligenza alcune co«e, le quali coiitradiconrt alla openiooe de' filosofi, per- ciocché s<»no contrarie e del tutto reputanti: e fra le altre viddi l'Iride, cioè l'arco cele- ste, bianco quasi nella mezza notte (66); per- ciocché, secondo il parer di alcuni, prende i colori dai quattro elementi 5 cioè dal fuoco il rosso, dalla terra il verde, dall'aere il bian- co, e dall'acqua il celeste: ma Aristotile nel libro intitolato Meteora, è di openione molto diversa; perciocché egli dice5 l'arco celeste es-.
(66) ('on quest' Iride bianca volle forse significare d' aver veduta alcuna di quelle Corone, che Aloni da Finivi aoglion chiamai si , e che intorno alla Luna, ad altri Pianeti ed alle Fisse eziandio appariscono , e biart- chiccie talvolta ec. Così scrive il Bandini comenrando quesr-i luogo del Vespucci . Parla di tale specie d' Iride un Piloto Portoghese presso il Ramusio : Si ha veduto t dice egli , qualche anno , dapoi piovuto , la Luna di tmt-e far quella apparentia della Iris , la qual si chiama Varco, siccome fa il Sole il giorno; ma li co» /ori che fa la Luna . 50/20 come nebbie bianche T- I. p Ilo D. Ora gli Aloni non formano arco, ma un inrero circolo, e non son poi si rari tra noi, da do- versene far dai Navigarori una menzione particolare. Videro , dice Cook , quasi ogni mattina qualche arco baie» no, sinché una notte sui primi giorni di Luglio, ne mi» ramno uno astiai bello e me avig/ioso , cagionato dalla noia retrazione del lume di Luna. Cook Viag. T. V. p. 387. // più pallido lume di Luna produce parimente qualche arce baleno che meno si osserva a cagione de* deboli e moribondi tuoi colori: contuttociò uno ne os» tervai con vivissimi colori il dì 29. di Giugno 1223- ec. Id. T. IX. p. 134.
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ser un ripercotimento ai razzo nei vapore del- la nuvola postagli all'incontro, siccome I» splen- dore splendente nell'acqua riluce nel parete, ritornando in se stesso. Con la sua interposizio- ne tempera il caldo del Sole 5 col risolversi in pioggia rende fertile la terra e con la sua va- ghezza fa bello il cielo : dimostra die l' aere abbonda di umidità, onde quaranta anni in- nanzi la (Ine del mondo non apparirà; il die sarà indizio della siccità de«;li elementi. An- nunzia pace fra Dio e crii uomini ; sempre è ali opposito del Sole, non si vede mai nel mez- zogiorno, perciocché il Sole non è mai nel set- tentrione ; non dimeno Plinio dice , che dopo l'equinozio dell'autunno appare ad ogni ora. E questo ho cavato dal comento di Landino so- pra'1 quarto libro dell'Eneide, acciocché niuno sia privato delle sue fatiche , e a ciascuno sia re- -o il proprio onore . Io vidi il predetto arco due o tr^ volte : ne io solo posi mente a questo , ina anche molti marinari sono a favore di questa mia openione . Similmente vedemmo la Luna nuova nel medesimo giorno , che si congiungne col So- le (67): quivi anche si veggono ogni notte va- pori e fiamme ardenti trascorrer per il cielo. Po- co di sopra io chiamai questo paese col nome di emispero, il quale, se non vogliamo parlar im- propriamente, non si può dire che sia émispero se è posto in comparazione del nostro; nondime- no perciocché pare che alquanto rappresenti co-
(6%) Barro*, presso Parnasio, narra che nel tem- po d'Ila estate in cima ili quelle ( montagne di Cefala ) V ae>e è così puro e sereno, che alcuni deli: nostri ( Portoghesi ) che in quella stagion vi si trovarono , hanno veduto la Lui. a 1 uova nel dì medesimo sitila conainntione ■ T. I. p 392 ^
97 tal forma, impropriamente parlando ci è paruto
chiamarlo emispero .
Adunque, siccome ho predetto, da Lisbo- na, donde ci partimmo, la quale è lontana dall' equinoziale verso tramontana quasi per quaran- ta gradi , navigammo insino a quel parse che è di là dall' equinoziale cinquanta gradi , i quali sommati faranno il numero di novanta , il qual numero è la quarta parte del grandissimo circo- lo , secondo la vera ragione del numero, inse- gnataci dagli antichi . A tutti è adunque ma- nifesto, noi aver misuralo la quarta parte del Mondo; perciocché noi che abitiamo in Lisbona di qua dall'equinoziale, quasi per quaranta gra- di verso tramontana, siamo distanti da quei, che abitano di là dalla linea equinoziale nella lunghezza meridionale angularmente , nevanta gradi , cioè per linea traversa . E acciocché la cosa più apertamente sia intesa , la linea perpen- dicolare , la qual, mentre noi stiamo dritti in piedi , si parte dal punto del Cielo e arriva al nostro Zenit , viene a batter per fianco quei, che sono di là dall' equinoziale a cinquanta gradi ; onde avviene , che noi siamo nella linea diritta e essi a comparazi<>n nostra sono nella traversa, e cotal sito fa la figura d' un triangolo che ab- bia angoli diritti; delle quali linee noi ten ghia- ino la diritta , come più chiaramente dimostra la figura ( 68 ) .
E della cosmografia istimo d' averne detto a bastanza .
( 68 ) La figura citata consiste in due rette linee che partendo da! centro della Terra, vanno al Firma- mento, e fanno tra loro un angolo retto: se la prima rappresenti il nostro Zenit, la seconda rappresenterà quello di chiunque sta a 90* da noi .
9»
Quepfe sono le cose ehe in questa ultima
navigazione ho reputate degne da sapere ; aè senza cagione ho chiamato quest'opera Giornata terza, perciocché prima io avea composti due altri libri di questa navigazione , la quale di comandamento del Re Ferdinando di Casti "dia feci verso ponente; e in <|uei assennatamente scrissi di molte cose non indegne da sapere , e- spezialmente <ii quelle ohe s' appartengano alla gloria del nostro Salvatore, il quale con mara- viglioso artifìcio fabricò questa macchina del Mondo; e invero chi potrebbe giammai secondo i meriti lodare Iddio a sufficienza ? le cui mira- bil cose ho raccontate nella predetta opera , rac- cogliendo brievemente qm 1 che s' appartiene al sito e ornamento del Mondo , acciocché quando mi sarà più ozio conceduto, io possa scrivere più d ili gen temente qualche opera della cosmogra- fia , affiti che la futura età abbia ricordanza di mi' , e eia cotal opera più ampiamente impari di giorno in giorno maggiormente a onorare Urlio massimo, e finalmente sappia quelle cose rielle quali i nostri vecchi e antichi padri non ebbero cognizione alcuna : onde io con tutti gli umili prieghi supplico il nostro Salvatore , il cui pro- prio è di aver compassione ai mortali, eh* mi doni tanto di vita che io dia compimento a quello che ho deliberato di fare . Le altre due Giorna- te penso di differirle in altro tempo, massima- mente che quando sarò ritornato sano e salvo nella patria, con l'aiuto e consiglio de' più dotti ed esortazione degli amici, più diligentemente ne scriverò opera maggiore .
V. S. mi perdonerà . se io non le ho man- dati i memoriali fatti di giorno in giorno di questa ultima navigazione, siccome io aveva pro- messo ; n' è stato cagione il Serenissimo Re, che
.99 nneom tiene appresso eli Fu a Maestà i miei li- bretti; ma poiché ho indugiato infine al presen- te piorno a far quest'opera, peravventura vi ag- giugnerò la quarta Giornata • Ho in animo di nuovo andare a cercar quella parte del Mondo che riguarda mezzogiorno ; e per mandare ad effetto un cotal pensiero , già sono apparecchia- te e armate due caravelle e fornite abbondantis- simamente di vettovaglie . Mentre adunque io and ero in levante , facendo il viaggio per mez- zogiorno , navigherò per ostro , e giunto che sa- rò là , io farò molte cose a laude e gloria di Dio, a utilità della patria, a perpetua memoria del mio nome e principalmente a onore e alle- viamento della mia vecchiezza, la quale è già quasi venuta . Sicché in questa cosa niente altro ci manca se non il commiato del Ke , e ottenu- to che 1' averò , a gran giornate navigheremo a il che piaccia a Iddio che ci succeda felicemente.
lco
Seguito della Lettera
AL SODERINI
VIAGGIO TERZO
Lutandomi dipoi in Sibilia , riposandomi di tanti mia travagli, che in questi due viaggi fatti per il Serenissimo Re Fernando di Carti- glia nel C Indie Occidentali (69) , avevo passati, e con volontà di tornare alla terra delle prrle ; quando la fortuna non contenta de' mi^i trava- gli, che non so come venissi in pensamento a questo Serenissimo Re Don Manovello di Porto- gallo il volersi servire di me: e stando in Sibi- lia fuori d' ogni pensamento di venire a Porto- gallo ? mi venne un messaggero con lettera di sua Real Corona, che mi rogava * eh** io vanis- si a Lisbona a parlare con sua Altezza, promet- tendo farmi merz<*d^s * . Non fui acconsisfliato * che venissi: ispedii il messasf'Jfiero dicendo che stavo male , e che quando stessi buono * e che sua Altezza si volesse pure servire di me , che farei quanto mi mandasse*. E visto che non mi poteva avere, accordò * mandare per me Giulia- no di Bartolommeo d^l Giocondo stante qui in Lisbona , con commissione che in ogni modo mi traesse *. Venne il detto Giuliano a Sibilia, per la venuta e ruono * del quale fui forzato a ve- nire , che fu tenuta a male la mia venuta da quanti mi conoscevano; perchè mi partii di Ca- stella , dove mi fu fatto onore e il Re mi tene- ro) Queste parole son del Ramusio .
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va in buona possessione * ; pegigior fu che mi partii insalutato ospite: e appresentatomi innanzi a questo Re , mostrò aver piacere di mia venuta e mi pregò che fussi in compagnia di tre sue navi, che slavano preste per andare a discopri- re nuove terre , e come un ruog;o * d' un Re è mando * , ebbi a consentire a quanto mi roda- va * : e partimmo di questo Porto di Lisbona tre navi di conserva adì i3 (70) di Mastio l.5oi , e pigliammo nostra derrota * diritti all' Isola di gran Canaria, e passammo, senza posare, a vista di essa e di qui fummo costeggiando la posta d' Affrica per la parte occidentali' ; nella quale costa facemmo nostra pescheria a una sorte pesci che si chiamano parchi (71); dove ci ditenem- mo* tre giorni, e di qui fummo nella costa d'E- tiopia ad un Porto che si dice Beseneurhe ( che sta dentro la torrida zona) sopra il quale alza il polo del settentrione 14 gradi e mezzo, situa- to nel primo clima , dove stemmo 1 1 giorni pi- gliando acqua e leg;ne ; perchè mia intenzione era di ma rin^are * verso 1 austro per il golfo Atlantico . Partimmo di questo Porto d5 Etiopia e navicammo per il libeccio, pigliando una quar- ta del mezzodì, tanto che in 97 (72) giorni
(Z°) L' Edizion del Valori porrà IO Maggio, ma la Lettera al /Medici segna 13, come vi si è visto , e per le ragioni dette altre volte, questa merita la pre- ferenza. V-d. la Diss. Giust. N 19
(71) Questi pesci sono probabilmente della specie di quelli descritti già da Quiros sotto nome ef:Pargos$ cosa tanto più verisimile , quanto che appunto in Un* gua Spagnuola la reina di mare appallasi Pagrus . C iok Viagg. T. VII. p 115. Sono pagms , scrive un Porto- ghese, che in Venetia voi chiamate Albori, Corvi Ham.
T. I. P ris B
(72) Benché 1' Edizion del Valori fibbia 67, sem- bra the debba dir 97 , secondo la Lettera al Medici .
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fumino a tenera a n*ia terra , che stava rial det- to Pirto 700 (73) big ie verso libeccio; e in quel- li 97 giorni levammo! * il peggior fcempo , che mai levale * uom ) die navicasse nel mare, p>r molti a?uazzeri * e turbinatele tormente*, che ci dettono , perchè fummo in fcempo molto con- tnrio, a causa die il forte di nostra navicasi •- ne fu di continovo giunta * con la linea equino- ziale ( che nel mese di Giugno è inverno ) e trovammo il dì con la notte essere eguale e tro- vammo l ombra verso mazzoli di continovo. Pia- cque a Dio mostrarci terra nuova e fu adì 17 d'Agosto, dove sorgemmo* a m*zza lega e but- tammo fuora nostri battelli e fammi a vedere la terra se era abitata dì gente e quale era ; e trovammo essere abitata da sente che erano p^- giogi che animili: p°rò V. Ut. intenderà * che in questo principio non vedemmo gente , ma b *n conoscemmo eli' era pop data p°r molti sminili che in essa vedemmo . Pigliammo la possessione di essa per questo Serenissimo Re ; la quii*: tro- vammo essere terra molto amena e verde e di buona apparenza . Stava fuora della lin^a equi- noziale verso l' austro 5 gradi , e per questo ci ritornammo alle navi , e perchè tenevamo * uraii necessità d' acqua e di le<rne, accordammo * 1' al- tro giorno di tornare a terra p^r provvederci del n^c^ssario; e stando in terra vedemmo una srenfce nella sommità del monte che stavano mirando , e non usavano * descendere p°rchè erano disnu- di * e del medesimo colore e fazione che <rli al-
(73) Manca nclP Edtzion del Valori la cifra delle centinaia, che Btndini supplì con la cifra I : ma icO leghe anche in soli 67 giorni, sono assai poche ; onde Ramu<io e Quintini scrivono 700 , conformemente a quanto è detro nella Lettera al Medici .
io3
tri passati , scoperti per me per il Re di Castir glia i 74> i *' stando con loro travagliando perchè venissero a parlare con esso noi, mai non ]i po- temmo assicurare che non si fidarono di noi; e visto la loro ostinazione (e di eia era tardi) ce ne tonammo aJlc navi, lasciando loro in terra molti tonagli e specchi e altre cose a vista loro; e come fummo larghi * al mare , discesono del monte e vennon per le cose lasciammo loro, fa- cendo di esse gran maraviglia, e per questo gi<»rno non ci provvedemmo se non d'acqua.. L'altra mattina vedemmo dalle nave che la ^en- te di terra faceva n molte fumate ; e noi pensan- do che ci cijiamassino 5 fummo a terra dove tro- vammo che erano venuti molti popoli e tuttavia stavano larghi * di noi e ci accennavano che fos- simo con loro per la terra dentro : per onde si mossene due degli nostri Cristiani a domandare al Capitano che desse loro licenza, elio si vole- vano mettere a pericolo di volere andare con lo* ro in terra p°r vedere che gente erano e se te- nevano * alcuna ricchezza <> speziarla o droghe- ria, e tanto pregarono che il capitano fu conten- to; e messosi a orili ne con molte cose di riscat- to *5 si partirono da. noi con ordine che non stes- sano più di cinque giorni a tornare , perchè tan- to gli aspetteremmo; e preson ior cammino per la terra e noi per le navi aspettandogli - e quasi ogni giorno veniva gente alla spiaggia e mai non ci vollon parlare. Il settimo giorno andam- mo in terra e trovammo che avevan tratto con loro le lor donne , e come saltassimo in terra , gli uomini della terra mandarono molte delle lor donne a parlar con noi; e visto non si assicura- vano, accordammo * di mandare a loro uno uo-
(74) Parole del Itamusio .
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mo de' nostri che fu un giova ne che molto face- va lo sforzo * , e noi per assicurarlo entrammo ne* battelli e lui si fj per le donne : e rome giunse a loro, gli f eiono un gran cerchio intor- no toccandolo e mirandolo si maravigliavano . E stando in questo, vedemmo venire una donna del monte, e traeva * un gran palo* nella ma- no ; e come giunse donde * stava * il nostro Cri- stiano , gli venne por addietro e alzato il basto- ne - gli dette tan * grande il colpo che lo diste- se morto in terra . Tn un subito le altre donne lo presono pe' pi^di e lo strascinarono pe' piedi verso il monte, e gli uomini saltarono verso la «piaggia e con loro archi e saette a saettarci , e poson la nostra gente in tanta paura ( surti * con li battelli sopra le fatesce (fa) che stavano * in terra ) e he per le molte saette che ci mettevano n^lli battelli , nessuno accertava * di pigliare l'arme; pure disparammo * loro quattro tiri di bombarda e non accertarono * , salvo che udito il tuono , tutti fuggirono verso il monte dove sta- vano o-ià le donne facendo pezzi del Cristiano, e ad un gran fuoco eh' avevon fatto, lo stavano arrostendo a vista nostra , mostrando ì molti pez- eì e manniandosegli ; e gli uomini facendoci se- gnali con loro cenni di come avean morti gli due Cristiani e mangiatoseli , il che ci pesò molto * . Veggendo con li nostri occhi la crudel- tà, che facevan del morto, a tutti noi fu ingiu- ria intollerabile ; e stando * di proposito più di
qua-
( 75) Per quinto mi è noti , quesra voce non è Italiani o Spagnuola : il llamusio scrive secche , ma non so se le secche stiano in terra : il Giuntini con lunga circunlncuzione si accosta al Ramusio . Forse è questo un altro error di stampa nell' Edizion del Valori
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quaranta "di noi di saltare in terra e vendicare tanto cruda morie e atto bestiale e inumano, il Capitano maggiore non volle acconsentire , e si restarono sazii di tanta ingiuria , e noi ci par- timmo da loro con mala volontà e con molta vergogna nostra a causa del nostro Capitano . Partimmo di questo luogo e cominciammo no- stra navigazione infra levante e scilocco , e così si correva la terra ( 76 ) e facemmo molte isca- le 3 e mai trovammo gente che con esso noi vo- lessino conversare. E così navicammo tanto che trovammo che la terra faceva la volta * per li- beccio ; e come doblassimo * un Cavo , al quale ponemmo nome il Cavo di S. Agostino , comin- ciammo a navicare per libeccio . Dista * questo Cavo dalla predetta terra che vedemmo, dove ammazzarono i Cristiani , i5o leghe verso levan- te ; e sta questo Cavo otto gradi fuori della li- nea equinoziale verso 1' austro : e navicando , avemmo un giorno vista di molta gente che sta- vano alia spiaggia per vedere la maraviglia delle nostre navi: il perchè } come navicammo, fummo alla volta loro e surgemmo * in buon luo- go e fummo con li battelli a terra e trovammo la gente essere di miglior condizione che la pas- sata-, e ancorché ci fusse travaglio di dimesticar- li, tuttavia ce glifacemmo amici e trattammo con lo- ro . In questo luogo stemmo cinque giorni, e qui tro- vammo cassia fistola ( 77 ) molto grossa e verde , e
8.
(?6) V. il Viaggio I p. 30.
( 12 ) Valori, Ramusio e Bandini hanno canna fi- stola, Giuntini scrive cavas (ìsttdas . lezioni egualmen- te inintelligibili . Mi sembra che debba leggersi cassia fintola, come ho corretto, della quale parla Ramusio T. I p. 282 C, ed anche il Vocab. della Crusca . Est amtern , dice Du Cange , canna quod G'aecis Ci/p'yi; di'
1r>5 ««era in rima d«rrli arbori. Accorri animo *in que.-i» luoiro levare * un paio di uomini perchè ci mo- strammo la lingua ; e vennono tre, di loro volon- tà per venire a Portogallo-. Edi irià causato* di tanto scrivere 9 saprà vostra Magnificenza die par- timmo di questo Porto sempre navicando per li- beccio a vista di terra , di con ti novo facendo di- molte scaie , e parlando con infinita gente ; e tanto fummo verso F austro , che già stavamo funra del Tropico di Capricorno, a donde * il polo del Meridione s'alzava sopra l'orizzonte 3a gradi; e di già avevamo perduto del tutto l'Or- sa minore , e la maggióre ci stava molto bassa e quasi ci si mostrava al fine dell'orizzonte, e ci reggevano per 1(5 stelle dell' altro polo del Meridione , le quali sono molte e molto maggio- ri e più lucenti clie quelle di questo nostro po- lo : e della maggior parte di esse trassi le lor figure, e massime di quelle della prima e mag- gior magnitudine , con la dichiarazione de' lor circoli che facevano intorno al polo dell' austro , con la dichiarazione de' lor diametri e semidia- metri ; come si potrà vedere nelle mie Quattro Giornate . Corremmo di questa costa al pie * di foo ledile, le i.5o dal Cavo detto di S. Agosti- ni» verso il ponente e le 600 verso il libeccio . E vedendo ricontare * le cose che in questa costa viddi e quello che passammo 3 non mi bastereb- be altrettanti fogli ; e in questa costa non vedem- mo cosa di profitto * , salvo infiniti arbori di
cutir , casiam Indioam ira vocantes qtiod ex cannis eruef tur, Graecis Scriptoribiis jxoc'vyc* xaXot fxov I'v$<itov dieta. G!oss. Med. et Inf. Lat. V. Cunumeìlae . La rammen- ta anche Bacone nclia sua Storia Naturale ,, vulgaris e r undo, cassia fìstula , calamita 9acco.rite.n . Cent. VII n. 6^6 , e Pinkerton tra le Piante dell' Ifidostan. Geogr. MoJ. T. IV. p. 507.
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yrzino e di cassia , e di furili che gqnera.no la mirra, e altre maraviglie della Datura che non si possono racco a tare . lì 'li già essendo stati nel viaggio ben dieci mesi , e visto che in qnesta terra non trovavamo cosa di minerò * alcuno , accordammo * di dispedirci * di essa e andarci a commettere al mare per altra parte : e fatto no- stro consiglio . fu deliberato che si seguisse augi- la navica zione che mi paresse bene , e tutto fu rimesso in me il mando * della flotta; e allora mandai * die tutta la gente, e flotta si provve- dessi d'ac<jua e di legne per sei mesi, che tan- to giudicarono gli uficiali delle navi che poteva- mo navicare con esse. l'atto nostro provvedimen- to di questa terra, cominciammo nostri naviga- zione per il vento scilocco e fu adì 1.5 di Feb- braio quando già il Sole s' andava cercando * all'e- quinozio, e tornava verso questo nostro emispe- rio del settentrione; e tanto navicammo per questo vento e ci trovammo tanto alti . che il polo del Meridione ci stava alto fupra del nostro orizzon- te ben 5-2 gradi; e più non vedevamo le stelle né dell'Orsa minore né della maggiore Orsa: e di già stavamo discosto del Porto di dove partim- mo ben 5oo leghe per scilocco, e questo fu adi 3 di Aprile ; e in questo giorno cominciò una tormenta * in mare tanto forzosa , che ci f ce am- mainare del tutto nostre vele, e correvano all' al- bero seco * con molto vento (~ó) che era libeo-
(^8) Lo stesso avvenne a Lopez, Scrivano dei Portoghesi : il vento fu tanto che ci ruppe l' antenna pel mezzo , et alla Julia ruppe /' albero , et a tutti ci meste gran paura , che quel dì et la notte corremmo ad albero seccho . Ramili}, f. I p. 1 33. Ferdinando Co- lombo dice albero nudo p. lo1 t. Corre/nato hofi'ìbUe for- tuna per più volte ad arbar secco sentii ji<il>>i<i di va- ici, dice Giovanni da Empoli. Ram. [. 1. p. I45 Q.
ci" con grandissimi mari, e l'aria molto tormen- toga * e tanto era la tormenta * che tutta la flot- ta stava con gran timore . Le notte erano molta crandi. che notte tenemmo * adì 7 di Aprile che fu rli i5 ore, perchè il Sole stava nel fine di Aries e in questa regione era lo inverno , co- me ben può considerare V. M. E andando in questa tormenta * adì 7 d' Aprile avemmo vista di nuova terra della quale corremmo circa di venti le<rhe e la trovammo tutta costa brava*, e non vedemmo in essa Porto alcuno nò gente: credo perchè era tanto il freddo, che nessuno della flotta vi poteva rimediare * ne sopportarlo ; di modo che vistoci in tanto pericolo e in tanta tormenta * che appena, potevamo avere vista l'una nave dell' altra per i gran mari che facevano- e per la gran serrazion * del tempo, che accor- dammo * col Capitano maggiore fare segnale al- la flotta che arrivatesi , e lasciassimo la terra e ce ne tornassimo al cammino di Portogallo ; e fu molto buon consiglio : che eerto è che se tarda- vamo quella notte , tutti ci perdevamo ; perchè come pigliammo il vento in poppa , e la notte e l'altro giorno sì vi ricrebbe tanta tormenta * , che dubitammo perderei e avemmo di fare pe- regrini * e altre cerimonie (79) come è usanza de' marinari per tali tempi . Corremmo cinque giorni, e tuttavia ci venivamo appressando alla li- nea equinoziale e in aria e in mari più tempe- rati, e piacque a Dio scamparci di tanto peri- colo e nostra navigazione era per il vento infra il tramontano e greco ; perchè nostra intenzione
(19) Questo dì, scrive Lopez si fecioao moki bo- ti , et gittoronsi In sorti chi dovesse andare a visitar la divota chiosa di nostra donna s. Maria di m/ada* lupo. Ratn. ib.
tira andare a riconoscere la co?ta d' Etiopia , che stavamo discosto da essa l3oo le^he per il golfo del mare Atlantico 5 e con la grazia di Dio a' lo «fiorili di Mastio fummo iq essa a una terra verso 1' austro che si dice la Serra liona , dove stem- mo l5 giorni pigliando nostro rinfrescamento ; e di qui partimmo pigliando nostra navigazione verso l'Isole degli Azori , che distanno * di que- sto luogo della Serra, circa di fbo leghe, e fummo con l'Isole al fin di Luglio, dove stem- mo altri i5 giorni pigliando alcuna recreazio- ne , e partimmo di esse per Lisbona che stava- mo * più all' occidente 3co leghe , ed entrammo per questo Porto di Lisbona adì 7 di Settem- bre del i5c2 a buon salvamento , Dio ringra- ziato sia, con solo due navi, perchè l'altra, ardemmo nella Serra liona perchè non poteva più navicare ; che stemmo in questo viaggio circa di ]5 mesi , do? quali (80) navigammo senza ve- der la stella, tramontana o F Orsa maggiore a minore che si dicono il corno, e ci reggemmo per le stelle dell' altro polo . Questo è quanto viddi in questo Viaggio, o Giornata, fatto per il Serenissimo Re di Portogallo (Si) .
(80) Questa lezione del Giuntini mi è sembrata più g 1 u s e a di tutte 1' altre .
(Si ) Que«' ultime parole trovansi nel Uamusio .
li©
Tiri e della Lettera
AL SODERINI
E
VIAGGIO QUARTO
està mi di dire le cose per me viste nel quarto Viario o Giornata; e per lo essere o-i-L cansato*et etiam perchè questo quarto Via^o-io non si fornì secondo che io levavo * il propòsito ( per una disgrazia che ci accadde noi solfo del mare Atlantico, come nel processo sotto brevità, intenderà V. M. ) m'ingegnerò d'essere breve. Partimmo di questo Porto di Lisbona sei navi di conserva con proposito di andare a scoprire una Isola verso l'oriente, che si dice Malacca, della quale si ha nuove esser molto ricca, e cho è come il magazzino di tutte le Navi che ven- gano del mare Gan^etico e del mare Indico, co- me è Galis camera * di tutti i navili che passa- no da levante a ponente e da ponente a levante per la via di Caligut ; e questa Malacca (82) è più all' Oriente che Caligut e molto più alta al- la porte del mezzodì: perchè sappiamo che sta in paraggio di 3 gradi del polo Artico. Partim-
(8'2j Tutto questo periodo leggesi stranamente sfi- gurato nell' Edizion del Valori; in vece d' oriente vi si scrive occidente', il polo artico vi si cangia in polo antartico , ed i 3 gradi per cui Malacca è di qua dall'E- quatore , vi si annunziano per 33. Deducasi da ciò la fede che merita questa Edizione, e se vi era ombra di critica in chi la riguardò come infallibile . Vedasi. lm Nota a p. 2 e 45.
Ili
mo adi iodi Maggio l5o3 e fummo diritti all' le- sole del ( avo * verde , dove facemmo nostro car- go (83) e pigliammo ogni sorte di rin frenamen- to, dove stemmo tredici giorni, e di qui .par- timmo a nostro viaggio navicando per il vento Bcilocco . E come il nostro Capitano mao;criore fusse uoinit presuntuoso e molto eavezzuto *, vol- le andare a riconoscere la Serra liona . terra d' Etiopia australe , senza tenere * necessità, al- cuna , se non per farsi vedere che era Capitano di sei navi, contro alla volontà di tutti noi al- tri Capitani. E così navicando, quando fummo con la detta terra , furono tante le turbonate * che ci dettono e con esse il tempo contrario , chft stando a vista di essa ben quattro giorni , mai non ci lasciò il mal tempo pigliar terra, di mo- do che fummo forzati di tornare a nostra navi- ca/ione vera e lasciare la detta Serra. E navi- cando di qui al suduest * , che è vento infra mezzodì e libeccio , quando fummo * navicati ben 3oo leghe per il monstro * del mire , stando di già fuora della linea equinoziale verso P austro ben tre gradi , ci si discoperse una terra 5 che potevamo distare * di essa 22 leghe, della quale ci maravigliammo e trovammo che era un' Isola nel mezzo del mare, ed era molto alta cosa, ben maravigliosa della natura, perchè non era più che due leghe di lungo e una di largo; la quale [sola mai non fu abitata da «rente alcu- na , e fu la mala isola per tutta la flotta: per- chè saprà V. M. per il mal consiglio e redimen- to * del nostro Capitano tua gii iure, perde qui su» nave \ perchè dette con essa in uno scoglio e
(83) Neil' Edizion del Valori è scritto cavagne, vo- ce barbara : e manca poco dopo ogni , aggiunto a sor- te: probabilmente di cargo e o^ni nacque carogne.
112 s' aperse la notte di Sì Lorenzo che è adì io di Agosto, e se ne fa in fondo e non si salvò di essa cosa alcuna se non la gente . Era nave di 3oo tonelli, nella quale andava tutta la impor- tanza della flotta ; e come la flotta tutta trava- gliasse in rimediarla*, il Capitano mi mandò* clic io fussi con la mia nave alla detta Isola a cercare un buon surgidero * dove potessin sume- re * tutte le navi; e come il mio battello stipa- to * con nove mia marinai , fussi in servigio e aiuto da ligare le navi , non volle che lo levas- si *, e che mi fussi sine ipso, dicendomi che me lo leverebbono * all' Tsola . Partimmi della flotta come mi mandò*, per l'Isola senza battello e con meno la metà de' mia marinari , e fui alla detta Isola, che distava * circa di quattro leghe, nella quale trovai un buonissimo Porto dove ben sicuramente potevan sorgere* tutte le navi; dove aspettai il mio Capitano e la flotta ben otto gior- ni , e mai non vennono ; di modo che stavamo molto mal contenti , e le genti che m' eran re- state nella nave, stavano * con tanta paura che non li potevo consolare. E stando così, l'ottavo giorno vedemmo venire una nave pel mare, e di paura che non ci potessi vedere, ci levammo con nostra nave e fummo ad essa, pensando che mi traesse * il mio battello e gente ; e come pareg- giammo con essa*, dipoi di * salutata ci disse come la Capitana s'era ita in fondo e come la gente s' era salvata e che il mio battello e gen- te restava con la flotta , la quale s' era ita per quel mare avanti; che ci fu tanto grave tormen- to , quale può pensare V. M. , per trovarci loco leghe discosto da Lisbona e in golf» e con poca gente: tuttavia facemmo rostro* alla fortuna, e andando tuttavia innanzi, tornammo all'Isola e formulinoci d' acqua e di legne con il battello
n3 della mia conserva ; la quale Isola trovammo di- sabitata e teneva * molte acque vive e dolci, in- finitissimi arbori , piena di tanti uccelli marini e terrestri , che eran senza numero ed eran tan- to semplici, che si lasciavan pigliare con mano; e tanti ne pigliammo, che caricammo un battel- lo di essi animali ; nessuno altro animai non ve- demmo , salvo topi molto grandi e ramarri con due code e alcuna serpe; e fatta nostra provvi- sione, ci dipartimmo per il vento infra mezzodì e libeccio , perchè tenevamo * un reggimento * del Re, che ci mandava * che qualunche delle navi , che si perdesse della flotta o del suo Ca- pitano , fussi a tenere * nella terra che il viaggio passato . Discoprimmo un Porto che gli ponemmo nome la Baia di tutti i Santi (84); e piacque a Dio di darci tanto buon tempo, che io \>j gior- ni fummo a tenere * terra in esso che distava* dall' Isola ben 3oo leghe , dove non trovammo uè il nostro Capitano ne nessuna altra nave del- la flotta; nel qual Porto aspettammo ben due mesi e quattro giorni; e visto che non veniva recapito alcuno, accordammo * la conserva e io , correr la costa e navigammo più innanzi 260 le- ghe : tanto che giugnemmo in un Porto , dove accordammo * fare una fortezza e la facemmo e lasciammo in essa 24 uomini Cristiani , che aveva la mia conserva ricolti della nave Ca- pitana che s' era perduta ; nel qual Porto stem- mo , ben 5 mesi in fare la fortezza e caricar nostre navi di verzino , perchè non potevamo andare più innanzi a causa che non teneva-
(84) In un Tolomeo del 1520 si legge nella T*j buia Terre Nove , aggiunta a quella di Tolomeo , Ab- batta omnium Sanctorum s come leggesi nel Valori, e qui pur si leggeva , indizio della moka domina di quei Copisti e di quelli Stampatori ,
n4
mo * geriti e mi mancava molti apparecchi * . Fatto tutto questo, accordammo * «li tornarcene a Portogallo che ci stava per il vento infra grecò e tramontano , e lasciammo gli 24 uomini , che restarono nella fortezza con mantenimento per sei mesi , con 12 bombarde e molte altre armi; e pacificammo tutta la gerite di terra della qua- le non s'è fatto menzione in questo viaggio non perchè non vedessimo e praticassimo con infinita gente di essa ; perchè fummo in terra dentro ben 3o uomini 40 leghe , dove viridi tante cose che le lascio di dire , ri serbandole alle mie Quattro Giornate . Questa terra sta fuora della linea equinoziale alla parte dello austro 18 gra- di, e fuora del mantenimento * di Lisbona 07 gra- di più all'occidente, secondo che mostravano i nostri strumenti. E fatto tutto questo, ci dispe- dimmo * de5 Cristiani e della terra, e cominciam- mo nostra navigazione al nornodeste , che è vento infra tramontana e greco , con proposito d' anda- re a dirittura con nostra, navigazione a questa Città di Lisbona , e in 77 giorni , dipoi tanti tra- vagli e pericoli, entrammo in questo Porto a;lì 18 di Giugno i.5o4 , Dio laudato, dove fummo molto ben ricevuti e fuora d'ogni credere, per- chè tutta la Città ci faceva perduti : perchè le altre navi della flotta tutte s' eran perdute per la superbia e pazzia del nostro Capitano , che così paga Dio la superbia . E al presente mi ri- trovo qui in Lisbona e non so quello vorrà il Be fare di me che molto desidero riposarmi . Il pre- sente apportatore che è Benvenuto di Domenico Benvenuti, dirà a V. M. di mio essere e di al- cune cose si sono lasciate di dire per prolissità perchè le ha viste e sentite . To sono ito stringen- do la lettera quanto ho potuto ; ed essi lasciato a dire molte co»e naturali a cau»a di scusare
prolissità . V. M. mi perdoni , la quale supplico die mi tenga nel numero de' suoi servidori , • vi raccomando Ser Antonio Vespucci mio fratello e tutta la casa mia . Resto rogando * Dio che vi accresca i dì della vita e che s'alzi lo stato di cotesta eccelsa Repubblica e l'onore di V. M. ec. Data in Lisbona adì 4. di Settembre i5o4-
Servitore Amerigo Vespucci in Lisbona.
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ISTORIA E VITA
D'AMERIGO VESPUCCI.
S.
'e a scriver la Storia d'un uomo di ma- re può giudicarsi opportuno il rilevarne le co- gnizioni 5 onde i curiosi intendano quanto egli fece : sembra poi necessarissimo lo svilupparne il carattere, onde tutti conoscano quale egli fu. Certi principj di Nautica, certe Astronomiche verità , certe vedute cosmografiche son troppo essenziali al disastroso Mestiero, e il nome solo di Navigatore le porta seco e le annunzia: ma l'ordine dell'idee., la serie dei sentimenti, il sistema dell'operazioni è pur troppo arbitra- rio ; nò sarebbe già nuovo che sotto i titoli am- bigui di Capitano o d' Ammiraglio si annidasse l'anima iniqua d'un dissoluto o d'un tiranno. Intanto ciò che si neglige sì spesso nella Vita dei Politici, dei Guerrieri, dei Giureconsulti, dei Letterati , e di tutti coloro che in bene o in male influirono nei diversi affari sociali (85), si
(85) Conobbe e disapprovò nei migliori Storici da lui veduti una non dissimil trascuratezza il celebre Ba- cone di Verulamio , allorché tessendo la Storia del Re d' Inghilterra , Enrico VII , e riportandone a lungo le va- rie Leggi , addusse in questi termini il motivo del suo diverso contegno : petendtim vidctur ab iis in quorum manwi hoc Opus nostrum inciderli, ut in bonam pattern accipiant , quod tam dia in Legibus , quae huius Regis tempore lata e sunt Gomme mor and is immoremur . Cujus rei itane causarli hdhemus , quod (nostro quide-m judicio) hoc ipittm optimi» Historiae scriptonbus da>it } quod scilicmt
e più sconciamente obliato in quella elei Navi- gator Fiorentino Amerigo Vespucci : poco vi si ragionò della mente, e quasi nulla del cuore, ancorché la messe per V avveduto Biografo si pa lesasse abbondantissima nell'uno aspetto e nelL* altro .
Era giunto appena al suo mezzo il Secolo XV , quando ai 9 di Marzo , nell' anno 1461 venne alla luce Americo, ed ebbe Anastasio per Padre, ed Elisabetta Miai per Madre, terzo dei loro Figli, ed erede non meno della nobiltà vir- tuosa che dell'angusta supellettile e della tenue fortuna dei suoi Maggiori (86) . La prima età. fu probabilmente occupata negli studj puerili sot- to la scorta di Giorgo Antonio Vespucci , suo Zio , che intorno agli anni ll+òo insegnava pub- blicamente Grammatica (87), e contava tra i suoi Discepoli quel Piero Soderini , che fu poi Gon- faloniere a vita della Repubblica di Firenze 9 ed
non satis crebro summxrie refe.ra.nt Leges magìs memo- rabiles , quae temporibus de quibus scripserint perlatae sunt , cum sint Leges revera Acta pacis principalia . Fran. Bac. Op. Omn. Francof. 1645 Fui. 1040. le Leggi che riguardò Bacone come i fatti principali d'un Regnante in tempo di pace, scoprono anche e quasi dipingono il moral carattere del Legislatore : e tutto ciò che nella Storia d'un uomo si avvicina alla Morale, è troppo im- portante per non doversi ometter giammai . La vie de Thompson , dice il suo Traduttore, a été écrite par M. Patrice Murdoch son ami intime, par Johnson, par V Au- teur de la Biographia Britannica , par le Comte da
Bucham , et enfin par M. Robert Héron je me suis
borné a recueillir les traiti qui peignent ses moews et son caractere , et à dèmèlo.r les circonstances qui dvve- lopperent ses taleus , et donnèrent a son genie l' origina- lite* qui le distingue .
(86) Bandini pag. XV e segg.
(8?) Bandini pag. XXV.
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Amerigo medesimo che si pregia d'avere avuto e F uno per suo Maestro e l altro per suo Com- pagno negli Studj elementari del Latino Linguag- gio. Ma la Peste, che le trascurate cautele ren- devano in quel secolo più violenta e più ribelle, interruppe le regolari applicazioni del volonteroso Vespucci . Ella, come i tumulti e le guerre, ne- mica formidabile delle Musei, riempie la Socie- tà d'incertezza, semina ovunque il terrore, e permette appena di evitar le sue maligne in- fluenze a chi si strappa affatto dal commercio degli uomini , e si riduce alla vita del Misan- tropo o del Selvaggio .
Fu dunque allontanato Amerigo dal perico- lo e dalla Città (88). Se da certa sua lettera confidenziale ove alle volte si dipingono più schiet- tamente del solito le mascherate passioni e le segrete qualità d' uno spirito giovanile , mi si conceda di ricavar quali fossero fin d'allora le sue massime e i suoi pensieri , prescinderò dalla dicitura e dallo stile (89), benché nou inutili forse a farlo vedere impegnato in più solide me- ditazioni , ed osserverò solamente che la filial dipendenza, l'affettuoso rispetto, la gravità, la
(88) Bandini pag. XXVI.
(89) Chi trovò poco elegante la dicitura latina e lo stile di quella Lettera, fìguravasi probabilmente che un Fondaco fo«e un Collegio, e che gli Avventori me- desimi vi balbettassero Cicerone. Al Giovinetto Ameri- go, che forse a quest'ora si era determinato al com- mercio, bastava il possesso d'una Lingua, che dovea servirgli non già per l'accademiche declamazioni o pec le dispute filosofiche, ma per la sola utilità ilei privati suoi studj, onde quei saccenti apud quos major kabe- tur verborum cura cjuam rerum, potrebbero rimandarsi all' Eco facetamente usato da Erasmo per derideie gli affettaci imitatori di Cicerone.
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compassione e il desiderio impaziente d'istruir- si, gettavano in quella pianta ancor tenera i gè r- mogli più vigorosi d" una saggia ed invariabil condotta .
Disparve appena il contagio, che restituita alle solitarie contrade la sicurezza, e tornati alla patria i cittadini dispersi, riprese Amerigo la consueta carriera. Maestro a se stesso in quel- le dottrine che dipendono o dalla Memoria fe- lice o dalla fervida Immaginativa, fu poi soven- te a consiglio coi Geometri e coi Cosmografi , onde raccoglier con loro la lunga catena delle verità naturali, i mezzi artificiosi di combinar- le, il prezioso talento dell'osservazione, i cal- coli, le pratiche, gli strumenti , di cui peraltro non -i conoscevano ancora le molte inesattezze e le fallacie inevitabili . Così quella via che l'al- trui continuata assistenza avrebbe resa lunga e nojosa , divenne ad Amerigo dilettevole e breve per la vicenda medesima dell'abbandono e deU* a juto qualora la vivacità delle forze potea bastar- gli, ola difficoltà del cammino esigeva un appoggio.
La sorte intanto , o colui che ha la sorte degli uomini nelle sue mani, condnceva per im- pensati sentieri alla fama e alla gloria l'inoon- sapevol Vespucci . Destinato alle Spagne onde occuparsi nel traffico e risarcir con l'ingegno le perdite e gì' infortunj d'un inesperto Fratel- lo (90)5 di là visitò commerciando le Provincie più popolate d'Europa, d' Affrica e d'Asia (91) , ne osservò curiosamente in quattr' anni l'indu- stria, i costumi, la fertilità", ne conobbe i ma- ri che le confinano, i venti che le signoreggia- no, le pianure, i monti, i fiumi che le nbbel-
(90) Bandirli pag. XXXil. (yi ) Vt-ipucci patj. aj.
120 lì.-cono, insomma acquistò tanti lumi e tanto per- fezionò quei molti , onde erasi impossessato net Serio studio della più, dotta Cosmografìa, che la teorica non men che la pratica del navigare, divenuta quasi una potenza per lui, vinse ogni ostacolo , ruppe la folla dei pretendenti , e lo spinse fino al sublime Trono di Ferdinando, il Re d' Aragona e di Castigila . Vi era giunto as- sai prima anche l'indefesso Colombo, ed occu- pava un posto considerabile nell' animo della Sposa 5 la Regina Isabella: ma quell'inclita Prin- cipessa, che non volle divider con Ferdinando il Governo della Castiglia e di Leone , suoi Regni ereditar}, e si riserbò quanto sperava ella di aggiungervi in Occidente, ritenne anche tutta per se la sua generosa disinvoltura ed il suo coraggio maschile. Ella stimava il Colombo , ma Ferdinando lo temeva, anzi pur l'aborriva (92). Forse le pretensioni del Navigator di Liguria , che specialmente dopo la navigazion del Vespuc- ci parvero esorbitanti ; forse la sua molta fran- chezza e l'altiero dispregio con oui riguardava i suoi contradittori ; forse anche un insuperabile antipatia nel Re, della quale difficilmente si potrebbe indagar l'origine o scuoprir la ragio- ne: gli alienarono fin da principio il Monarca; se non voglia dirsi per avventura che gli emuli del Progettista cominciavano allora ad oscurarne 1' imprese , e dopo avere opposte ai suoi ragiona- menti delle frivole riflessioni, lo divulgarono il tardo plagiario degli antichi Cartaginesi o dei re- centi Norvegj , di cui serbavasi qualche memoria , onde ha poi scritto Raynal : è cosa assai verisimile che i 'Norvegj potessero contrastare a Cristoforo Co- lomba ~ —
(92) Diss. Giust. N. 24.
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lombo la gloria dalla scoperta del nuovo Mondo (93).
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(93) T. XII p. 121. L'aggiungersi da Raynal che
1 NorvegJ nano scati al nuovo Mondo senza saperlo, non potrebbe diminuir ia supposta accusa d* usurpazio- ne ; giacché 1' essere stato Cabrai al Brasile senza pur Sospettarlo t non impedì lo Storico esattissimo dell' Indie , Giampier Maffei , di attribuirne a lui tutto il mento e di spogliarne, quantunque con vano sforzo, il Vespuc- ci . Diss. Gius. iV. 71. Robertson si piega quasi al sen« timento di Kaynal (Hist.de V Amér. L. U. p 220, 221 ), e Pinkerton, affitto imparziale, ne ributta le fiacche eccezioni : le Vinland , scrive Egli , ou IVtneland , partie plus meridionale de V Amériqne septentrionale , -flit decoti' verte par Biam et par Leif fils d1 Et ic le 1 auge , en Vati I003. La petite colonie établie en Vinland vers looó , perù par des ilhnsior^ intestines . Le pays reent son nom des baies ou grappcs qu' on y tr oliva en t, bo ridane e : on croit qu il étoit sur les cótes du Labrador , ou j)lus probable.ment sur C ile de lene - Neuve . On tronve ci la verité des grappe* sauvagei jusque darts les établis' sements anglats de la Baie d' Hudson ; et /' espace entre V établissement Norivtgien du Gioènland et de Terre - Neuve pounoit aisement avoir étè parcouru par un petit vaisseau chassant sous le vent camme cela èst a.mvé . Cependant le Grocnland suffirait pour donner aux Nar- ivegiens V honneur d' avoir découvert les premiers V A- mérique . Géog. Mod. T. HI. p. 24. 1. Uipete egli in com- pendio le cose medesime altrove % e poi sof*giun"e : Colomb ne doit pai tire dtpoudlé de la moindre partie
de sa gioire , piusque BehaÌ7n demontre qu on ti a-
vuit pa< fait d s décoi*ertes anteriew es sour la route sui- vie par ce grand navigati ur T. V. p 4,30. con che i Norvegi , il Ve«pucci , e quanti altri mai si aprirono alle scoperte un sentiero non più tentato, giustamente partecipando alla gloria del Colombo, pale-ano ingiu- sto 1' encomio esclusivo che Tiraboschi altre volte gli fece p. 188.
via